Giocare da uomo – Javier Zanetti

Fatica, lavoro e famiglia: ecco il triplete che rende unica la vita di capitan Zanetti

Quando le parole di un milanista DOC possono raccontare una bandiera dell’Inter. Nereo Rocco, storico allenatore del Milan nel secolo scorso (anni ’60 e ‘70), ci consegnò una massima che oggi spopolerebbe sotto forma di hastag: “In campo come nella vita”. Ovvero: dal comportamento del giocatore si può intuire qualcosa dell’uomo. Il motto del ‘Paron’ (così era soprannominato il tecnico triestino) potrebbe comodamente titolare l’autobiografia di Javier Zanetti, scritta assieme al giornalista Gianni Riotta e in libreria alla voce ‘Giocare da uomo’.

Ritiratosi nel 2014, il campione argentino detiene attualmente il record di presenze sia con la maglia dell’Inter, indossata dal 1995 e per ben 869 volte, che con quella della nazionale Albiceleste (145 gettoni). Nel suo libro la bandiera nerazzurra si racconta a partire dall’infanzia, trascorsa in un quartiere povero di Buenos Aires, toccando poi tutte le tappe della lunga carriera ed alternando narrazione e riflessioni più ad ampio respiro.

Ne scaturisce l’idea di un uomo talmente integro da poter quasi risultare fastidioso, ma d’altra parte – e torniamo allo slogan di mister Rocco – già lo Zanetti giocatore non è stato di questo mondo. Tecnicamente, eticamente, esteticamente. Incubo per i pagellisti (quando mai era insufficiente?), oasi per gli allenatori (dove lo mettevi stava), eroe scolpito (un capello fuori posto, un filo di barba sfatta, macchè!) e al contempo futurista (sempre in movimento, da cui il soprannome Tractor) per i tifosi. Un super pacco regalo sigillato da un carisma non loquace ma pragmatico. Questo era lo Zanetti della televisione. Giocare da uomo scava più in profondità, ma non cercate retroscena piccanti o velenosi: Pupi concede giusto la nomina al peggior allenatore mai incontrato, che vi lasciamo scoprire.

Per il resto, la sua vita appare come un limpido ruscello di montagna che si gonfia sino a farsi fiume impetuoso, destinato a sfociare nel mare della gloria (un dove e un quando ben precisi: 22 maggio 2010, Madrid). Non che Zanetti abbia vissuto una prima parte d’esistenza facile: per dirne giusto un paio, ha lavorato di notte ancora adolescente e ha perso l’amata mamma a poco più di trent’anni.

Piuttosto, ciò che si percepisce leggendo è la naturalezza con cui il bambino Javier è cresciuto diventando il calciatore Tractor e l’uomo Pupi: merito anche di una famiglia solida e di una moglie fedele quanto lui alla sua Inter. Le quasi 300 pagine del libro scorrono al suo ritmo, non repentino ma costante, come una di quelle lunghe cavalcate palla al piede che hanno accesso tanti cuori nerazzurri ed argentini: chiudendo il volume permane l’idea che no, Zanetti non è tutto di questo mondo, ma non per questo il suo punto di vista deve rimanerci estraneo.

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