Volevo solo pedalare – Alex Zanardi

Si può sempre imparare a cambiare

di Carlo Necchi

Si tratta del secondo libro pubblicato da Alex Zanardi, coadiuvato dal giornalista Gianluca Gasparini che accompagna, discretamente ma sentitamente, tutta la narrazione introducendo ciascuno dei 16 capitoli. Molto, moltissimo si è già detto e si continua a dire di Zanardi, ex automobilista nonché sorta di eroe dei due mondi che dal 2001 si è dovuto ricostruire la carriera, per non dire una vita, dopo l’incidente in terra tedesca costatogli l’amputazione delle gambe.

Cambiamenti. Un pit stop ai box della morte, se può passare la metafora, trasformatosi in un punto di ripartenza che ci ha regalato uno straordinario atleta paralimpico, capace di reinventarsi fino alla conquista di allori prestigiosi a bordo di una handbike, la bicicletta a braccia. Non la prima chicane esistenziale del bolognese, che ben prima del terribile botto aveva deciso di sterzare dai circuiti della Formula 1 a quelli della ex Indy Car, raccogliendovi grandi successi a fronte del solo punto racimolato in F1. Nel libro ‘Volevo solo pedalare’ c’è un po’ di tutto questo, dal ragazzo sognatore dei kart al bi-campione iridato nelle corse americane (1997 e 1998); ma si tratta pur sempre di un sequel e perciò a venire scoperchiata è soprattutto la fase post incidente, che ha trasformato Zanardi nel campione paralimpico ammirato sia ai giochi di Londra 2012 che a quelli di Rio de Janeiro, quattro anni più tardi.

Carattere. Cosa emerge? Certamente la singolare energia vitale che in Zanardi abbiamo, chi più chi meno, già imparato a riconoscere e che né l’incidente del 2001, nè la costante esposizione pubblica sembrano aver inquinato. Ma c’è dell’altro. Ad esempio uno Zanardi davvero ‘infoiato’ di meccanica, smontaggio ed imballaggio, come potrete scoprire nei diversi passaggi tecnici che rischiano d’impaludare un po’ la lettura. O ancora uno Zanardi tenace, orgoglioso ed agonista sia con le gambe che senza: d’altra parte, per far strada su due piste diverse (automobilismo e paraciclismo) ci vuole uno sportivo d’eccezione prima ancora che un grande uomo. Fino al personaggio che la carovana mediatica ha contribuito a rivelare e che continua a testimoniare come, nelle curve della vita, provare a cavare il meglio da sé stessi può combaciare col miglior successo, pur con tutto ciò che di faticoso comporta.

Contorno. E visto che, come ha detto qualcuno (Paolo Conte?), “Si nasce e si muore soli ma in mezzo c’è un bel traffico”, il libro ritaglia pagine interessanti anche per i co-protagonisti della storia, quelle persone che hanno accompagnato ed arricchito Alex Zanardi nelle tappe della sua carriera: dal padre Dino, quasi riscoperto in età adulta, fino al dottor Costa, lo storico medico delle moto che ha curato la postfazione del volume. Volevo solo pedalare non assume i contorni dell’opera definitiva, anche perché il protagonista sembra ancora ben intenzionato a stupirsi e stupirci; il libro può piuttosto essere utile per esplorare la mentalità di un atleta che ogni giorno, e in ogni nuova gara, rinnova due eventi forse sottovalutati: quelli di un uomo che non si dà per vinto e di uno sportivo che abbraccia un’altra sfida, professionale e personale.

Perché leggere Volevo solo pedalare di Alex Zanardi: perché l’esperienza e l’approccio di Zanardi possono dire qualcosa di significativo ad ognuno di noi

Titolo: Volevo solo pedalare
Autore: Alex Zanardi con Gianluca Gasparini
Data di pubbl.: 2016
Casa Editrice: Rizzoli
Pagine: 263