Aneddoti e retroscena del centro sportivo più vincente del mondo

Il Milan, come tutti sanno, è una delle squadre di calcio più blasonate in assoluto. Molti sono i suoi uomini simbolo. Campioni leggendari, manager, ma anche esperti di marketing e di comunicazione hanno contribuito a costruire negli anni una società d’eccellenza. Da un punto di vista gestionale, mediatico e, ovviamente, sportivo. Tutto è gravitato intorno a Milanello e tutti sono transitati da questa struttura polivalente, cuore pulsante del variegato mondo rossonero. Peppe Di Stefano, giornalista da anni a seguito dei rossoneri, ce ne parla nel suo Milanello, la casa del diavolo. Un caleidoscopio di episodi, consuetudini, piccole avventure i cui protagonisti sono di volta in volta calciatori, allenatori, dirigenti, e anche semplici addetti alla gestione del centro sportivo. Per tutti un onore e una grande responsabilità far parte dello staff di questa realtà situata nel comune di Carnago, a due passi da Gallarate, in provincia di Varese. Un’autentica oasi di pace immersa nel verde, lontana dallo smog e dalla frenesia dei centri abitati. E, soprattutto, sufficientemente distante dalla metropoli milanese, possibile occasione di distrazione per il raggiungimento degli ambiziosi traguardi della società. Questo, precisa fin dalle prime battute l’autore, era ciò che ha portato Angelo Rizzoli, presidente milanista a metà degli anni ’50, a ideare e promuovere un ambiente isolato e salubre, in cui la squadra potesse “ritirarsi” e preparare al meglio, atleticamente e mentalmente, allenamenti e gare. Proprio Rizzoli inaugura la “casa” del suo Milan nel 1963, l’anno della prima Coppa dei Campioni. Dunque un passo avanti rispetto a tutti, sia sul campo che in tema di progettazione e organizzazione.

Tutti per uno.

Il vero rilancio di Milanello fu però impresso da Silvio Berlusconi: il suo avvento ai vertici della società è coinciso, oltre al recupero di entusiasmo e di motivazione, con l’ottimizzazione delle risorse e con l’ammodernamento del centro sportivo. Che venne rinnovato, rilanciato, riprogrammato nei minimi dettagli, coinvolgendo ogni singolo attore: custode, giardiniere, cuoco, autista, medico sociale, amministratore delegato. Ciascuno si sentiva parte di un tutto, membro di un’unica famiglia permeata da una mentalità positiva e vincente in cui ogni singola professionalità garantiva al meglio il proprio contributo. Proverbiali e, come ricorda Di Stefano, provvidenziali gli atterraggi di Berlusconi col proprio elicottero personale al Club House, in alcuni momenti critici o in vista di incontri chiave per scuotere la squadra, sostenere l’allenatore, stimolare l’impegno di tutti.

Divertirsi, divertire e vincere.

La parte più interessante del libro, e forse la meglio riuscita, è quella in cui vengono passati in rassegna gli allenatori, da Nereo Rocco in avanti. Ricordando aneddoti di quotidianità spicciola che fanno risaltare le capacità di relazione e di gestione dei tanti atleti, anche quelli dalla forte personalità. Curiosa è anche la disamina dei molti giocatori che, indossando la gloriosa maglia milanista, ne hanno fatto la storia. Il volume presenta i loro caratteri, le doti di cameratismo, i momenti divertenti di convivialità, la voglia di goliardia sdrammatizzante. Un libro nel suo insieme leggero ma non certo banale, forse con qualche ripetizione di troppo. Frutto di anni di appostamenti da parte del giornalista di Sky per intervistare i diretti interessati, carpire confidenze, consolidare complicità e amicizie nell’entourage della squadra. Un libro ammiccante in cui – specie i tifosi rossoneri – avranno il piacere di ritrovare i loro beniamini in una veste meno ufficiale e più spontanea: ragazzi di talento con tanta voglia di divertirsi, nella vita e nel tempo libero, oltre che sul terreno di gioco. Divertimento che non raramente si traduceva in vivacità e brillantezza di schemi. E in strepitosi risultati. Le storiche imprese degli Immortali di Arrigo Sacchi, degli Invincibili di Fabio Capello e dei Meravigliosi di Carlo Ancelotti nascondevano un segreto, sicuramente percepibile tra le pieghe del libro. Pianificazione, preparazione e serietà, certo. Ma anche spirito di gruppo e unità di intenti: questa l’aria contagiosa e motivante che si respirava in quel di Carnago. Questo era – ed è – l’accogliente “casa” di Milanello.

Perché leggere Milanello, la casa del diavolo di Peppe Di Stefano:

per scoprire lo spirito di famiglia che regnava nei ritiri dei calciatori del Milan; per considerare il lato umano, carattere e bizzarrie comprese, degli allenatori e dei campioni rossoneri; per ritrovare una gran quantità di aneddoti relativi alla quotidianità del Centro sportivo.


Titolo: Milanello, la casa del diavolo
Autore: Peppe Di Stefano
Editore: Cairo
Anno: 2022
Pagine: 238

Lascia un commento





Ti potrebbe interessare anche

igor-trocchia-un-calcio-al-razzismo

Igor Trocchia. Un calcio al razzismo – Igor De Amicis e Paola Luciani

Il-gioco-e-il-massacro.-I-Mondiali-maledetti-di-Argentina-‘78

Il gioco e il massacro – Raffaele Cirillo

marino

Il favoloso Doctor J – Michele Martino

Salvo Anzaldi

Intervista a Salvo Anzaldi

Condividi
Acquista ora