Io, Ibra – Zlatan Ibrahimović

Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non puoi togliere il ghetto dal ragazzo

È assieme a Cristiano Ronaldo e Neymar il calciatore più chiacchierato per il suo stile di vita, molto più di Messi che, rispetto agli altri campioni, raggiunge l’apice sul campo di calcio. E forse gran parte della sua celebrità ha subito un’accelerata consistente grazie a questo libro: Io, Ibra. Perché la biografia di quello che è stato il più grande giocatore di calcio svedese ed uno dei top 10 degli ultimi 10 anni, non è una semplice e banale cronistoria della sua vita, bensì un continuo soffermarsi su aneddoti che rendono l’idea di come Zlatan Ibrahimović da normale calciatore sia diventato un personaggio sfavillante del panorama sportivo mondiale.

Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non puoi togliere il ghetto dal ragazzo”. Questa frase descrive alla perfezione Ibrahimovic ed i suoi inizi nella città di Malmo: i primi calci al pallone, le biciclette rubate per andare agli allenamenti, i colpi da fenomeno (in un corpo esile, ma allo stesso tempo tremendamente dominante) ed il complesso rapporto con la famiglia. È qui che nasce il dispregiativo “Zingaro”, derivato dal fatto che è figlio di immigrati slavi, con cui Zlatan è stato definito in molti stadi italiani; nomignolo da lui mai disprezzato in quanto lo fortificava nei momenti di difficoltà guardando alle sue origini umili e difficili.

Le sue imprese, leggendarie o no (come gli 8 gol realizzati all’esordio partendo dalla panchina), si sprecano ed in Svezia si accorgono ben presto di avere tra le mani un diamante grezzo, il classico campione che ti passa una volta nella vita. Il trasferimento all’Ajax, avvenuto nel 2001, avvicina pressochè definitivamente Ibra al grande calcio (con i Lancieri esordisce in Champions) e gli permette di essere notato dall’uomo che ne segnerà la sua carriera: Mino Raiola, da lui amichevolmente definito “il meraviglioso ciccione idiota”. Raiola, di cui Ibra descrive dettagliatamente l’ascesa nel mondo dei procuratori sportivi, intravede nel gigante svedese un enorme salvadanaio ed, assieme a Luciano Moggi, ne orchestra il suo passaggio alla Juventus.

Da qui Zlatan, che dai tempi dell’Ajax si porta dietro il paragone con Marco Van Basten, inizia a descrivere il suo rapporto con alcuni personaggi incontrati nel suo percorso sportivo: la stima per Capello e Moggi conosciuti durante lo scandalo di Calciopoli, la venerazione totale per Mourinho (da lui etichettato come l’allenatore con cui ha avuto il miglior feeling) e l’odio profondo per Guardiola (reo di averlo ritenuto il capro espiatorio del mancato trionfo europeo nella stagione 2009-2010 del Barcellona).

Come in campo anche sulle pagine di un libro, Ibra non si vergogna di dire quello che pensa e con colpi di frusta risponde attentamente a tutti coloro che lo hanno accusato di non aver avuto nessun affermazione di carattere internazionale né con i club, né con la Nazionale svedese.

“Io, Ibra” è un testo originale, tagliente e ben scritto; una delle poche biografie di calciatori che vale la pena di essere letta perché dietro l’autoerotismo che Ibrahimovic ha per sé stesso ci sono storie infinite, affascinanti e fantasiose. Io, Ibra: un libro per tutti!

Ti è venuta voglio di leggerlo? Clicca qui