Strade nere – Marco Pastonesi
100 storie di ciclismo africano
Fotogrammi.
La produzione bibliografia di Marco Pastonesi, eccellente giornalista sportivo con il cuore diviso a metà tra ciclismo e rugby (discipline – entrambe! – da lui praticate, oltre che commentate), è ormai vasta e importante. Riguardo alle due ruote annoveriamo pubblicazioni particolari, di valore, mai scontate. Su aspetti specifici e su campioni dimenticati o poco celebrati, con precisa attenzione a gregari, seconde file e retroscena. Non fa eccezione nemmeno la sua ultima fatica, Strade nere. Da Bottecchia a Mandela, da Coppi a Girmay, dal Tour of Rwanda a Tropicale Amissa Bongo, 100 storie di ciclismo africano e in Africa. Le strade che Pastonesi ripercorre sono quelle del Continente Nero, alla scoperta di ciclisti autoctoni, descritti nella loro iniziale povertà e ammirati per il coraggio e la passione che ha permesso loro di raggiungere traguardi significativi. Nel suo agile testo, Pastonesi porta alla ribalta nuovi protagonisti. Il libro si compone di cento quadretti, originali e variegati, che tratteggiano di volta in volta miseria e determinazione, polvere e trofei, curiosità e colpi di scena, piccole storie e grandi exploit.
Bizzarrie e curiosità.
Risulta difficile selezionare le storie più interessanti e meritevoli. O anche le più significative ed esilaranti. Il volumetto si gusta tutto d’un fiato, anche saltando qua e là tra i racconti e gli aneddoti (numerati, titolati e con l’indicazione dell’atleta protagonista), attratti magari da un argomento, da un tema, da un personaggio, da una bizzarria. Ci si potrebbe imbattere nel tunisino Ali Neffati (il primo e il più giovane partecipante – a 18 anni – al Tour de France) che si presenta al via al Tour 1913 col fez (ufficialmente per… ripararsi dal freddo). Oppure nell’algerino Abdel-Kader Zaaf, musulmano praticante (e astemio) cui uno spettatore – al Tour de France 1950 – aveva allungato una borraccia contenente cognac, con il conseguente “spaesamento” del corridore che dopo varie soste forzate riprese la corsa in senso contrario, pedalando cioè verso la partenza anziché verso l’arrivo.
Ciclisti africani e italiani in Africa.
La bicicletta – e il ciclismo – declinati nelle più varie dimensioni e modalità. Come sogno, desiderio, divertimento, determinazione, riscatto, avventura, missione, vita. Numerosi anche qui gli esempi. Su tutti, quello di Adrien Niyonshuti, sopravvissuto al massacro della propria famiglia negli anni ‘90 in Rwanda: la sua esistenza svoltò grazie ad una vecchia bici di uno zio. Inforcò quel catorcio, si appassionò alle gare, e inanellò una serie di vittorie e di successi dentro e fuori il suo paese. Fino a fondare, nel 2013, la sua Cycling Academy per dare ad altri ruandesi la possibilità di diventare ciclisti come lui. E poi Biniam Grmay, il primo ciclista africano a vincere tappe nelle classiche europee di grande livello (come Giro e Tour). Ed anche Jeanne D’Arc Girubuntu, la prima donna ruandese in sella, una antesignana, come la nostra Alfonsina Strada. E poi altri e molto altro ciclismo africano. E i campioni italiani in Africa? Li rintraccerà il lettore. Scoprirà le motivazioni e le presenze nel Continente africano dei vari Bottecchia, Bartali, Coppi. O le glorie sportive di alcuni nostri connazionali, meno fortunati in patria. Atleti, coach, commissari tecnici, presidenti, impresari che hanno battuto quelle faticose “strade nere” contribuendo a renderle più vistose e luminose. Valorizzando il ciclismo africano. Coltivandone i talenti o perfezionando se stessi.
Perché leggere Strade nere di Marco Pastonesi:
per conoscere storie di sport e di vita sconosciute ai più.
Titolo: Strade nere
Autore: Marco Pastonesi
Editore: Ediciclo
Anno: 2025
Pagine: 159
