Intervista | Edoardo Caianiello, Manu Ginobili. Un bravo ragazzo

Chiacchierata su “Manu Ginobili. Un bravo ragazzo”

 di Alberto Coghi

Edoardo Caianiello, grande appassionato di basket e con un passato da radiocronista della Virtus Roma, nel 2018 ha scritto assieme a Fabrizio Fabbri “Kobe Bryant. Il morso del Mamba. Dall’Italia alla NBA, la storia di un predestinato”, edito da Ultra Sport. A fine 2018 per Ultra Sport è uscito “Manu Ginobili. Un bravo ragazzo”

Nel tuo libro coach Sanchez (il primo scopritore di Manu) dice che “per l’Argentina, per il suo modo di essere un professionista, un atleta, uno sportivo, Emanuel era il migliore (anche meglio di Maradona)”. Ci provi a spiegare un’affermazione del genere?  

Cosa vuol dire essere un’icona? Parte tutto da qua. Maradona è un’icona, Ginobili è un’icona. Credo che Coach Sanchez volesse semplicemente sottolineare il “come” i due sono arrivati ad essere quello che oggi sono. Ginobili a differenza di Maradona lo ha fatto in maniera “silenziosa” e “discreta”, seppure sul campo fosse più rumoroso di un tuono.

La Generacion Dorada è un fenomeno affascinante e per certi versi unico. Come ci si spiega questa improvvisa sovrabbondanza di talento e mentalità in una nazione che, grazie a quel nucleo di giocatori, ha iniziato a primeggiare nel basket? 

Fortuna e programmazione. Il talento non lo si crea in laboratorio, ma quando lo si ha davanti agli occhi bisogna saperlo coltivare, guidare ed allenare. Il fatto che rende unica quella squadra e quella generazione è che qualcosa che si può chiamare “amicizia” od “unione” o forse ancora di più “consapevolezza” ha permesso al talento di essere guidato ed allenato ancora meglio.

La carriera di Ginobili, come analiticamente descritto nel libro, pullula di momenti di svolta. Quale ritieni sia il momento più importante e perchè?

Ne scelgo tre. Il primo, la prima sconfitta con l’Argentina che poi ha generato un fuoco sacro ed unico. Il secondo, Meneghin non va alla Virtus e Messina sceglie Manu. Il terzo, la tripla di Ray Allen. Ma uno su tutti è quella tripla che condanna gli Spurs alla sconfitta.

Finali di Eurolega, Finals Nba, Finale Olimpica (per non citare i successi in maglia Virtus): A tuo parere qual è stata la “partita per eccellenza di Ginobili”?

Io penso la Finale Olimpica. Io credo che se Manu potesse rigiocarne una rigiocherebbe quella.

Manu Ginobili è stato un personaggio fantastico sia dentro che fuori dal campo (Messina nella prefazione lo definisce “un grande giocatore e un grande uomo”): c’è nell’NBA odierna un giocatore come Ginobili?

A Roma si dice che “morto un Papa se ne fa sempre un altro”, per fortuna nello sport quando un giocatore si ritira non ne arriverà mai uno come lui. Lo sport rende unici. C’è un nome che però mi viene ad istinto: Dirk Nowitzki.

Titolo: Manu Ginobili. Un bravo ragazzo
Autore: 
Edoardo Caianiello
Editore: 
Ultra
Anno: 
2018
Pagine: 
139