Cantona. Come è diventato leggenda – Daniele Manusia

Una storia epica fatta di amore, odio e tante discussioni

Genio, sregolatezza, follia, rabbia, passione sono solo alcuni dei termini abusati per descrivere la vita calcistica di una delle più grande leggende del calcio di fine anni ’80 ed inizio anni ’90: Eric Cantona. Il Re. Il libro di Manusia è un omaggio ad uno dei primissimi sportivi a tutto tondo, uno di quelle icone che divide a prescindere, uno di quelli che vince proprio perché si parla di lui.

Cantona è sfuggito a molti perché dispensava magie calcistiche nel periodo pre web, quello in cui la tv la faceva da padrone. Cantona diventa infatti un’icona a tutto tondo grazie ad un famosissimo spot pubblicitario dove riesce a far fuori persino il diavolo (indimenticabile la regalità con cui aggiusta il pallone e si alza il colletto della maglietta prima di “fucilare” lo sfortunato satanasso a difesa dei pali). Testimonial di punta della Nike, al pari di Ronaldo e Jordan, ed addirittura attore protagonista di un film di Ken Loach (Il mio amico Eric) questo è il Cantona noto al mondo.

Ma King Eric non è stato solo questo. Cantona era un fuoriclasse: è stato l’anello di congiunzione tra la Francia di Platini e i Bleus di Zidane, per 5 anni (coincisi con il periodo di rodaggio dei Red Devils “europei”) è stato il Manchester United di Ferguson. Nato a Marsiglia (la città della Costa Azzurra che ha dato i natali anche a Zizou), Cantona non ha fatto differenze: ha vinto col piccolo Montpellier di Nicollin per poi tornare, vincere e litigare a casa sua, a Marsiglia. È volato oltre Manica e lì è diventato leggenda ereditando la 7 dello United: la maglia che fu di George Best e che poi passò a David Beckham e Cristiano Ronaldo. 

Prima della parentesi coi Red Devils, ai più nota per l’iconico colpo di kung-fu con cui colpì il tifoso del Crystal Palace Matthew Simmons, la straordinaria esperienza ad Ellan Road con il Leeds United. Dopo essere stato scartato dal Liverpool (in quanto ritenuto troppo pericoloso all’interno di uno spogliatoio di calcio), viene acquistato dal club dello West Yorkshire. Con i gialloblu, che soltanto due anni prima erano in seconda divisione, Cantona vince la Premier League al primo anno ed al secondo la Charity Shield, vendicandosi con il Liverpool a cui inflisse una tripletta nel 4-3 finale.

Il grande rammarico che porta ancor’oggi a considerare Cantona un grandissimo ma non un campione è l’alloro internazionale, sfuggitogli sia con il Marsiglia che con il Manchester. A questo c’è da aggiungere la scarsa fortuna avuta con la Nazionale Francese. Eric, nonostante abbia giocato con grandi giocatori come Ginola, Blanc o Papin, si è trovato a vivere il pieno della carriera nel momento di passaggio tra l’Europeo 1984 e i Mondiali 1998, il tutto coinciso con la cocente delusione della mancata partecipazione al campionato del mondo di USA ’94.

Questi e tanti altri fatti sono raccontati nel libro di Manusia con astuzia di particolari e con un faro puntato su un genio assoluto del calcio mondiale che ha anticipato personaggi e personalità che col passare del tempo hanno pullulato l’universo pallonaro (Ibra su tutti). Uno che non ha mai giocato contro un avversario, “ma sempre e solo contro l’idea di perdere”. 

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