Il curioso caso di Sidd Finch – George Plimpton

La storia del monaco buddista che trasformò il gioco del baseball

di Andrea Rossetti

Se c’è un merito che va dato alla squadra della casa editrice 66thand2nd è quello di saper riscoprire perle del passato, magari mai edite in Italia. Il curioso caso di Sidd Finch di George Plimpton (pp. 317) è una di queste. Scritto nel 1987, è stato pubblicato in Italia soltanto nel 2012, a distanza di nove anni dalla morte dell’autore. E che autore: Plimpton è stato uno dei più geniali giornalisti e scrittori della seconda metà del Novecento americano, tra i fondatori della prestigiosa rivista letteraria newyorchese Paris Review, amico di scrittori come Hemingway e Gay Telese e di politici come Bob Kennedy. Amante e sviluppatore del cosiddetto “giornalismo partecipativo”, la sua passione per lo sport (soprattutto per i suoi risvolti sulla società) lo rese una delle penne più apprezzate di Sports Illustrated. Ed è proprio da un articolo pubblicato su questa rivista nel 1985 che nasce il libro di cui stiamo scrivendo.

Come tutto ebbe inizio. L’1 aprile di 35 anni fa, Plimpton scrisse un pezzo intitolato The Curious Case of Sidd Finch: «È un lanciatore, in parte maestro di yoga e in parte eremita. Liberatosi incredibilmente dal nostro opulento stile di vita, Sidd è indeciso fra lo yoga e il suo futuro nel baseball». L’autore raccontava di questo misterioso e talentuoso personaggio scoperto dai New York Mets in grado, pare, di lanciare una pallina da baseball alla folle velocità di 260 km/h. Per giorni la notizia fu sulle labbra di tutti, finché non venne a galla che si trattava di un pesce d’aprile (sul quale anche i Mets erano d’accordo). Il successo di quell’articolo fu tale, però, che Plimpton due anni dopo decise di trasformarlo in un romanzo dove il baseball rappresenta il proscenio su cui si muovono personaggi in parte realmente esistenti e in parte inventati, simpaticamente stereotipati, quasi fumettisticamente delineati. Ecco, Il curioso caso di Sidd Finch è un meraviglioso fumetto in parole, dove il reale muta in surreale.

La trama. Il romanzo racconta di Sidd Finch, giovane buddista nato in Inghilterra e adottato da un antropologo scomparso sull’Himalaya, che suona il corno francese, imita i suoni alla perfezione è in grado di lanciare una palla da baseball a una velocità inimmaginabile. I New York Mets lo scoprono e lo vogliono ingaggiare, ma Sidd (nome che si è dato in onore di Siddharta), dopo aver trascorso otto anni in Tibet a imparare l’arte della meditazione, è combattuto. In parte vorrebbe rientrare nella cultura occidentale, in parte no. Questa costante ricerca di un equilibrio lo manda in crisi. In questo percorso di incertezza, Sidd s’imbatte in una ragazza di cui si innamora, Debbie Sue, e in uno scrittore reduce dal Vietnam che non riesce più a scrivere. E sull’incontro di queste vite ruota l’intero romanzo.

Il baseball nel romanzo. Domanda legittima: è un libro di sport o un “semplice” romanzo in cui lo sport è solo pretesto? Risposta democristiana ma vera: entrambe le cose. Sportivamente parlando, Plimpton nel libro dà un’interessante chiave di lettura filosofica del baseball. L’importanza della tecnica, della meditazione, del rapporto spazio-tempo uniscono in maniera inattesa il pensiero zen al baseball, rendendo evidenti punti di contatto tra due mondi lontanissimi. E poi c’è l’elemento, universalmente applicabile agli sport, del nuovo che è in grado di scardinare le tradizioni. Sidd, quasi involontariamente, col suo talento rischia di mandare all’aria decenni e decenni di storia del baseball. Ne cambia la visione, le regole non scritte. Il libro è, per certi versi, una profonda riflessione su come gli sport siano, in realtà, restii a cambiare, a innovarsi, ad accettare che nel loro piccolo mondo subentri chi non sa nulla ma avrebbe la forza (non solo fisica) di rivoluzionarlo.

Piccolo capolavoro. Il baseball, quindi, non è soltanto proscenio, bensì protagonista primo e ultimo. Ed è attorno a esso che Plimpton fa danzare il suo surrealismo. Narrativamente è un romanzo che fila stupendamente, non s’incaglia mai. E che, nella sua apparente semplicità, nasconde riferimenti letterari tutt’altro che banali, da Telese a Faulkner, arrivando finanche a citare Eliot. L’abilità di Plimpton di nascondere questa complessità nel sarcasmo e nella leggerezza rendono Il curioso caso di Sidd Finch un piccolo capolavoro della narrativa sportiva che anche chi non capisce assolutamente niente di baseball può godersi.

Perché leggere Il curioso caso di Sidd Finch: perché è la dimostrazione di come la letteratura possa raccontare lo sport senza raccontarlo per davvero.

Titolo: Il curioso caso di Sidd Finch
Autore: George Plimpton
Anno: 2012
Casa editrice: 66thand2nd
Pagine: 317