La fine della Jugoslavia tra calcio e sogni

Ridiventati da qualche anno di moda, i Mondiali d’Italia 1990, quelli delle «Notti magiche» di schillaciana memoria, sono da sempre, con il loro carico immaginifico, fonte inesauribile di ispirazione letteraria: basti pensare a Il calcio rubato dello svedese Ulf Peter Hallberg (2006), o alla più recente graphic novel di Enrico Brizzi illustrata da Denis Medri, Un’estate italiana (2018). Al centro di queste opere c’è spesso anche la nostalgia per un mondo che, crollato solo da un anno il Muro di Berlino, stava ormai per cambiare per sempre. Se così nella graphic novel di Brizzi troviamo l’affresco di un’Italia della Prima Repubblica ormai moralmente già a pezzi prima che Tangentopoli arrivi a spazzarla via, nell’ormai classico L’ultimo rigore di Faruk: Una storia di calcio e di guerra (2016) il giornalista Gigi Riva raccontava l’avventura mondiale dell’ultima Jugoslavia, quella che si infranse ai quarti di finale fiorentini contro l’Argentina di Maradona, quando il capitano Faruk Hadžibegić sbagliò il rigore decisivo.

La voce di una profuga

Chi ha amato L’ultimo rigore di Faruk (chi non l’ha ancora letto, lo faccia subito!) apprezzerà allora questo Polvere di Piksi, agile romanzo breve uscito nel 2024 in lingua tedesca, ed ora disponibile in italiano grazie all’opera della casa editrice indipendente Voland, specializzata in traduzioni di narrativa estera. L’autrice, Barbi Marković, è nata a Belgrado nel 1980, ma poi ha studiato Letteratura Tedesca a Vienna, dove vive da anni e dove ha scritto questo romanzo, che si chiude come L’ultimo rigore di Faruk con la scena dei rigori mondiali allo stadio Artemio Franchi di Firenze. Ciò che è diverso, e in maniera radicale, è il resto del romanzo, che parte dal difficilissimo rapporto fra la bambina protagonista (l’autrice stessa) e il padre, lo strampalato Slobodan Marković, sul punto di rompere con la madre di Barbi e incapace di gestire la propria vita di adulto, in una Repubblica Socialista che ormai sta perdendo i pezzi, e il proprio sogno di uno stato federalista in grado di dare un certo discreto benessere ai propri cittadini.

La polvere magica del fuoriclasse

Quello che tiene insieme sia il rapporto fra padre e figlia sia le diverse nazionalità, in quella Jugoslavia degli ultimi mesi, è il calcio, di cui Slobodan è appassionato, e che la figlia vorrebbe essere in grado di giocare bene, per diventare il figlio maschio che non è. Per questo il padre si procura un po’ di polvere del campo calcato dal leggendario fuoriclasse Dragan “Piksi” Stojković: magari, gettandola sulla testa di quella figlia sgraziata … Balcanica è l’ambientazione di questo romanzo, ma pure la strampalata logica narrativa che il lettore deve seguire, se vuole arrivare fino in fondo ad un’opera che nelle prime pagine non è di facile lettura, fra monologhi, pezzi teatrali, poesie giovanili. Accettandola, si viene ricompensati dall’ingresso nelle viscere di un popolo che, col telecomando in mano, segue a Firenze Stojković giocarsi in 90 minuti più supplementari e calci di rigori, il destino di un sogno di cui tutti, ma proprio tutti, sono responsabili.

Perché leggere Polvere di Piksi di Barbi Markovic:

Per capire fino a che punto, nella tragedia, le sorti di un popolo siano (anche) legate al filo sottile del calcio

Titolo: Polvere di Piksi
Autore: Barbi Marković
Editore: Voland
Anno: 2026
Pagine: 100

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