La mia vita sempre al centro – Henrikh Mkhitaryan
L’autobiografia del calciatore armeno
Talento ed impegno.
Henrikh Mkhitaryan è un calciatore di nazionalità armena nato nel 1989. Ruolo: centrocampista multiuso, capace di muoversi con uguale abilità in posizioni diverse del campo. La sua autobiografia si intitola La mia vita sempre al centro (venticinque capitoli ad una media di nove pagine l’uno) ed è apparsa in libreria ad ottobre 2025, curata dal giornalista sportivo Alessandro Alciato e dall’editore Cairo. Nelle pagine finali, Mkhitaryan scrive: ‹‹Vorrei essere ricordato come qualcuno che ha saputo trasmettere dei valori e che ha dimostrato come il talento, unito all’impegno e al sacrificio, può permetterci di realizzare i nostri sogni››. Parole che possono suonare un po’ scontate, già sentite, ma che combaciano bene con tutto ciò che l’armeno ha mostrato (e continua a mostrare) nella sua prestigiosa carriera. Mkhitaryan è partito da una piccola squadra del suo paese, il Pyunik, ed è arrivato presto ai vertici del calcio mondiale, rimanendoci fino ad oggi. Shakthar Donetsk (Ucraina), Borussia Dortmund (Germania), Manchester United, Arsenal (Inghilterra), Roma e Inter (Italia). Qualsiasi bambino innamorato del pallone potrebbe sognare un percorso del genere: Henrik ci è riuscito sapendo unire al meglio gli ingredienti base, talento ed impegno.
Calcio nel sangue.
Non a caso, anche nel 2025 e a trentasei anni suonati, i suoi allenatori fanno fatica a tenerlo in panchina e lui risponde quasi sempre con prestazioni di tutto rispetto, mescolando classe e sacrificio in maniera non così comune. Stiamo parlando di un uomo nato con il calcio nel sangue, se pensiamo che suo padre, Hamlet, è stato anch’egli giocatore professionista (e nazionale armeno) e che la madre, Marina, ha lavorato per la Federazione sportiva del suo paese. Il problema è che il papà se n’è andato davvero troppo in fretta, morendo a causa di un tumore ad appena trentatré anni. Il piccolo Miki ne aveva soltanto sette, ma da questa ferita profonda, che mai potrà rimarginarsi del tutto, ha saputo trarre una doppia ispirazione. Seguire le orme calcistiche del genitore ed anche la sua più grande “istruzione” di vita: ‹‹Prima di tutto dovrai essere una brava persona, ricordatelo››. Crescendo, Mkhitaryan è diventato un grande calciatore, ma anche un uomo aperto, rispettoso e rispettato, capace di integrarsi in nuovi ambienti e di imparare costantemente. Ottenendo, tra le altre cose, anche due lauree (Management dello Sport ed Economia) e la nomina ad ambasciatore dell’UNICEF, importante organizzazione di assistenza umanitaria.
Mancanza e memoria.
Come se la mancanza e la memoria del papà, unite insieme, gli abbiano dato la spinta per continuare a salire, nel mondo del calcio ma anche nel suo percorso umano. Nel libro i racconti di campo, i fatti più strettamente calcistici, scorrono abbastanza “leggeri”, dagli esordi in Armenia allo scudetto con l’Inter. Interessante il quarto capitolo, in cui Henrik racconta la sua esperienza giovanile in terra brasiliana e l’incontro con un diciottenne Profeta Hernanes. In generale, le parti più interessanti riguardano i rapporti personali e in particolare quelli con due figure famosissime nel mondo del calcio, inquadrate da punti di vista un po’ diversi dal solito: Mino Raiola, ex procuratore calcistico, e l’allenatore Josè Mourinho. Altri grandi protagonisti, accennati più o meno approfonditamente (Mircea Lucescu, Jurgen Klopp, Arsene Wenger…), ci ricordano quanto sia stata importante la carriera di Mkhitaryan fino a questo momento. E quanto ancora potrà esserla, perché in fondo Henrikh è rimasto un ragazzino che si sente realizzato correndo con un pallone al piede, e con il papà nel cuore.
Perché leggere La mia vita sempre al centro di Henrikh Mkhitaryan:
perché è un libro “semplice” da leggere ma che tocca anche tasti profondi.
Titolo: La mia vita sempre al centro
Autore: Henrikh Mkhitaryan
Editore: Cairo
Anno: 2025
Pagine: 238

