Biografia dell’uomo più cattivo al mondo

«L’uomo più cattivo del mondo» è solo uno degli epiteti (e neanche il più pesante) rintracciabili in questa biografia per identificare Mike Tyson, discusso campione della boxe mondiale. I tanti soprannomi riportati nel libro potrebbero essere una curiosa chiave di lettura del personaggio, il Cattivo per antonomasia. Il lettore li scoprirà uno ad uno scorrendo le pagine di Fausto Narducci, avvincenti e documentatissime. All’autore, caporedattore della Gazzetta dello Sport, non interessa formulare giudizi e stigmatizzare i tanti comportamenti fuori norma del campione del mondo, il più giovane nella storia della boxe. Nonostante il sottotitolo (The Baddest Man on the Planet), il libro non vuole prendere posizione su una figura tanto anomala e particolare nel mondo dello sport, ma ripercorrerne la carriera perennemente travagliata. Si tratta di una ricostruzione magistrale. Completezza dei dati forniti, oggettività nella presentazione delle vicende (anche le più gravi e scabrose), precisione della rievocazione caratterizzano un’opera davvero riuscita a cui si aggiunge un dettaglio simpatico ed originale. I capitoli, denominati “round”, scandiscono il racconto in una sorta di ideale incontro di boxe, con relativi intervalli e interviste a fine gara. Si tratta di un prezioso lavoro offerto agli appassionati di boxe e agli inossidabili tifosi di Tyson: le numerose informazioni permettono a tutti di approfondirne la conoscenza ed elaborare un’interpretazione personale. Narducci non prende le distanze e non giustifica, né si prefigge di spiegare i comportamenti o fornire alibi a reazioni estreme. Non infierisce, non sferza, non condanna. Descrive la storia del tracotante campione e la colloca innanzitutto nel suo alveo familiare e sociale: mostrando il contesto e le origini di Tyson, indica gli elementi per decifrare un fenomeno sportivo clamoroso e sbalorditivo da ogni punto di vista. L’autore, in qualità di giornalista inviato, ha potuto seguire da vicino “Iron Mike”, intervistarlo più volte (anche in anni recenti), testimoniarne disavventure, eccessi, misfatti, incarcerazioni, raggiri, uniti a ingenuità e fragilità. Confermando anche l’impressione che forse, a cinquantaquattro anni, l’uomo ed ex campione è diventato finalmente più posato.

Piccolo (s)bilancio.

Tyson a dodici anni raggiunge il poco invidiabile traguardo di trentotto arresti; da professionista, fino al sedicesimo incontro non ha mai bisogno di più di due round per mettere KO l’avversario; nel 1986 diviene il più giovane campione mondiale della boxe, a 20 anni e 145 giorni; nel 1998 riunifica le tre corone della boxe mondiale Wba, Wbc, Ibf; nel 1992 subisce la condanna definitiva per stupro (con 1095 giorni di carcere); scontata la pena, nei sei mesi successivi, con i combattimenti accumula la somma di 112 milioni di dollari; nel 2003 dichiara bancarotta (dopo aver accumulato 300 milioni sul ring!); ma incrementa nuovamente i suoi proventi sfruttando la propria immagine (grazie ad attività prevalentemente editoriali e cinematografiche) e la vendita di cannabis: nel 2020 può contare su un patrimonio di tre milioni di dollari. In tutto ciò si contano tre matrimoni e otto figli, avuti da cinque donne diverse…

Figure positive.

La bontà e l’onestà gli si sono palesate varie volte nel corso delle sue movimentate esperienze. Con le sembianze di (rare) persone bene intenzionate, desiderose solo di essergli di aiuto (a differenza di molti altri, affaristi e opportunisti).  Innanzitutto il suo scopritore. Il pugile dilettante Bobby Stewart, persona mite e modesta. Educatore-secondino, conobbe in un riformatorio il futuro campione quando era ancora adolescente. Fu lui a proporgli di pensare alla boxe come professione e a sottoporlo ai primi allenamenti. Lo presentò a Cus D’Amato, un allenatore di boxe che stava meditando il ritiro da quel mondo che sentiva ormai distante dai suoi valori, perché caduto in mani disoneste e malavitose. Cus intravvide in quel ragazzo tutto muscoli e potenza il fuoriclasse che si era sempre augurato di allenare. Diventerà per Mike il vero padre. Non solo istruttore e maestro di vita, ma colui che si prenderà a cuore il suo destino, umano, psicologico e culturale. Lui e la moglie Camille ne diventeranno (di fatto e poi legalmente) i genitori adottivi. Dal momento in cui entra nella scuderia di D’Amato, Tyson vive con loro: avranno così modo di tenerlo d’occhio e di porre un freno alle sue intemperanze. Essi godranno per sempre della sua piena fiducia e del suo affetto di figlio. Il campione riserva loro parole di grandissima stima e riconoscenza. E ancora, dopo un lungo e tormentato percorso, nel 2009, a 39 anni, sposandosi con Lakika “Kiki” Spicer è sembrato trovare la pace. Accanto a lei e ai suoi numerosi figli. Il combattimento con la vita è concluso. E speriamo definitivamente vinto. All’ottavo round che è il capitolo finale del libro, prima di un’ultima parte dedicata alle interviste.

Perché leggere Mike Tyson. The baddest man on the planet di Fausto Narducci:

per vivere un punto di vista ravvicinato sull’incredibile vita di Mike Tyson; per avere utili elementi di valutazione verso la sua ambivalente carriera; per scoprire aspetti nuovi e angolazioni diverse di una vita tanto complessa e travagliata.


Titolo: Mike Tyson. The baddest man on the planet 
Autore: Fausto Narducci
Editore: Diarkos
Anno: 2021
Pagine: 249

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