Grazie Valentino – Giorgio Terruzzi

Dal giornalista al pilota, una lettera a cuore aperto

di Carlo Necchi

L’idea del giornalista Giorgio Terruzzi, stimata voce degli sport a motore, è stimolante per il pubblico e profonda per sé stesso (e viceversa): deviare dal tracciato biografico più consueto e trasformare un libro su Valentino Rossi in una lettera a Valentino Rossi, cui lo scrittore milanese si rivolge con un familiare “tu” sin dalle prime righe. L’intento è dichiarato – benedire il Dottore, prima ancora di raccontarlo – ed ugualmente ambizioso, perché non è facile trattare una leggenda dello sport senza ricadere nelle banalità di sorta, dove ‘banalità’ non è da intendersi in senso negativo ma etimologico e quindi come un qualcosa di “comune a tutto il villaggio” (dal francese feudale banal). Rossi, con il suo cognome ormai tanto famoso quanto – per l’appunto – banale, è anche questo: un bene avvertito, respirato da tutti o quantomeno da tanti, tantissimi, un personaggio pubblico capace di penetrare nel privato di milioni di italiani fino a scandirne la routine settimanale.

Proprio questo aspetto, l’incidenza del fenomeno nel rituale e nella psiche della cosiddetta gente comune, è uno dei temi proposti dalla lettura che scorre rapida come un gran premio, suddivisa in 6 capitoli (più uno) scanditi da periodi per lo più brevi e traboccanti di riconoscenza. Nel rendere grazie a Valentino, Terruzzi sfrutta il suo punto di vista privilegiato per offrire un ritratto approfondito del pilota, ripercorrendone momenti di gloria e cadute e ricordando i diversi coprotagonisti della storia. Che sono gli amici ma anche e soprattutto i rivali, dal connazionale Max Biaggi al “romantico” Dani Pedrosa passando per Casey Stoner e Jorge Lorenzo, fino al ciclone Marc Marquez che proprio nel 2015, poco più di un mese dopo la pubblicazione di questo libro, incrinò il rapporto con il suo idolo in un accesissimo GP della Malesia.

 La lettera è però indirizzata anche all’uomo, a “quell’uomo italiano che sembra un ragazzo” e che “porta avanti la sua sfida” con una perseveranza sorda ad ogni forma di appagamento, e che al contempo riempie lo spettatore; una persona con le sue luci ed ombre accennate nei colori del casco (il giallo del sole ed il blu della notte) ma inaccessibili anche per il tifoso più sfegatato. Un’indagine introspettiva intensa ma non invadente rivela l’affetto paterno che l’autore ha coltivato nei confronti di Rossi, consolidando un rapporto tra giornalista ed atleta che oggi ha pochi eguali, vista l’abituale inarrivabilità degli sportivi (a tal proposito, significativa anche l’amicizia con il padre del pilota, Graziano). Dalla penna di Terruzzi sgorga dunque una gratitudine spontanea ma non scontata e forse, cimentarsi nella lettura può essere il modo migliore per rivolgere il nostro personale grazie a Valentino, un astro che da oltre vent’anni riesce ad illuminarci, o più semplicemente accompagnarci, come pochi altri.