Una ragazza mezzofondista che sfondò il muro dei pregiudizi

È un vero e proprio instant book, quello pubblicato in fretta e furia a spese dell’Associazione Italiana Tecnici di Atletica Leggera, per onorare la memoria di Paola Pigni, improvvisamente scomparsa nell’estate 2021 a 75 anni e mezzo. Nonostante l’agile libretto, corredato anche da qualche foto a colori, contenga brevi interventi di vari autori (Valerio Piccioni, Gianfranco Carabelli, Gianni Brera, Roberto L. Quercetani e Neejat Kok, Alfredo Berra, Giuliana Cassani, Franco Fava, Emanuela Audisio), la parte principale è costituita da una biografia dell’atleta milanese, firmata dallo storico suo concittadino Sergio Giuntini, chiamato a far comprendere al lettore digiuno di mezzofondo l’importanza di questa donna nella storia dello sport nostrano.

Una sfida: fare storia sociale dell’atletica leggera femminile.

Per chi non la frequentasse, la pubblicistica sull’atletica leggera è nel nostro paese da sempre dominata dal culto della statistica. Se a ciò aggiungiamo che spesso i narratori coincidono coi cronisti, i quali hanno visto coi propri occhi le gesta di cui poi informano il lettore, ed hanno spesso conosciuto di persona i protagonisti, capiamo perché leggere un testo su quest’argomento per chi non è del settore spesso coincida con l’entrata in un mondo a sé, criptico, quasi misterico. Lo sforzo di Giuntini è al contrario tentare di narrare la vicenda umana di Paoletta, figlia di musicisti finita sul campo d’atletica data la vicinanza con la scuola tedesca da lei frequentata sin da bambina, all’interno di un contesto più ampio, di storia sociale. Ma perché questa figura dovrebbe essere ricordata anche da tutti noi che magari con la pista di terra battuta (oggi in sintetico) non abbiamo familiarità? Il titolo già anticipa le conclusioni: lontana da un femminismo ufficiale che del resto all’epoca snobbava lo sport, durante la sua carriera dipanatasi dal 1961 al 1975 la Pigni ha saputo, al pari di Novella Calligaris nel nuoto e di Mabel Bocchi nel basket, imporre una nuova immagine pubblica della donna al grande pubblico.

Spingere avanti il limite.

Nello specifico, Paola era partita come tante sue coetanee come velocista. Erano del resto così forti i pregiudizi che sin dall’infausta Olimpiade del 1928, con conseguente cancellazione della gara degli ottocento metri, ritenevano impossibile e/o disdicevole per delle ragazze cimentarsi su distanze medie, senza parlare di quelle lunghe. Dotata di un’incredibile forza d’animo ma soprattutto di una persino eccessiva capacità di autocritica, nel corso degli anni Sessanta Paola scopre il mezzofondo, diventando più volte campionessa italiana sia degli ottocento sia dei “nuovi” millecinquecento metri. Praticamente solitaria in Italia fino all’ascesa della ben più giovane Gabriella Dorio, Paola troverà solo fuori dai confini nazionali avversarie degne di lei, le quali (tra qualche sospetto di doping di stato, soprattutto nel caso delle atlete del blocco orientale) le faranno spostare sempre più là l’asticella delle proprie possibilità. Nel frattempo, arriveranno anche l’amore e poi il matrimonio col proprio allenatore Bruno Cacchi, la nascita della figlia e il ritorno subitaneo in pista, poi l’ultimo infortunio… Lasciamo però il resto dell’affresco al lettore di questo libro, doveroso omaggio ad un’esponente importante dello sport d’Italia, nazione che ancora oggi spesso ignora totalmente la storia delle proprie figlie che l’hanno resa grande in pista (e non solo).

Perché leggere Paola Pigni. Liberarsi correndo di Marco Giani:

per scoprire come una “semplice” mezzofondista abbia allargato il campo d’azione delle donne italiana dell’epoca.


Titolo: Paola Pigni. Liberarsi Correndo
Autore: Sergio Giuntini
Editore: ASS.I.T.A.L.
Anno: 2021
Pagine: 116

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