Coppa Davis 1976 (e non solo): gli uomini che fecero l’impresa

Dalla docu-serie…

Una squadra non nasce come un libro ma come una serie tv, prodotta da Fandango e andata in onda su Sky nel 2022. Si tratta di una storia in sei puntate sulla nazionale di tennis italiana, che tra gli anni Settanta ed Ottanta ottenne grandi traguardi. Su tutti la vittoria, prima e ad oggi ancora unica, della Coppa Davis nel 1976. Urge fare una premessa: la Coppa Davis è il maggiore torneo tennistico per squadre nazionali e si disputa ogni anno. Il regolamento storico prevedeva quattro fasi di incontri, distribuite durante la stagione; dal 2019 invece le date della competizione sono state compresse: si disputano le qualificazioni in primavera e le finali in autunno. Storicamente, ogni fase della Coppa prevedeva uno scontro tra nazionali in cinque sfide, quattro in singolare (cioè uno contro uno) e una in doppio (due contro due): vinceva la squadra che si aggiudicava per prima tre partite. Oggi invece si gioca al meglio delle tre vittorie, ovvero passa il turno chi porta a casa per primo due punti. Tutto questo per dire che, se un tempo la Davis era considerata un obiettivo prestigioso e su cui concentrare le forze, negli ultimi anni il suo valore è andato sfumando, anche dal punto di vista mediatico. Ma nel 1976 quella degli azzurri fu considerata un’impresa, peraltro quasi ripetuta nelle annate seguenti con tre secondi posti (’77, ’79 e ‘80).

… al libro.

Gli uomini che ci portarono la coppa sono cinque, in ordine alfabetico Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Adriano Panatta ed Antonio Zugarelli, più il capitano-non giocatore Nicola Pietrangeli (grandissimo ex degli anni Cinquanta e Sessanta). A questi nomi va aggiunto quello di Mario Belardinelli, morto nel 1998: era un dirigente della Federtennis e fu come un secondo padre per i quattro moschettieri di cui sopra. Ma torniamo al dunque: come si è passati dalla televisione a questo libro? Il produttore ed autore, Domenico Procacci (appassionatissimo di tennis), scrive: «Il montaggio della docu-serie fa letteralmente a pezzi le interviste raccolte coi protagonisti, le intreccia, le combina col materiale di repertorio. (…) È venuta quindi l’idea di proporre quasi nella loro interezza le cinque interviste, che sono in effetti il cuore di questo lavoro. A ognuna sono state dedicate due giornate piene». Tutto ciò è interessante, anzitutto perché ci ricorda che la carta stampata può ancora essere più profonda, ed arrivare più lontano per certi aspetti, rispetto al grande schermo.

Interviste godibili.

In più, bisogna ammettere che questo libro funziona. Merita la citazione anche la copertina, che sembra proprio la locandina di un film. Poi ecco le cinque interviste, che sono lunghe ma scorrono abbastanza rapidamente. In partenza ci può essere un po’ di scetticismo, perché siamo davanti a più versioni della stessa storia e, in effetti, alcuni contenuti finiscono inevitabilmente per calpestarsi. Però la ripetitività diventa anche un punto di forza: è bello leggere i racconti di ognuno e notare le differenze a seconda della prospettiva. E poi, soprattutto, sono interviste vivaci: Domenico Procacci incalza i suoi beniamini con domande dirette, talvolta pungenti, alla ricerca delle verità più interne a quella squadra vincente. Il risultato è come detto un po’ ciclico, perché gli elementi ritornano di volta in volta, ma efficace: sembra proprio di andare a visitare di persona i cinque protagonisti, sedendosi in salotto con ciascuno di loro a ricordare gli episodi “incriminati”. Possiamo dunque consigliare questo libro a tutti gli amanti del tennis (specie a chi c’era in quegli anni), mentre chi non segue abitualmente questo sport potrebbe fare più fatica a capire tutte le dinamiche narrate.

Perché leggere Una squadra di Domenico Procacci:

perché ricorda importanti vicende storico-sportive dando voce, in maniera “confidenziale”, ai più grandi protagonisti del tennis italiano.


Titolo: Una squadra
Autore: Domenico Procacci
Editore: Fandango Libri
Anno: 2022
Pagine: 377

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