Asfalto – Andrea Dovizioso

La normalità di correre a 300km/h

di Alba Uttaro

Un bravo ragazzo. Ammettiamolo: nella vita molto spesso è solo questione di simpatia. Più spesso di quanto siamo disposti ad accettare, abbiamo fatto scelto di pelle, di prime impressioni, di vibrazioni. Con Dovizioso può essere solo così. Come avere in antipatia un così bravo ragazzo? Come non trovare adorabile il secchione carino e timido, che vince ogni tot, silenzioso e un po’ ombroso. Siamo lontani dai personaggi giganteschi, da genio e sregolatezza, dai numeri storici, dai romagnoli simpaticoni. Qui abbiamo un bravo ragazzo di origini siciliane, naturalizzato forlivense e con la passione per le moto. Un ragazzo “normale” (per quanto si possa definire normale chiunque per lavoro corra in moto a 300km/h sfidando altri che fanno la stessa cosa e cercano di farla meglio) che si è raccontato in Asfalto, la sua autobiografia edita da Mondadori nella collana “Vivavoce”.

Il cavallo bianco e il cavallo nero. Mentre il Dovi si racconta, emerge il conflitto yin e yang dentro e fuori, sia per l’uomo che per lo sportivo. Lui chiama questi aspetti contrapposti «il cavallo bianco e il cavallo nero» (sono anche raffigurati nel logo sul retro del libro) e il paragone è azzeccato. «Sono un cavallo bianco» dice a se stesso il Dovi. «La mia guida è controllo, studio, strategia, tutta testa. Non sono un pilota che corteggia la paura, la caduta, sono uno che riflette. È un difetto, forse?». Se lo chiede per tutto il libro, si risponde di no, non si può dire che se al posto di quel cavallo bianco ci fosse quello nero, lui guiderebbe meglio. È il suo modo di essere e il Dovi non vuole chiedere scusa. Anche se sembra che a volte ci soffra un po’.

Le scuderie. Bianco o nero, resta sempre un cavallo. Un animale che simboleggia libertà e forza, una certa incoscienza. Anche questo può essere Andrea. Un carattere cervellotico, ombroso, ipercritico, mai davvero tranquillo. Racconta delle corse in motocross degli inizi. Il Dovi ha un bel rapporto con le moto, si capisce che le ama – i pezzi, il motore, le esigenze, i rumori -, ma ha un rapporto difficile con se stesso. Deve lavorarci su per stare contento, e questo complica sempre la vita. Parla della falsa partenza con Aprilia, dell’amore finito con la Honda – lo fa con il tono di un marito che non accetta la fine di un matrimonio – della parentesi Yamaha, del lavoro in Ducati. La testa torna sempre lì, al conflitto intimo. Il padre, il manager.

Chi è Andrea. Dovi piace perché sembra uno di noi. Uno normale, uno con limiti, con difetti, che si fa mille domande, che fa fatica a migliorare. Uno che, per certi numeri e certe prestazioni, avrebbe potuto intitolare “Sterrato” la biografia e non Asfalto. Uno che è caduto, come tutti noi. In realtà, Andrea è un uomo fuori dal comune, che con il suo lavoro intimo e tormentato ribalta il clichè del motociclista spericolato e tutto pancia. È uno e l’altro, il cavallo bianco e il cavallo nero. Questo ce lo avvicina e ci permette di perdonargli certe ingenuità nel fraseggio («mi piaceva di brutto», «era una bella bega»).

Perché leggere “Asfalto. Perché l’impresa eccezionale è essere normale.

Titolo: Asfalto
Autore: Andrea Dovizioso
Editore: Mondadori
Anno: 2018
Pagine: 221