Donne, Vodka e Gulag – Marco Iaria

Vita, morte e miracoli del Pelè sovietico

di Carlo Necchi

Il nome di Eduard Streltsov vi dice qualcosa? Se sì, Donne, vodka e gulag è il libro che fa per voi. Se no, Donne, vodka e gulag è il libro che fa per voi. Alla penna di Marco Iaria, giornalista de La Gazzetta dello Sport, è affidata la ricerca sul grande ex attaccante, bandiera della Torpedo Mosca (allenata da Igor Kolyvanov, nel momento in cui scriviamo) e bomber della nazionale sovietica tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Se la squadra di club rimase il grande amore sportivo di Streltsov, in barba alle “grandi raccomandate” che lo cercarono invano, più controverso fu il legame con la pur bramata casacca rossa dell’URSS e non sempre per questioni di campo.

Eduard Streltsov. Un uomo chiamato colpo di tacco; un’esistenza da montagne… russe, sui binari di un talento straordinario e di una certa propensione all’eccesso, dentro e fuori dal campo. Nato nella povertà e cresciuto senza padre, “Edik” impiegò pochissimo a scalare le vette del calcio nazionale, debuttando nella massima divisione a nemmeno 18 anni e lasciando altrettanto presto un segno indelebile, sui destini della squadra e soprattutto nell’immaginario dei tifosi che in lui scoprirono un nuovo riferimento passionale. Di altre idee furono i funzionari del partito comunista, passato dalle mani di Stalin a quelle di Nikita Cruschev e poi sotto il controllo di Leonid Brezev: in quegli anni, le rigide strutture governative dell’Unione si arrabattarono per ingabbiare l’indole “occidentaleggiante” di Streltsov, accusato a più riprese per i suoi comportamenti e punito sino alla prigionia nei gulag, i massacranti campi di concentramento a scopo, per così dire, rieducativo.

Il contesto. Il libro di Iaria offre più canali d’investigazione a cominciare dalla storia del protagonista, tratteggiato tecnicamente ed umanamente con dovizia di particolari; in parallelo, il lettore potrà rivisitare gli albori del calcio sovietico ma non solo perché Streltsov, dapprima protagonista in patria, riuscì a farsi conoscere pure oltre i confini della cosiddetta Cortina di ferro, l’ampia zona dell’Europa orientale allora posta sotto l’influenza dell’URSS. Anche il pubblico italiano ebbe modo di osservarlo dal vivo ed in particolare quello interista, in un combattuto primo turno della Coppa Campioni 1966 che i nerazzurri di Helenio Herrera videro poi sfumare solamente in finale, contro il Celtic. La lettura offre inoltre un sommario ma significativo spaccato dell’esperienza comunista nel periodo post staliniano, anni controversi in cui lo stadio poteva diventare “l’unica zona franca nella quale scaricare tutta la rabbia per le inaccettabili condizioni di vita”. Le peripezie del giovane Streltsov riallacciano dunque calcio, storia e politica in un testo ben documentato e coinvolgente, condito da quel tocco mitologico che inevitabilmente attornia gli eroi in bianco e nero come “Edik”.

Perché leggere “Donne, vodka e gulag” di Marco Iaria: per conoscere la storia di un grandissimo calciatore del passato; per riconoscere la contaminazione tra sport e ideologia.

Titolo: Donne, vodka e gulag
Autore: Marco Iaria
Data di pubbl.: 2018
Casa Editrice: Ultra Sport
Pagine: 172