La scalata al Nanga Parbat dell’alpinista italiano

VINCITORE DELLA 1a EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO SPORTIVO INVICTUS.

La via perfetta, scritto da Daniele Nardi e completato da Alessandra Carati, è un libro intenso e drammatico. Non solo perché il suo autore non ha potuto portarlo a termine di persona. Nardi, alpinista nato in provincia di Latina, ha perso la vita nel 2019, assieme al collega inglese Tom Ballard, mentre si trovava sul Nanga Parbat. Una montagna colossale alta più di ottomila metri, che si trova in Pakistan e fa parte della catena dell’Himalaya. La via perfetta è il percorso che Nardi ha aperto verso una zona molto elevata del massiccio: uno sperone roccioso chiamato “Mummery”, dal nome dell’esploratore che per primo passò di lì per arrivare in vetta. Il libro è composto da cinque capitoli, tutti piuttosto corposi ma divisi in più brevi paragrafi: sono pochi i punti in cui la lettura rischia di allungarsi. Ad ogni capitolo corrisponde un tentativo di scalata del Nanga Parbat.

Due narratori.

Daniele Nardi ha steso i primi quattro di proprio pugno, raccontando in prima persona, mentre nella quinta ed ultima parte la voce narrante diventa quella di Alessandra Carati. A lei Nardi si è rivolto prima dell’ennesima salita, quella d’inizio 2019 che poi si rivelerà fatale. L’alpinista ha voluto cautelarsi, facendo in modo che la storia venisse tramandata in ogni caso: «Se non dovessi tornare dalla spedizione 2018-2019, desidero che Alessandra Carati continui a scrivere il nostro libro perché voglio che il mondo conosca la mia vicenda di vita». La scrittrice ha dunque seguito gli scalatori fino al campo base, posto ad un’altitudine di oltre quattromila metri. Il suo punto di vista arricchisce il libro, perché inquadra il contesto alpino da un punto di vista più “normale”; è quasi come se ognuno di noi si trovasse lì tra le nevi e potesse rendersi conto, un po’ più concretamente, di cosa significhi adeguarsi al gelo, ascoltare il proprio corpo, sentirsi parte di una missione.

Contenuto emotivo.

Anche Nardi descrive con grande efficacia le sensazioni e le reazioni tipiche dell’alta quota, ma è chiaro che non si può capire in profondità la montagna se non la si è vissuta sulla propria pelle. Per quanto ben spiegata, l’esperienza “fisica” di questo libro rischia di rimanere fuori portata per molti lettori; d’altra parte il contenuto emotivo è profondo e fortissimo. L’autore non si risparmia, sembra davvero svuotare tutto se stesso nel raccontarsi. Mette sul tavolo le sue motivazioni più intime, spiegandoci come ha fatto a ripartire tutte le volte che si è trovato a terra. Ci parla di passione, di famiglia, di amore, di amicizia. Ma anche di dubbi, egoismo, solitudine. Ci fa pensare che forse la via “perfetta” non è quella che arriva prima in cima, ma quella che ognuno sceglie di esplorare: «Il senso più profondo della mia impresa, quello che mi anima, è il tentare. Il tentare, non la vetta, è la parte più nobile». È dunque un libro colmo di misteriosa e contraddittoria umanità. Un libro da provare, anche se non siete amanti della montagna o esperti di alpinismo.

Perché leggere La via perfetta di Daniele Nardi:

perché è un libro profondo, intenso, sofferto, che spinge a farsi domande.


 

Titolo: La via perfetta
Autore: Daniele Nardi (con Alessandra Carati)
Editore: Einaudi
Anno: 2019
Pagine: 264

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