Una storia vera sulla Prima guerra mondiale

Temi adulti.

La notte in cui la guerra si fermò non è un libro di sport. E non è nemmeno un libro per ragazzi a dirla tutta, anche se Mondadori lo ha catalogato come tale inserendolo nella collana Oscar Junior. L’autore è James Riordan, inglese nato nel 1936 e morto nel 2012, a settantacinque anni. Un uomo dalle mille risorse: è stato barista, cameriere, impiegato ferroviario e anche musicista. Si è inoltre specializzato nello studio della lingua russa ed è andato a vivere a Mosca, per un lungo periodo della sua vita. Tra i suoi scritti rientrano diversi libri per ragazzi, uno dei quali è proprio La notte in cui la guerra si fermò, pubblicato in Inghilterra nel 2000 e tradotto in italiano (da Lorenzo Borgotallo) quattordici anni dopo. Però, si diceva, non è una lettura per i giovani. È scritta in modo abbastanza semplice, questo è vero, ma parla di temi adulti. Di fatti tristi, violenti, assurdi. La guerra, la Prima guerra mondiale per l’esattezza. Consiglieremmo questo libro ai ragazzi, quelli delle scuole medie per esempio? Non è facile rispondere.

Oltre il male.

È un testo che fa male, perché ci porta dentro le trincee da combattimento, ce ne fa vedere gli orrori e sentire i rumori. Esplosioni, corpi fatti a pezzi. Ma fa anche bene, perché ci dice che il male supremo può non avere l’ultima parola. Che la cattiveria più totale può sciogliersi come neve al sole. Che gli uomini, noi uomini, possiamo essere capaci di guardarci negli occhi, senza pensare a niente, e chiederci la pace. Di certo tante diversità separano gli uni dagli altri, ma più in profondità c’è anche qualcosa di comune che può andare oltre, essere più forte. Ed è qui che entra in scena lo sport. Il protagonista del libro, Jack Loveless, è un aspirante calciatore costretto d’improvviso ad arruolarsi nell’esercito inglese, allo scoppio del conflitto. Partito con entusiasmo insieme ad altri giovani soldati, impiegherà poco tempo per capire che la guerra non è un gioco. Dovrà nutrirsi di schifezze, sopportare fatiche lunghissime, resistere ai nemici tedeschi. I suoi occhi conosceranno ogni genere di sofferenza, il suo corpo si coprirà di fango misto al sangue dei compagni.

Guerra all’incontrario.

Una lunga tortura. Fino all’episodio chiave, che arriva all’improvviso nelle pagine finali, quando non c’è quasi più spazio per sperarci. Un evento straordinario avvenuto a Natale, il 25 dicembre 1914. È quella la “notte in cui la guerra si fermò”. Forse conoscete già questa storia, c’è anche un bellissimo film che ne parla: s’intitola Joyeux Noel, è uscito nel 2005 e, con altre modalità e diversi protagonisti, racconta le stesse vicende. Cosa dunque è successo in quella notte così uguale, eppure così diversa dalle altre? Come dicevamo, è lì che lo sport diventa parte di un miracolo. Diventa guerra all’incontrario: uno scontro per fermarsi, capirsi, addirittura divertirsi. Non vi diremo altro, magari sapete già tutto ma se anche così fosse, poco importa. Provate a leggere questo libro e sì, provate a regalarlo ad un ragazzo il prossimo Natale. Perché il messaggio di bene che c’è dentro è come un giovane cuore: semplice, splendente, superiore a tutto il male possibile.

Perché leggere La notte in cui la guerra si fermò di James Riordan:

perché, purtroppo o per fortuna, è storia vera.


Titolo: La notte in cui la guerra si fermò
Autore: James Riordan
Editore: Mondadori
Anno: 2014
Pagine: 190

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