Il rugby, il Galles, Gareth e i suoi fratelli

La meta più bella della storia è l’ennesimo componimento amoroso di Marco Pastonesi nei confronti del rugby. Pastonesi è un giornalista genovese classe 1954, con in curriculum una lunghissima esperienza alla Gazzetta dello Sport. In un’altra vita aveva anche giocato a rugby arrivando fino in Serie A: la sua preferenza per la palla ovale è ormai risaputa. Al rugby, Pastonesi ha dedicato più di un libro: ricordiamo ad esempio L’Uragano nero (2016), biografia del grande Jonah Lomu, oppure il più recente Ovalia (riedito nel 2019) che rappresenta una sorta di guida introduttiva a questo sport. La meta più bella della storia, portato in libreria da Baldini+Castoldi, stringe l’obiettivo sul Galles. Un paese di instancabili minatori e di ancor più instancabili bevitori (di birra, of course). Ma soprattutto una nazione che ha fatto del rugby la sua via, la sua verità e la sua vita. Leggendo si capisce bene: è come se, alla nascita, ogni cittadino gallese venisse battezzato e dunque “inzuppato” alla fonte ovale. Anche il calcio, in questo caso, è costretto a farsi da parte, non c’è Ryan Giggs o Gareth Bale che tenga (c’è però un altro calciatore che trova spazio nel racconto).

Gareth e fratelli.

Il libro raschia le duecento pagine e si legge tutto sommato rapidamente. È composto da trentanove capitoletti molto brevi in cui Pastonesi inquadra un personaggio (non per forza sportivo), una squadra, un evento, intrecciando la passione rugbistica del Galles alla sua evoluzione storica e culturale. Nella fattispecie, la “meta più bella della storia” è quella realizzata dal gallese Gareth Edwards, nella partita del 27 gennaio 1973 tra i Barbarians, una selezione britannica, e i neozelandesi All Blacks. Il “Gareth” del sottotitolo è dunque proprio Edwards, uno dei migliori giocatori (se non il migliore in assoluto) del Novecento, mentre i suoi “fratelli” sono gli altri campioni che formarono una delle nazionali più forti di sempre. Tra il 1969 e il 1982, i “Dragoni rossi” dominarono in lungo e in largo vincendo otto volte il Torneo Cinque Nazioni. Troverete questo ed altro all’interno del libro che ha il triplice pregio di raccontare, informare e trasmettere un vero e proprio amore. D’altra parte ci sono alcuni potenziali punti deboli.

Album di foto.

Ogni capitolo ad esempio è introdotto da una citazione poetica, di cui non sempre si riesce ad afferrare il pieno significato; è comunque interessante, oltre che positivamente insolito, che Pastonesi abbia fatto ricorso anche al linguaggio in versi. Inoltre, questo libro è dedicato in primis «a tutti gli appassionati di rugby», ragion per cui appare certamente più adatto a chi conosca già la materia; i non esperti invece potrebbero faticare un po’ a seguire tutti i passaggi, anche perché gli spunti proposti sono veramente tanti. In generale La meta più bella della storia, con i suoi “racconti-flash”, diventa un po’ come un grande album fotografico: ciascun capitolo, ciascuno “scatto”, documenta in maniera sintetica ed incisiva il profondo legame tra il Galles e il suo sport nazionale. Ogni tanto c’è il rischio di smarrirsi nel flusso di nomi, località e date. Talvolta la sequenza (apparentemente casuale) degli argomenti può risultare un po’ dispersiva. Ma in ultima analisi, crediamo che se vi lascerete guidare da Pastonesi non ve ne pentirete: se anche le sue storie (vere) non vi colpiranno al cuore, ne uscirete comunque con tante informazioni sportive e storiche in più. Che non guastano mai.

La meta più bella della storia.

Perché leggere La meta più bella della storia di Marco Pastonesi:

perché se non siete mai stati in Galles è il modo migliore per andarci… senza muoversi; per conoscere la storia di un paese particolare; per capire quanto siano legati i gallesi e il rugby.


Titolo: La meta più bella della storia
Autore: Marco Pastonesi
Editore: Baldini+Castoldi
Anno: 2020
Pagine: 202

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