L’amicizia dentro e fuori dal campo tra Kareem Abdul-Jabbar e John Wooden

Coach Wooden and me, di Kareem Abdul-Jabbar, è un libro molto umano. Racconta l’amicizia tra un grande giocatore di basket (lo stesso Kareem Abdul-Jabbar) e un grande allenatore, John Wooden. I due hanno lavorato assieme per quattro anni (1965-1969) alla UCLA, l’Università della California di Los Angeles. Abdul-Jabbar, che si chiamava ancora Lew Alcindor (si convertì poi all’Islam cambiando nome), era la stella assoluta degli UCLA Bruins, la squadra di pallacanestro dell’ateneo guidata da coach Wooden. Jabbar è poi andato a giocare nella NBA, la lega professionistica americana, di cui è diventato il miglior marcatore di sempre con 38.387 punti. In 20 campionati, ha tenuto medie di 24,6 punti a partita in stagione regolare (con anche 11,2 rimbalzi) e 24,3 nei playoff (10,5 rimbalzi). Numeri da capogiro. Eppure, nelle 253 pagine del libro, non troverete nemmeno uno dei suoi canestri in NBA. Per quanto riguarda il basket giocato, l’autore si concentra sulle sue imprese all’università, citando diverse partite vinte sotto la guida di John Wooden.

L’incontro.

Ma il piatto forte del racconto è il suo legame con il coach. Un uomo con altrettanti meriti sportivi, tanto che dal 2003 il campo da basket della UCLA è intitolato a lui (e alla moglie, Nell). Wooden è poi morto nel giugno 2010 a quasi cento anni: li avrebbe compiuti quattro mesi dopo. Per Kareem Abdul-Jabbar, il coach è stato un secondo padre. Nel ‘65, il ragazzone (superava già i due metri) si presentò al Campus con un già acclamato talento per la pallacanestro. Ma lo sport non era il suo unico interesse: spinto da una sensibilità molto acuta, Kareem era alla ricerca di un senso profondo per la sua esistenza. Forse è anche per questo che l’incontro con John Wooden ha dato frutti così sorprendenti. Nella sua lunga carriera, l’allenatore ha sempre considerato in primo luogo le persone che aveva davanti. Le persone, non i giocatori: il suo obiettivo era renderli uomini migliori attraverso l’esperienza sul campo. Ma la cosa più interessante è che Abdul-Jabbar, come tanti suoi colleghi, non se n’è accorto subito.

Gli effetti.

È come se, nei quattro anni a UCLA, giocatore e coach avessero piantato un seme che poi è cresciuto nei decenni seguenti, come il più rigoglioso degli alberi. Questo si capirà bene leggendo e si può già intuire nel gioco delle copertine, fronte-retro, che mostrano due foto molto significative. L’autore rivela sin dall’inizio un’intensa capacità introspettiva ed una preparazione culturale sorprendente, ancor più trattandosi di una leggenda dello sport. Non è da tutti addentrarsi così a fondo nelle pieghe di un rapporto, così come non è normale che un grande atleta citi con disinvoltura Jane Austen o Ernest Hemingway. Ma anche in questo c’è lo zampino di coach Wooden, che tra le altre cose è stato pure insegnante di letteratura. Il libro, riflessivo e commovente, è consigliato a tutti: anche chi non capirà a fondo la parte sportiva potrà cogliere la portata di questo fortissimo legame maestro-allievo, decollato su un campo da basket ma spintosi ben più in là. Un grazie anche alla traduzione di Alessandra Maestrini, che ha saputo riproporcelo in un italiano molto efficace.

Kareem Abdul-Jabbar presenta il suo libro ai lettori italiani.

Perché leggere Coach Wooden and me di Kareem Abdul-Jabbar:

perché è un libro di una delicatezza e di una profondità non comuni; perché parte dal basket ma arriva molto più lontano.


Titolo: Coach Wooden and me
Autore: Kareem Abdul-Jabbar
Editore: add
Anno: 2017, 2019
Pagine: 253

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