Una storia popolare del calcio – Mickaël Correia e Jean-Christophe Deveney
Il graphic novel sullo sport più amato al mondo
Nel 2018 l’editore francese La Découverte mandava alle stampe Une histoire populaire du football, scritto da Mickaël Correia: qualche anno dopo, nel 2025, è uscita in Francia la versione a fumetti, nata dall’incontro fra Correia e lo sceneggiatore Jean-Christophe Deveney prima, e poi l’illustratore Lelio Bonaccorso – coadiuvato per quanto riguarda i colori da Deborah Braccini. Ora quest’opera visuale di storia sociale sbarca anche nel nostro Paese, grazie a Tunuè, casa editrice leader di settore.
Una graphic novel sulla storia sociale del calcio.
Ciò detto, bisogna capirsi sin da subito sulla natura di questo prodotto editoriale, solo all’apparenza un fumetto per ragazzi, categoria a cui – lo sappiamo benissimo – tendiamo a ridurre tutte le bandes dessinées francofone. Si tratta al contrario di una graphic novel, pensata quindi per un pubblico leggermente più grande (diciamo dalle scuole superiori in poi), non tanto per i contenuti (per la quasi totalità, adatti anche a ragazzi più giovani), quanto per la forma verbale, che in certi punti diventa veramente complessa, sia nella sintassi che nel lessico. Se quindi siete pronti alla lettura non “da spiaggia”, sarete ampiamente ripagati da quest’opera, che va a riempire un vuoto editoriale evidente, nel nostro panorama italiano. Anche perché Una storia popolare del calcio parte col botto, offrendoci subito, coi primi capitoli, le storie migliori – purtroppo, infatti, cala un po’ nel finale, con tre capitoli finali un po’ sottotono. Si parte con E “folk football” fu, quindi la preistoria del calcio, trattata finalmente in chiave originale, sociale, il che permette ai due autori di non ridurla alla solita rassegna sul calcio cinese che alla fine è un po’ quello precolombiano … Da subito, invece, i giochi col pallone hanno una carica eversiva, anche nelle Isole Britanniche del Medioevo e dell’Epoca Moderna. Si passa quindi alla Nascita di uno sport industriale, con la vera e propria genesi del calcio moderno, e poi a Il gioco del popolo, un capitolo che già nel titolo denuncia la paternità dei suoi contenuti (la serie The English Game, ovviamente).
Aperture varie.
Col quarto capitolo lasciamo l’Europa e ci dirigiamo in Sudamerica, dove il football sbarca assieme agli ingegneri e ai mercanti britannici. Una chiave intrigante, utile per de-europeizzare la storia del calcio, e che viene seguita per tutto il volume, con capitoli assai interessanti dedicati al calcio africano (purtroppo misconosciuto, nel nostro Paese), o a quello brasiliano. Innovativa anche la scelta di includere due capitoli dedicati al calcio femminile: il meglio riuscito è senza dubbio il primo, quello dedicato all’avventura del calcio operaio durante la Prima Guerra Mondiale, in Inghilterra. Arrivano poi, abbastanza scontati, i due capitoli dedicati ai totalitarismi, e alla resistenza a questi ultimi: il secondo è quello d’ambientazione sovietica dedicato alla vicenda dei fratelli Starostin, il primo è quello d’ambito nazista incentrato sulla vicenda di Matthias Sindelar. Proprio il capitolo L’uomo di carta (soprannome del fuoriclasse austriaco) ci permette di dire qualcosa sul limite – certo non grave – di Una storia popolare del calcio: un libro che, pur avendo basi storiche molto più solide della maggior parte dei programmi divulgativi oggi in circolazione (libri, podcast, canali Youtube …), non è sempre inattaccabile, dal punto di vista storiografico. Ad esempio, la narrazione della vicenda di Sindelar contiene varie incrostazioni mitiche che purtroppo, nel corso di questi anni (come denunciato ad esempio da Jo Araf nel suo Generazione Wunderteam), hanno distorto la vera vicenda sportiva e umana di questa stella del calcio fra le due guerre. Ciò detto, a meno che dobbiate scrivere un saggio accademico di storia del calcio, Una storia popolare del calcio è un libro da avere, e da regalare, soprattutto a coloro che per la prima volta si avvicinano non tanto alla storia del calcio tout court, ma a quella sociale. La cornice delle tredici storie narrate, infatti, è la domanda su quanto il football possa tutt’ora essere rivoluzionario, nel mondo globalizzato in cui viviamo – domanda che attraversa per altro un altro interessante volume uscito quest’estate, cioè Il calcio è potere. Una storia critica dei mondiali da Mussolini a Trump, di Luca Pisapia (Einaudi, 2026). La risposta di questa bella graphic novel si trova nella Storia, cioè nello studio di come il pallone sia stato rivoluzionario, non solo in Europa, non solo nell’Ottocento, e non solo nell’universo maschile.
Perché leggere Una storia popolare del calcio di Mickaël Correia e Jean-Christophe Deveney:
perché è un viaggio visuale nella storia sociale del calcio, un libro utile e dilettevole originale sia nella forma che nella sostanza.
Titolo: Una storia popolare del calcio
Autore: Mickaël Correia e Jean-Christophe Deveney
Editore: Tunué
Anno: 2026
Pagine: 144