Caro nemico – Nicola Roggero

Quando rivalità e amicizia hanno scritto la storia dello sport

di Alessandro Gennari

Credo che tu abbia bisogno di Skinner. A ciascuno occorre una nemesi. Sherlock Holmes aveva il suo dottor Moriarty, Beep Beep ha il suo Wile E. Coyote, anche Maggie ha quel bebè con un unico
sopracciglio” (I Simpson, S.5 E. 19 “Il direttore in grigioverde)

La secolare storia dello sport è popolata da dualismi e rivalità che hanno contribuito a vergarne le pagine. Ciclismo, calcio, tennis, atletica, financo il motorsport: non c’è stata disciplina praticata dall’uomo che non sia stata esente da sfide all’ultimo – metaforico ma in alcuni casi non troppo – sangue fra campioni che hanno segnato le epoche.

Ce lo insegna Matt Groening, anche se quello fra il rampollo di casa Simpson e il wannabe inflessibile Direttore della scuola elementare di Springfield è un dualismo che si dipana su mille altri fronti ma non quello sportivo; ce lo racconta la raffinata penna di Nicola Roggero, inconfondibile voce del calcio inglese e non solo sulle reti satellitari, nel suo libro Caro Nemico (Absolutely Free Editore, pp. 125) Dodici capitoli con altrettante storie di rivalità sul campo gara sfociate però in amicizia al di fuori di esso. Racconti spesso già noti ma che si lasciano comunque leggere, potendo così apprezzare a pieno la vera essenza dello sport come veicolo di valori e unione fra popoli e persone.

È lì a dimostrarla la storia di Jesse Owens e Lutz Long: il primo è la freccia nera venuto dagli Usa che con i suoi trionfi mette in palese imbarazzo Adolf Hitler nelle Olimpiadi che avrebbero dovuto mostrare al Mondo la superiorità della Germania; l’altro è uno dei pupilli del Fuhrer, alto e biondo, campione nel salto in lungo. Durante i giorni di gara i due salderanno un significativo rapporto di amicizia, tragicamente spezzato dal corso degli eventi e dalla morte al fronte di Long.

Nel corso del suo viaggio, Roggero ci conduce, fra gli altri posti, nell’America dei giganti del basket Wilt Chamberlain e Bill Russell, nell’epopea del “Rosso Volante” Eugenio Monti, nella Francia divisa in due fra chi tifa il predestinato Jacuqes Anquetil e il calimero Raymond Poulidor, costantemente beffato e mai arrivato a coronare il sogno di chiudere il Tour in Maglia Gialla («Amico mio mi dispiace, ma anche questa volta arriverai dopo di me!» trovò modo di ironizzare Anquetil in punto di morte, parlando al rivale di mille battaglie accorso al suo capezzale); e ancora, l’improbabile quanto sincera amicizia fra uno dei più grandi interpreti dello sci di fondo di ogni epoca – Bjorn Dahlie – e Philip Boit, un keniano che al mezzofondo su strada ha preferito dio solo sa perché il fondo sugli sci e che a Nagano 1998, al termine di una fatica immane, troverà proprio il Vichingo che pur di attenderlo al traguardo ha fatto rimandare la cerimonia di premiazione di quasi un’ora.

Un libro tutto da leggere e da gustare per conoscere un altro lato dello sport oltre a quello meramente legato al racconto delle medaglie. Perché l’amore e la guerra, nella vita come nello sport, si fa in due.