Intervista | Lucio Biancatelli, Poveri ma belli

Chiacchierata su “Poveri ma belli”

 di Redazione

Lucio Biancatelli, romano con ascendenze abruzzesi, classe 1963, giornalista, già autore di due libri sugli anni d’oro del tennis italiano (Pasta Kid e 1976. Storia di un trionfo), si è cimentato nel racconto del Pescara di Giovanni Galeone – protagonista della scena calcistica a cavallo fra anni ’80 e ’90 – pubblicando presso Ultra Sport Publishing Poveri ma belli. Il Pescara di Galeone dalla polvere al sogno. Lo abbiamo sentito per una chiacchierata sulla sua opera.

Innanzitutto la domanda più scontata: perché un libro sul Pescara di Galeone?

Frequento l’Abruzzo fin da bambino , visto che la famiglia di mio nonno materno è originaria di San Vito Chietino. Da sempre romanista, mi sono innamorato del Pescara a metà anni 80, quando vedevo i miei amici abruzzesi impazzire letteralmente per il Pescara di Galeone. Andai a vedere le prime partite e il Pescara in A a Roma, poi da giornalista seguivo la serie B per Paese Sera nell’anno della seconda promozione. Il personaggio Galeone mi colpì subito e feci il tifo perché arrivasse alla Roma del dopo Liehdolm. Purtroppo non avvenne.

Ha fatto una scelta precisa: non è lei a raccontare quelle straordinarie annate, bensì gli stessi protagonisti. Questo rende il suo libro diverso da tanti altri dove è il giornalista attraverso le sue ricerche e i suoi ricordi a narrare ciò che accadde. Quali sono i motivi di questa scelta?

Credo che il racconto da parte dei protagonisti sia narrativamente forte. Poi ovviamente ci ho messo del mio, soprattutto in alcuni capitoli. Ma la voce dei protagonisti secondo me deve essere sempre in primo piano. Sono loro che l’hanno vissuta, ed è bello per chi legge specchiarsi nelle loro emozioni a distanza di trent’anni e sentirle ancora vive.

Da Galeone a Junior, da Sliskovic ai tifosi, le interviste sono tantissime, dev’essere stato un lavoraccio recuperare tutte le testimonianze…

Sì, non mi sono risparmiato, ci ho lavorato un anno e ho viaggiato da Bologna a Pescara, da Verona a Milano. Spesso mi sono sentito come qualcuno alla caccia di storie e personaggi dimenticati. Non tutti infatti sono celebri oggi come Gasperini o Galeone, molti non sono più nel calcio da anni. Ma a Pescara li amano ancora e ricordano tutti a memoria quella formazione che snocciolano come un mantra: Gatta, Benini, Camplone, Bosco Ciarlantini Bergodi, Pagano Gasperini Rebonato, Loseto Berlinghieri. E poi i vari Di Cara, Gaudenzi, Marchegiani. Aver presentato il libro a Pescara prima con Galeone e Sliskovic poi con Leo Junior, è stato un grande onore. Bosco e Berlinghieri anche loro sono scesi a Pescara per la presentazione. E poi i “pescaresi” tutti molto disponibili, da Pagano a Di Cara, da Marchegiani a Ronzani.

Se le chiediamo a bruciapelo “Chi è Giovanni Galeone?” cosa risponde?

Un uomo dal grande carisma e con un forte senso della vita. Un leader nato. Un uomo con molti interessi oltre il calcio che non si è mai nascosto dietro a un dito, con quella voglia di osare e stupire che ha fatto innamorare di lui i pescaresi che ancora lo venerano dopo più di 30 anni. Un personaggio controcorrente e abituato a esprimere sempre il suo pensiero, anche quando diplomazia avrebbe suggerito cautela. E forse per questi motivi il calcio che conta non l’ha mai chiamato sulla panchina di una grande, come avrebbe meritato.

A Pescara vi sono stati altri momenti di gioie calcistiche, recentemente con Zeman e Oddo, tuttavia si ha come l’impressione che quell’alchimia che venne a crearsi tra Galeone, squadra e città non si ripeterà mai più. Per quale motivo secondo lei?

Perché Galeone come dicevo è entrato nel cuore di tutti i pescaresi. Lui la città la viveva, in quegli anni “era una giostra” come ama ripetere. A Pescara c’è un prima e un dopo Galeone. Altri due ingredienti hanno fatto innamorare i tifosi del “Gale”: il gioco spregiudicato, arrembante e sbarazzino, sempre teso alla sfida, e la storia della prima promozione, inaspettata e impronosticabile, che giustamente il telecronista storico, Enrico Rocchi, definì “un miracolo”. Galeone era uno sconosciuto quando arrivò a Pescara, e gli fu consegnata una squadra di ragazzini e qualche reduce dalla retrocessione dell’anno prima. Ma non cercò alibi, ne’ voleva che in alcun modo li cercassero i suoi ragazzi. Ai quali diceva: “Entrate in campo e divertitevi !”

Dal ripescaggio all’inaspettata promozione in Serie A, quello del Pescara 86/87 fu un vero e proprio miracolo sportivo. Storie così possono ripetersi al giorno d’oggi o semplicemente appartengono all’epoca d’oro del calcio italiano e oggi sono irripetibili?

Penso proprio che appartengano ad un’epoca d’oro oggi irripetibile, e lo pensano anche molti dei protagonisti da me intervistati. Troppo diverso il calcio di oggi, troppo  legato ai grandi capitali economici, ai social e soprattutto ai procuratori. Allora c’era un “professionismo dal volto umano”, e quel gruppo lo testimonia ancora oggi. Gianni Mura nella prefazione di “Poveri ma belli” scrive che quel calcio era più democratico e anche le piccole potevano in qualche modo dire la loro. Come il Verona di Bagnoli, che vinse lo scudetto nel 1985. O la Sampdoria 6 anni dopo.

Quando si scrive un libro ci si augura che il lettore ne trattenga qualcosa per sempre. Lei cosa spera serbino nel cuore i suoi lettori?

Spero di aver suscitato in loro delle emozioni, che possano aver in qualche modo “rivissuto” quegli anni formidabili, nei quali Pescara vinceva nel calcio ma anche nella pallanuoto, con Manuel Estiarte. Molti di coloro che hanno letto il libro mi hanno detto “ci hai fatto rivivere quelle emozioni” oppure “All’epoca ero ragazzino, mio padre mi raccontava del Pescara di Galeone e ora capisco cosa è stato!”. Queste sono le cose più belle per chi, come me, scrive per passione.

Per leggere la recensione di Poveri ma belli clicca qui.

Titolo: Poveri ma belli. Il Pescara di Galeone dalla polvere al sogno
Autore: Lucio Biancatelli
Editore: Ultra Sport
Anno: 2019
Pagine: 223