Litania di un arbitro – Thomas Brussig

Monologo di un direttore di gara

di Carlo Necchi

Un monologo. La prima cosa che ci ricorda questo libro, Litania di un arbitro, è che i nostri pensieri corrono ben più veloci dei nostri passi. La trama del tedesco Thomas Brussig è breve, rasenta le 100 pagine, ma si sviluppa tutta nella mente del protagonista e nello spazio tra una scalinata ed un piazzale. In quei pochi metri, dal portone di un tribunale alla portiera di una macchina, si dipanano i pensieri dell’arbitro internazionale Uwe Fertig, reduce da un’udienza che lo ha visto direttamente coinvolto. E’ lui la voce narrante nonché l’unica parlante del testo, più simile ad un monologo teatrale: sullo sfondo compaiono gli altri personaggi ovvero la moglie (o compagna, non è specificato) Judith, il cognato denominato signor Ludemann ed una sorta di “antagonista fantasma” che sarà svelato pian piano.

Critica e dramma. Il libro si compone di due parti: la prima, più corposa, contiene la litania dell’arbitro che spazia dai tormenti del mestiere di “fischietto”, con tanto di fenomenologia dello strumento, a quelli della società postmoderna popolata di personaggi superficiali e fastidiosi, come “l’uomo del bar” o la “donna della tv”. Il lettore può così immedesimarsi con efficacia in un arbitro e nei suoi stati d’animo, e magari anche rivalutare la propria posizione di tifoso rispetto a questo ruolo, fondamentale per il gioco ma sempre nell’occhio del ciclone. Non si tratta tuttavia di una mera critica sociologica: nella storia di Uwe Fertig fa capolino, lento ma via via più intenso, anche il dramma imperniato sul parallelismo tra il calcio e la chirurgia. Il fatto scatenante verrà a galla più avanti, quando il libro avrà probabilmente rapito il suo fruitore dopo un inizio un po’ più macchinoso, anche per via di uno stile volutamente ripetitivo ed insistente fino alle soglie del ridondante.

Considerazioni. Terminata la litania, si apre la seconda sezione dell’opera ed è come se un sipario si abbassasse: l’autore, Thomas Brussig, sveste i panni del direttore di gara e si rivela al suo pubblico, condividendo alcuni ragionamenti sul calcio e descrivendo la sua passione per il gioco. Queste pagine (Appunti di un tifoso) assumono un tono quasi filosofico senza mai perdere d’interesse, mentre nella sezione conclusiva (Breve excursus sulla mia vita da tifoso) lo scrittore diventa più esplicitamente autobiografico, parlandoci delle sue squadre del cuore e dell’attaccamento che per esse ha sviluppato, non sempre facile da spiegare. Parole su cui, ne siamo certi, potranno specchiarsi o quantomeno misurarsi tanti altri tifosi giovani o più anziani. Il consiglio finale è di regalarsi questo libro: si legge in poco tempo ed offre spunti di riflessione stimolanti, sul calcio e i suoi derivati.

Perché leggere Litania di un arbitro di Thomas Brussig: perché è un libretto ben scritto e che fa riflettere, sul calcio ma non solo; perché ci fa entrare nei panni di un arbitro, solo contro tutti

Titolo: Litania di un arbitro
Autore: Thomas Brussig
Editore: 66thand2nd
Anno: 2009
Pagine: 92