Un romanzo tra vita reale e leggenda

Il bello dell’arte comunicativa è che non ha una sola direzione. È un fiume in piena, che fa di ogni pertugio il proprio letto, dando vita a rigagnoli in grado di arrivare dappertutto. Per questo è bello constatare che anche ottimi programmi radio, geniali e innovativi, possano diventare libri, anzi romanzi, altrettanto belli, geniali e se non innovativi, quantomeno particolari. È il caso di Rembò di Davide Enia.

Un mistero da svelare.

Il libro si sviluppa come un’inchiesta, ma per nulla giornalistica, sul misterioso Rembò, calciatore siciliano, palermitano per la precisione, degli Anni ’70. Un fenomeno, che a soli 19 anni, nel 1974, era già in odore di Nazionale. Fu proprio allora, però, che decisi di ritirarsi. E sparì, senza lasciare traccia, senza che nessuno abbia più saputo nulla di lui fino ai primi Anni ’90, quando in un cimitero di Marsiglia venne ritrovata una tomba che si pensa essere la sua. La data di morte è il 10 novembre 1991. Enia è bravissimo a non rompere mai l’incantesimo del libro, a non scavallare mai il sottilissimo confine tra il vero e il leggendario. Rembò è mai esistito? No, probabilmente no. Eppure, durante la lettura, il dubbio viene. Anzi, a dire il vero si arriva al punto di sperare che Rembò sia realmente esistito, che sono soltanto le cronache a non essersi accorte di lui, di un personaggio così bello, tanto palla al piede quanto fuori dal campo.

La nascita del mito.

Come detto, Rembò nasce in radio. Enia, infatti, nel 2005 condusse su Rai Radio2 un programma a puntate dedicato al racconto della storia di questo fantomatico fuoriclasse siciliano. Pensare che il romanzo sia la mera riproposizione di quel programma, però, sarebbe un errore. L’arte oratoria ha infatti tutta un’altra anima rispetto a quella letteraria. E la cosa impressionante è che Enia non ha difficoltà a maneggiare entrambe con classe e disinvoltura. Come Rembò giocava col pallone, l’autore gioca con Rembò, facendo continui richiami alla letteratura e alla cultura pop-sportiva: il nome del protagonista, ad esempio, richiama ovviamente Arthur Rimbaud, poeta francese dalla misteriosa biografia; e poi ci sono costanti richiami a Borges, a Shakespeare, finanche ai Beatles.

Ma Rembò, sia il personaggio che il libro, sono in realtà un bellissimo pretesto sfruttato da Enia per raccontare altre vite. Quella di zio Serafino, osservatore e scopritore del portentoso calciatore, grasso ma dal pensiero fulmineo, fumatore accanito e amante dei puzzle; quella della sorella di Serafino, Pupetta, donna religiosa fino all’inverosimile; quella della sorella di Enia, morta prematuramente nel 1990. In un gioco narrativo riuscitissimo, vita e leggenda si mischiano, dando vita a un quadro dalle tinte timide ma dai soggetti forti. E che tutti vorremmo poter vedere appeso nel salotto di casa nostra.

Perché leggere Rembò di Davide Enia:

perché lo sport quando diventa narrazione perde i confini tra realtà e mito.



Titolo: 
Rembò
Autore: Davide Enia
Editore: Fandango Libri
Anno: 2006
Pagine: 256

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