Capolavori – Mauro Berruto

Allenare, allenarsi, guardare altrove

di Alberto Coghi

È proprio quando pensiamo di sapere tutto di una cosa che è arrivato il momento di guardarla da un punto di vista diverso.

La realizzazione di un capolavoro passa attraverso un essere umano capace di prendersi cura di un dettaglio, di un pezzetto di mondo, di amarlo a tal punto da farne una ragione di vita, pur avendo intorno altri umani che lo considerano inutile o, addirittura, ridicolo.

 

Capita a volte di trovarsi a leggere un libro ed essere completamente sopraffatti dal bisogno impellente di terminarlo e di suggerirne la lettura a delle persone care (amici, parenti, colleghi). Se poi questo libro è scritto da un professionista del mondo dello sport, ruota inevitabilmente intorno ad argomenti sportivi, ma viene ugualmente voglia di consigliarlo a gente profana del mondo sportivo; bhè significa che il libro in questione si porta dietro dei contenuti interessanti e speciali. L’autore in questione è Mauro Berruto, plurititolato allenatore di pallavolo italiano, con dei picchi di popolarità dovuti alle sue vittorie come commissario tecnico della Nazionale azzurra, ex direttore tecnico delle nazionali olimpiche nostrane di tiro con l’arco e con due anni di esperienza come amministratore delegato della Scuola Holden di Torino. Ok. Fermi tutti. Allenatore di pallavolo, sport di squadra per eccellenza (per cui bisogna benedire il reverendo Morgan), direttore tecnico del tiro con l’arco, sport dove compete una ed una sola persona, e amministratore delegato di uno dei più riusciti esperimenti di formazione culturale d’eccellenza italiana. Questo qualcosa che non quadra è l’oggetto di Capolavori, la terza fatica letteraria di Berruto che, dopo Andiamo a Vera Cruz con quattro acca. Storie di sport e scacchi matti (Bradipolibri, 2006, 112 p.) e Independiente Sporting (Baldini & Castoldi, 2014, 208 p.), ci regala un’opera di una poliedricità rara che, all’interno di una cornice di exempla sportivi, racconta anche la vita e la carriera del tecnico piemontese.

Sport e arte. Che Berruto sia un personaggio poliedrico, curioso e ricco di esperienze e di cultura vastissima lo si scopre dall’ampia bibliografia proposta al termine del libro (introdotta da un laconico «preferisco fare un elenco di titoli che, per qualche ragione, hanno molto a che fare con me») che spazia da Calvino a Sun Tzu, passando per Soriano. E ciò viene confermato anche dando una rapida occhiata al suo sito internet (clicca qui), dove è possibile trovare argomenti di attualità, di politica, di cultura, di sport e afferenti al mondo aziendale. Nell’homepage del sito comanda una frase di Paulo Coelho: «Va’ a prendere le tue cose. I sogni richiedono fatica». E proprio dal sogno personale realizzato, la medaglia olimpica conquistata a Londra nel 2012, inizia il libro di Berruto che è un grande TED talk, il fortunato format americano di conferenze tematiche a tempo sostenute anche dallo stesso coach (clicca qui per vedere il video), sul tema del capolavoro. Il capolavoro rincorso per tutta la vita da Mauro Berruto è coinciso alle perfezione con il suo lavoro: l’allenare. Da qui si sviluppa una tela di storie, temi, racconti di personaggi legati al mondo sportivo, letterario ed artistico: da tutti Berruto ne trae qualche insegnamento per portare a compimento un libro che, con il prosieguo delle pagine, prende sempre più le sembianze di un viaggio alla scoperta dell’essere umano. Ogni esperienza, se vissuta attivamente da protagonisti, diventa importante per conoscere di più sé stessi. Per cui la novità di William Turner nel creare una frattura nella storia dell’arte è trattata con la stessa importanza della preparazione atletica, apparentemente rudimentale, di Emil Zatopek.

Metodo, atteggiamento, desiderio. Un fluire di storie e di analisi delle storie per scoprirne cosa ci dicono veramente e perché ci affascinano tanto. Non deve sorprendersi stranito il lettore nel leggere i due brevi riassunti che nell’Indice del libro corredano le parti principali in cui si articola la narrazione (Somiglianze e Capolavori). L’autore procede in maniera precisa: indaga sé stesso e nel raccontarci le scelte fatte, le difficoltà incontrate e le meraviglie scoperte cita con minuziosa precisione fatti e personaggi (dagli Antambahoaka del Madagascar fino al barrilete cosmico di Victor Hugo Morales). Più procede il “TED letterario” di Berruto e più si chiarificano i punti focali cari all’autore che si celano dietro a qualunque tipo di capolavoro, che sia la Cappella Sistina o Jury Chechi non fa differenza. Atteggiamento e desiderio sono fondamentali per poter riuscire a disegnare nella propria vita un capolavoro, per non rimanere comodi o mediocri, per portare a compimento quello per cui stiamo vivendo (guardare la maratona della svizzera Gabriela Andersen-Schiess alle Olimpiadi del 1984 è il modo migliore con cui Berruto rende questo concetto. Il video lo trovate qui). Il libro di Mauro Berruto più che un testo biografico di un allenatore-coach-amministratore delegato, è il suggerimento di un amico a prendere in mano la propria vita e, con fatica, sacrificio e abnegazione, farne la più bella cosa che ognuno ritiene corrispondente per sé. Arrivato al termine del libro il lettore potrà affermare con certezza che Capolavori è uno dei più bei regali per amici, parenti, colleghi, sportivi e non.

Perché leggerlo: perché viene spontaneo immedesimarsi con gli episodi raccolti, confrontarsi con i punti di vista raccontati e soprattutto viene voglia di prendere questo libro come spunto per sé stessi e per la propria esperienza. Perché anche il libro di Berruto è in fin dei conti un Capolavoro.

Titolo: Capolavori. Allenare, allenarsi, guardare altrove
Autore: Mauro Berruto
Anno: 2019
Editore: add Editore
Pagine: 206