Chiacchierata con l’autore di Amici per la pelle


Emanuele Turelli, nato nel 1974, è scrittore, giornalista, interprete teatrale e narratore. Nonché l’autore di un bellissimo libro di sport intitolato Amici per la pelle, in libreria dall’estate 2021 (qui la recensione). Il romanzo racconta la storia vera di Jesse Owens e Luz Long, due atleti che furono protagonisti alle Olimpiadi di Berlino 1936. Turelli li descrive sin dalle rispettive giovinezze, mostrandoci i percorsi paralleli che li portarono poi ad incontrarsi e sfidarsi in Germania. Nell’intervista che segue l’autore ci spiega più nel dettaglio il lavoro che ha svolto per la composizione del libro, nonché qualche suo progetto per il prossimo futuro (chi fosse interessato può trovare ulteriori informazioni sul sito internet www.emanueleturelli.com).

Emanuele, perché ha voluto scrivere un libro su questa storia?
«Da tutta la mia vita artistica lavoro sui temi della Seconda guerra mondiale. Sono uno storyteller e sceneggiatore professionista che ha legato gran parte della sua produzione a questo periodo storico. Tuttavia cercavo una storia che, in questo frangente di attualità, mi aiutasse a lanciare un messaggio antirazzista. Quando ho incontrato (per caso, in verità, attraverso le immagini del film The race) la storia di Jesse, ho pensato che un buon cronista (io nasco in quell’ambito) si sarebbe posto molte domande e da una di queste domande è scaturita la splendida amicizia nata fra i due atleti. A quel punto mi è parso tutto molto chiaro: era quella storia a cercare me e non io a cercare quella storia. Aveva e ha molti significati che fanno parte della mia produzione artistica, tanto da spingermi a cominciare il certosino lavoro di ricostruzione e ricerca». 

Quando si è “imbattuto” per la prima volta in Jesse Owens e Luz Long?
«La vicenda di Jesse è molto nota, meno quella di Luz. Da amante dello sport avevo già incontrato le gesta di Jesse in quel periodo storico che così tanto amo studiare, ma ignoravo completamente la vicenda di Luz. Ho approfondito le gesta di Jesse dal primo oro olimpico di Bolt… e da allora il pensiero mi è rimasto fisso in testa. Però uno scrittore diventa tale se sa fare un passo in più di un normale spettatore, quindi mi sono chiesto (come faccio spesso) se quella storia avrebbe potuto fornirmi un materiale per un racconto accattivante e coinvolgente… Ho quindi lavorato 4 anni fa alla prima stesura dei capitoli iniziali, per poi interrompere perché a corto di particolari originali e non conosciuti. Ma poi c’è stata la magia…».

Cioè?
«Ho contattato i discendenti dei due atleti (si, anche tramite social…) e ho illustrato la mia idea di realizzare un romanzo sulla storia della loro amicizia. Essi stessi mi hanno suggerito le fonti migliori sulle quali lavorare, quelle più veritiere e meno retoriche. Ho sentito nelle loro voci e visto nelle loro parole grande entusiasmo attorno a questo progetto, elemento che mi ha “caricato” di volontà e responsabilità. Senza indicazioni chiare dalla nipote di Jesse e dal figlio di Luz, credo che Amici per la pelle non sarebbe mai nato. Le fonti sono un elemento fondamentale per la credibilità di un romanzo su una storia vera, come il mio. Ho voluto quindi essere molto esigente con me stesso in questo ambito». 

Scrivendo si è “affezionato” in particolare a uno dei due protagonisti?
«Contrariamente a quanto si potrebbe pensare… sì, mi sono affezionato alla figura di Luz Long. Era un tedesco iscritto al partito nazionalsocialista, ma era prima di tutto un ragazzo, un atleta, un uomo dal grande cuore. Ha sacrificato la sua vita per il suo Paese, come tanti ragazzi nati all’inizio del secolo scorso, ed è rimasto per tutto il corso della sua giovane vita un uomo e una persona autentica. Oggi la storia condanna senza se e senza ma l’intero popolo tedesco di quell’epoca, ma Luz è stato capace di mostrarsi uomo e non ingranaggio di una macchina collettiva. Un coraggio che mi colpito e stupito». 

Qual è stato, se c’è stato, il momento del libro più bello da scrivere per lei?
«Scrivere un romanzo è sempre un’impresa titanica prima di mettersi alla tastiera, poi, paradossalmente, il testo “scende” in pochi giorni di estrema concentrazione. Così è stato anche per Amici per la pelle. La difficoltà maggiore che ho riscontrato è legata alla figura di Hitler: dipingere un gigante della storia, anche se negativo in questo caso, non è affatto facile. Ma il piacere maggiore l’ho provato scrivendo i primi capitoli, che parlano di Jesse e Luz in gioventù, perché ho avuto modo di conoscerli a fondo, di approfondire le loro storie diametralmente opposte, di inserire quegli espedienti narrativi che tanto amo, quando scrivo. Per esempio gli stacchi improvvisi, la scrittura sintetica o i “codini” finali».

Perchè ha deciso di provare ad immedesimarsi in Adolf Hitler?
«Perché ritengo che quel personaggio dovesse essere parte integrante della storia, nonostante la difficoltà di “toccare” una vicenda così delicata. Raccontare Jesse e Luz, la loro amicizia, senza tracciare il periodo sarebbe stato troppo scontato. È giusto, a mio parere, gettare il cuore al di là dell’ostacolo… Ho provato a dipingere un Hitler essere umano, poiché tutti lo dipingono – a ragione – come mostro della storia. Ma per me e per l’economia del romanzo era importante “trattarlo” da uomo e non da dittatore sanguinario. Amici per la pelle non incrocia le storie di due, ma di tre personaggi, di questo sono convinto. Io lavoro da molti anni sui temi del nazismo, tengo decine di conferenze l’anno sulla shoah, ma nel mio romanzo volevo un Hitler uomo con la smania di potere e non il sanguinoso dittatore che si rivelò da lì a poco. È stato il capitolo più riscritto e quello sul quale sia io che l’editor abbiamo lavorato di più, perché la mia intenzione portava un panorama molto scivoloso… Da quel che mi dicono i lettori credo comunque di essere “caduto in piedi”». 

Le sue esperienze e competenze teatrali l’hanno aiutata in questo processo di immedesimazione, e in generale nella costruzione del racconto?
«Assolutamente sì. Ho scritto un romanzo che diventerà presto un racconto orale o cinematografico. Ho alle spalle centinaia di esibizioni teatrali con storie vere e mi sono immedesimato nel pubblico lettore: se il pubblico lettore apprezza il mio lavoro come il pubblico spettatore… è fatta! E così è stato. Ho scritto un romanzo, è vero, ma come se fosse una gigantesca sceneggiatura. Senza la mia gavetta di 15 anni di teatro, credo che questo romanzo non sarebbe mai nato». 

La cosa più bella (un’idea, una scoperta, un personaggio, un pensiero) che le è rimasta da questo lavoro?
«Sono tante ed è difficile scegliere. Però è necessario: l’aneddoto dei cavalli di Jesse Owens. Il suo allenatore gli insegna a correre mostrandogli le gare dei cavalli (incredibile a pensarci…) ma lui nel corso della vita li incontrerà nuovamente anni dopo, di fronte alla proposta dei promoters. Questo è un elemento che nessuno conosce e sul quale tutti si stupiscono. L’altra cosa bella è aver raccontato la dura lotta fra la vita e la morte di Jesse quando aveva cinque anni. Nessuno lo sapeva… Terza e ultima cosa bella: l’immagine delle nipoti dei due che inaugurano il nuovo stadio olimpico di Berlino… scrivendo quella pagina finale mi sono commosso io stesso». 

Se dovesse dire in breve: perché leggere il suo Amici per la pelle?
«Urca, è come chiedere all’oste se il vino è buono… ma ci proverò. È un romanzo che parla di uomini e di sport, di un’amicizia unica e di valori, di storia e di passione… È uno stile a metà fra Baricco (nella scrittura) e La Pierre (nell’impostazione) e poi – credetemi – chi lo ha letto non è riuscito neppure per un attimo a staccarsi da quelle pagine, perché prima di ogni cosa… è una bellissima storia. Che fa crescere, che fa apprendere, che fa riflettere e che fa emozionare». 

È una lettura che potrebbe essere interessante anche per le scuole, magari superiori?
«Sicuramente sì. Non è un caso che moltissimi istituti scolastici si siano avvicinati a me in questo periodo. È adeguata fin dalle scuole medie ma assume particolare significato anche per le scuole superiori, durante le quali i ragazzi e le ragazze formano la loro coscienza critica. Ho sempre pensato che alla base di questa coscienza ci dovesse essere la conoscenza. Ecco, questo romanzo è un ripasso di storia nel quale ci sono tre vite che si incrociano consegnando al mondo l’amicizia più bella del contesto sportivo olimpico». 

Ci sono altre storie o personaggi sportivi (anche attuali) che la interessano o che segue più di altri?
«Amo lo sport e amo le storie sportive. Mi piacerebbe raccontare tutte quelle di valore, ma è evidente l’impossibilità. Tuttavia ho pensato di raccontare (e ho scritto la sceneggiatura di un film che sarà prodotto nell’autunno 2021 e disponibile dal 2022) la storia che, a mio parere, completa il percorso di Amici per la pelle. Mi spiego: Jesse e Luz segnano la storia grazie alla loro forza e determinazione, ma moltissimi appassionati di sport in quel periodo segnarono a modo loro la storia. Ho deciso di raccontare, quindi, la vicenda di Edith Eva Eger, ballerina e ginnasta artistica ungherese deportata ad Auschwitz, che riuscì a sopravvivere all’inferno dei campi nazisti trovando sempre dentro si sè la dolcezza dei movimenti del suo sport. Non si fece trasformare in “bestia” lasciandosi morire (come era nell’intento nazista), ma mostrò la delicatezza della sua arte e del suo sport per sopravvivere. È la metafora del bello e del bene che vince sul male… Una storia di cui mi sono innamorato. Non potevo non raccontarla. Stavolta un film e non un romanzo… poco conta. Sono uno storyteller: lo strumento è soltanto l’elemento finale, quel che conta per me è la validità della storia!».


Titolo: Amici per la pelle
Autore: Emanuele Turelli
Editore: etabeta (EBS Print)
Anno: 2021
Pagine: 181


Per leggere la recensione di Amici per la pelle di Emanuele Turelli, clicca qui.


Per leggere la recensione dell’autobiografia spirituale di Jesse Owens, clicca qui.

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