Gioco e lotta sociale

L’involuzione del calcio.

Un calcio al potere di Gabriel Kuhn è composto da soli quattro capitoli e da un’appendice finale, appositamente inserita nell’edizione italiana. E si rivela un libro molto documentato e preciso. Si parte dalle origini (inglesi) del calcio, fino alla sua completa e totale diffusione in tutti e cinque i continenti. Passando dalla regolamentazione, dall’evoluzione (“involuzione” direbbe l’autore…), dalla commercializzazione e dalla spettacolarizzazione. Si arriva, in pratica, alla perdita dei valori originali dello sport più seguito al mondo. Il taglio di quest’opera è sociologico, la lettura è politica, l’interpretazione dichiaratamente ideologica. Colpisce l’enorme quantità di informazioni, date, avvenimenti, personalità, prese di posizione, decisioni (scellerate quelle del “sistema”, lodevoli quelle maturate “dal basso”). Gabriel Kuhn, ex calciatore austriaco oggi attivista sindacale, è convinto che il peggioramento del calcio in tutte le sue componenti (giocatori, squadre, società, federazioni) sia inarrestabile. Perché il calcio, nato e cresciuto come fenomeno popolare, si è nel tempo piegato a logiche economiche di business e di mercato.

Oppio del popolo.

Il libro contiene critiche giuste, pertinenti, persino scontate. È sotto gli occhi di tutti la degenerazione del mondo del pallone, la spregiudicatezza degli investimenti, l’insensatezza di certe cifre economiche. Veri schiaffi morali agli abitanti del pianeta che vivono in situazioni di povertà o nei confronti di chi – pur lavorando con onestà – conduce un’esistenza precaria e difficile. Gabriel Kuhn sottolinea come l’invenzione del calcio sia stata “capitalistica”. Da una parte, per tenere i giovani delle famiglie povere lontano da abitudini viziose e ambienti malsani (instillando in loro magari anche qualità da gentlemen…); dall’altra per offrire una possibilità di svago (e di ascesa sociale) ai praticanti di questo sport che appartenevano alle classi medio alte. La teoria forte del volume è dunque la seguente: nessun aspetto della cultura, compresi i comportamenti e le manifestazioni di massa, si è potuto sviluppare indipendentemente dal capitalismo. Anche il calcio, dunque, non poteva essere risparmiato da un simile nefasto “patrocinio”. È così che è diventato “l’oppio del popolo”; è così che gli attori, i protagonisti del pallone, diventano intrattenitori (i giocatori) e spettatori-consumatori (i tifosi). Da attività sportiva popolare a bene di consumo. E proprio perché il calcio è da anni un palcoscenico che può diventare richiamo all’azione, occasione di dimostrazione (da parte del potere) o di contestazione (da parte degli oppositori): tifosi che interrompono le partite, calciatori che si espongono con esternazioni non allineate, allenatori che in mondovisione non stringono la mano al dittatore di turno nel momento di celebrare una vittoria o un trionfo. Questo accanto ad esibizioni nazionalistiche, alla retorica dell’orgoglio patriottico, all’enfasi della razza o dell’agonisticamente o militarmente più forte.

Cultura underground.

Chi o cosa, dunque, restituirà il calcio a se stesso? Come infondervi i principi base di solidarietà, impegno, sacrificio che lo avevano caratterizzato agli albori? Come ridargli vigore, interesse, gioia, partecipazione vera? Come ritrovare il sentimento, l’estro, la fantasia, la spontaneità, l’istinto, il ritmo, l’imprevedibilità? Ecco che entra in gioco la cosiddetta cultura calcistica “underground”, promossa e sostenuta da movimenti e organizzazioni alternativi, anticonformisti e indipendenti. L’ultima parte del libro è proprio dedicata alla presentazione di svariate e significative esperienze in ambito europeo e mondiale, con testimonianze, approcci, prospettive che si concretizzano in tornei controcorrente, in creazioni di club inclusivi, rivoluzionari, antirazzisti. Basati sulla democrazia diretta, la solidarietà, il divertimento. Annullando i criteri reazionari della competizione, del profitto, del prestigio personale e individualista.

Perché leggere Un calcio al potere di Gabriel Kuhn:

per capire meglio come e quanto i giochi di potere abbiano condizionato il calcio; e per provare a capire come invertire la rotta.


Titolo: Un calcio al potere
Autore: Gabriel Kuhn
Editore: Eleuthera
Anno: 2026
Pagine: 226

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