Una finestra sulla storia del ciclismo femminile in Italia

FINALISTA DELLA 2a EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO SPORTIVO INVICTUS

È difficile trovare un libro tanto completo su un argomento così poco esplorato nell’ambito della produzione sportiva. L’autrice, Antonella Stelitano, spalanca «un’ampia finestra sulla storia del ciclismo femminile in Italia», offrendo al lettore un panorama vasto, vario, onnicomprensivo. Non c’è aspetto che non venga trattato, o almeno accennato, in questo poderoso lavoro frutto di ricerche d’archivio e di incontri con le protagoniste che, oltre a fornire ricordi e informazioni, hanno messo a disposizione raccolte di articoli e giornali, insieme a fotografie, delle loro collezioni private. L’opera si compone infatti di due distinte sezioni di «Immagini», «Dai primi del Novecento agli anni sessanta» e «Dagli anni settanta ai nostri giorni»; chiudendosi con un’appendice dedicata ai «Podi delle cicliste italiane nelle competizioni nazionali e internazionali». La non indifferente fatica di Antonella Stelitano ha prodotto un risultato convincente, esaustivo, documentato. Vengono citati numerosissimi nomi di atlete, coraggiose pioniere e in molti casi campionesse tenaci, di cui vengono raccontate con minuziosità storie personali e sportive, imprese, palmarès. Vicende scandite cronologicamente, a partire dai difficilissimi anni del ‘900 fino ai nostri giorni. Un percorso lungo e tortuoso, con impervie salite metaforiche e ostacoli “culturali” inimmaginabili.

Emancipazione su due ruote.

A ben guardare, come precisa più volte la stessa autrice, la storia dell’emancipazione femminile ha viaggiato parallelamente alla graduale acquisizione di importanza e dignità della donna in bicicletta e non per diletto, ma per gareggiare, competere, farsi valere. Il libro echeggia questo itinerario: frenato, osteggiato, snobbato sia sul fronte sportivo che su quello sociale. E al tempo stesso insinua che le cicliste finalmente arrivate in sella, macinando chilometri e agguantando vittorie, altro non sono che risvolti (e vive testimonianze) della caparbietà con cui il mondo femminile ha lottato per avere il pieno riconoscimento dei propri diritti e della parità di genere, anche in ambito agonistico. Per secoli hanno resistito rigidi canoni, intoccabili luoghi comuni, regole discriminatorie imposte dalla mentalità corrente ma anche dalle più autorevoli istituzioni.  Prima che fosse normale possedere e cavalcare una bicicletta, ce n’è voluto di tempo per la generalità delle donne!  Considerarle vere atlete e non semplici “ragazze sprint”, poi, non era nemmeno immaginabile: bisognerà superare il cosiddetto «razional costume femminile», il tabù della grazia e della bellezza da non deturpare, la pericolosità delle gare per la salute: insomma alibi, pregiudizi, ottusità. L’arduo cammino è presentato dalla Stelitano con una notevole mole di notizie e di curiosità. Indicando alla fine anche Federazioni, Comitati, Organizzazioni di ogni livello che hanno dovuto arrendersi alla cosiddetta «donna nuova». Vera atleta e non «sartina, studentessa o impiegata» prestata allo sport.

Antesignane.

Sono centinaia le donne cicliste citate nel libro. Il lettore potrà rintracciarle una per una, apprezzandone le gesta e il coraggio. Non possiamo qui esimerci però, a titolo veramente esemplificativo, dall’evidenziare due straordinarie campionesse, di epoche diverse, che hanno contribuito a sgretolare le diffidenze e le resistenze cui si è fatto cenno. La vicenda di Alfonsina Strada è emblematica per ostinazione e costanza. L’unica donna ad aver finora partecipato ad un Giro d’Italia maschile, nel 1924: partiti in 90, solo in 30 chiusero la corsa e tra loro, osannata, anche Alfonsina… Talento e grinta eccezionali, l’iniziale dimostrazione delle possibilità femminili nel ciclismo. Ma la grande breccia nel muro dell’ostracismo è stata aperta da Maria Canins, approdata al mondo delle due ruote nel 1981, a 32 anni, con un glorioso passato nello sci di fondo. È con lei che avviene il più significativo cambio di passo perché ottenne, oltre ad una considerazione degna del miglior professionismo, un’insolita attenzione da parte dei mass media. È di quegli anni, ad esempio, la specifica programmazione di calendari, percorsi, chilometraggi per permettere alle atlete di affrancarsi dal ciclismo maschile allievi. Altre cicliste hanno poi letteralmente abbattuto quel muro. Il lettore scoprirà in quale modo e con quali allunghi. Ed ora, dopo interminabili arrampicate, finalmente il ciclismo femminile intravvede discese e pianori.

Perché leggere Donne in bicicletta di Antonella Stelitano:

per la possibilità di accostare un’opera enciclopedica sull’argomento; per toccare con mano le resistenze che questa disciplina ha incontrato nella sua storia; per lasciarsi provocare da donne di talento, di carattere e di grandi ideali.


Titolo: Donne in bicicletta
Autore: Antonella Stelitano
Anno: 2020
Editore: Ediciclo
Pagine: 494

1 commento

  1. Anonimo in 19/05/2021 il 4:51 am

    Grazie molte per questa bella recensione, che condivido volentieri con tutte le cicliste i cui nomi erano sconosciuti o dimenticati.
    Antonella Stelitano



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