Le pesanti verità del mondo del calcio

I Mazzola.

Ferruccio è l’ultimo dei Mazzola che la cronaca sportiva ci ha consegnato. Valentino, il capitano del Grande Torino, è entrato nella leggenda per le sue imprese calcistiche e per la tremenda sciagura di Superga (tralasciando le attenzioni che la stampa scandalistica di allora ebbe per le sue vicende sentimentali). Sandro, suo primogenito, è il celebrato “Baffo” dell’Inter di Helenio Herrera, squadra pigliatutto dei primi anni ’60 di cui è stato uno dei punti di forza, con i suoi guizzi e i suoi gol. Ferruccio, secondogenito del campione del Torino, è il terzo dei famosi Mazzola. Si definisce curiosamente «Terzo incomodo», nel titolo del suo libro. In cui parla della propria vita come di «Una vita nel pallone fra intrighi e intrugli, colpi bassi e morti sospette». Come non immaginare scenari sconvolgenti? Il volume – curato da Fabrizio Càlzia – mantiene le promesse echeggiate in copertina: Ferruccio descrive, argomenta, insinua, accusa, lancia allarmi. Non si limita a raccontare numerosi ricordi della propria vita (intrecciata con quella del suo famoso fratello e dell’ancora più famoso papà), le proprie vicende calcistiche e le attività in cui si è cimentato dopo il calcio giocato. Il terzo incomodo, scritto con uno stile immediato, spontaneo, disinibito (rivelatore del carattere sanguigno, diretto e tutt’altro che accomodante dell’autore-protagonista) è un libro di vera e propria denuncia.

La biografia.

Ferruccio non ha ricordi di Valentino: al momento della tragedia di Superga era troppo piccolo per aver trattenuto nella memoria parole e gesta di colui che stenta perfino a chiamare “papà”. E troppo lontano da lui finì per essere lo stesso Valentino (in piena rottura con la madre dei suoi figli) che viveva a Torino con la nuova compagna Giuseppina Cutrone e con Sandrino. Ferruccio non ha parole affettuose e indulgenti nei confronti del suo famoso papà e della sua convivente (che avrà modo di conoscere successivamente). Narra le proprie tormentate vicende familiari con molta partecipazione, riflettendo certamente il punto di vista della mamma (sempre rimasta con lui): i suoi giudizi, le sue prese di posizione, le sue fatiche nell’allevare i due figli nell’indigenza e senza aiuti. A lei, a Piero Taggini (che mamma Emilia sposerà anni dopo, diventando per Ferruccio il nuovo e vero papà), al fratello Sandro, a qualche ex collega calciatore e ad alcuni ex allenatori, ai pochi amici giornalisti, alle sue due mogli e ai suoi figli, “Mazzolino” rivolge parole di grande affetto e grandissima stima. Al contempo però, senza mezzi termini e senza peli sulla lingua, da dichiarato “terzo incomodo”, non lesina attacchi contro l’ipocrisia, i ricatti, gli accomodamenti e il perbenismo di quel mondo del calcio che gli è stato in gran parte ostile. Anche la sua vita calcistica infatti fu piuttosto dura. Raccoglieva buoni riconoscimenti, riceveva apprezzamenti, e quando tutto sembrava incanalarsi verso il definitivo colpo d’ala e l’attesa consacrazione, il decollo non avveniva mai. Non per sfortuna o eventi sfavorevoli, tiene a precisare, ma per deliberate responsabilità, a causa di ostacoli frapposti volutamente, per colpa di imprevedibili colpi bassi di persone senza scrupoli, di cui per altro non ha problemi a fornire le generalità. Il suo atteggiamento determinato e deciso, che non concede nulla alla mediazione e alla diplomazia, ha forse inficiato anche le denunce di tante situazioni “poco chiare” che ha conosciuto nel calcio? Sembra essere stata la tesi di suo fratello Sandro: secondo lui Ferruccio aveva mantenuto una sorta di (pre)giudizio ipercritico verso l’ambiente per non essere riuscito ad ottenere i risultati sperati. Di fatto, dopo la pubblicazione del libro, ne prenderà pubblicamente le distanze e interromperà i rapporti con Ferruccio.

Pesanti verità.

Il libro non è irriverente e sferzante unicamente a causa del carattere schietto dell’autore, o per la difficoltà del suo imporsi nella vita e nell’agonismo sportivo di alto livello. Il libro è esplosivo per le pesanti verità che vi sono contenute. Accennate per quel che basta a rivelare sospetti e autorizzare illazioni su morti premature di atleti, partite combinate, doping e su altro ancora. Sempre con la consueta precisione e franchezza: nomi, cognomi, testimonianze, riscontri, ammissioni, richieste di smentite mai avvenute. Gli intrighi e gli intrugli, come recita il sottotitolo, fanno da contrappunto all’avvincente narrazione autobiografica e costituiscono una specie di filo rosso che collega tutte le pagine e le riassume in una impietosa e amara constatazione: vittorie truccate, campioni (o presunti tali) dopati, illeciti, controlli inesistenti o volutamente approssimativi, favoritismi, connivenze, complicità, “mafie”. È come se all’intero mondo del calcio venisse tolta la maschera da parte di qualcuno fuori dal coro. Qualcuno che ha visto, sperimentato lui stesso. Qualcuno che ha raccolto sfoghi, confidenze e lacrime di familiari i cui mariti o padri sono stati calciatori, scomparsi precocemente a causa di patologie riconducibili a dubbie pratiche e a misteriosi caffè che venivano loro imposti prima delle gare. L’8 febbraio 2004 Ferruccio Mazzola, quasi in concomitanza con la prima edizione del libro, viene invitato a “Domenica In”: avanza accuse e punta il dito senza paura. Da quel momento subirà emarginazione e processi. Vincerà. E non sarà smentito.

Perché leggere il libro Il terzo incomodo. Le pesanti verità di Ferruccio Mazzola:

Perché aggiunge alla biografia nota di papà Valentino anche il proprio punto di vista; perché nel mondo patinato e paludato del pallone è raro trovare chi lo descriva con simile schiettezza e onestà; perché vi è testimoniato il coraggio nel porre tematiche scottanti, lanciare accuse circostanziate, prendere posizioni a dir poco scomode e controcorrente.


Titolo: Il terzo incomodo. Le pesanti verità di Ferruccio Mazzola
Autore: Ferruccio Mazzola
Editore: Bradipolibri
Anno: 2006
Pagine: 157

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