Parabiago, la Città iridata

Parabiago vista mondo.

La casa editrice Ediciclo non è nuova ad iniziative interessanti, significative, pregevoli.  Quando poi si affida ad autori del calibro di Claudio Gregori e Marco Pastonesi, il risultato è garantito ed è ovviamente di qualità. Come riscontrato nel loro L’Italia che vola. Una pubblicazione che intende celebrare, tra l’altro, anche Parabiago quale “Città iridiata”, grazie alle gesta di due suoi figli: Libero Ferrario (nel 1923) e Beppe Saronni (nel 1982). Il racconto del titolo mondiale di ciclismo pone ovviamente in primo piano l’impresa e il clamoroso risultato, ma non trascura le origini dei due atleti, la loro gavetta sportiva, le abitudini. E, appunto, il paese di provenienza. È così che la cittadina dell’Alto milanese assurge agli onori della storia (e non soltanto della cronaca), diventando cornice e contesto ambientale dello svolgimento dei fatti. L’importanza data alla località di Parabiago non è dovuta alla “manìa” degli autori, i quali documentano come il ciclismo, in Italia, si sia sviluppato soprattutto nella regione lombarda. Che ha sfornato promesse, inaugurato corse, consacrato campioni. Proprio come i due corridori a cui è dedicato il libro. Un’opera dall’impostazione molto semplice ma ricchissima di contenuti.

Beppe.

Nella prima parte Pastonesi si occupa di Giuseppe Saronni, lo sprinter (nativo di Novara, ma subito trapiantato in quel di Parabiago) diventato campione del mondo nel 1982 a Goodwood (Inghilterra), dopo aver perso la volata nella stessa occasione l’anno prima. Il racconto dell’impresa si articola in una dozzina di capitoletti che inquadrano gli antefatti e descrivono con una serie di elementi interessanti. Si considera la squadra, si studiano gli avversari, si evidenzia la strategia. Si passa in rassegna il percorso, si identifica il punto cruciale (la fatidica salitella), ci si concentra sulla volata perfetta. Quella che ha permesso a Saronni di centrare l’obiettivo al suo sesto tentativo, a soli 25 anni. Il testo mette in rilievo anche altri aspetti che hanno contribuito in maniera determinante al risultato finale. Anzitutto l’assoluta lealtà dei componenti della spedizione italiana, a partire da Francesco Moser, collega-nemico di Saronni. La loro ben nota rivalità sportiva, accresciuta da una diversità caratteriale che avrebbe potuto mandare a monte qualsiasi progetto e qualsiasi tentativo di collaborazione. Francesco è stato fedele ai patti e Beppe agli impegni presi col gruppo: concentrazione, sforzo, sacrificio. Tutto al massimo. Ma il capolavoro iridato su strada inglese ha un altro indiscusso protagonista: il commissario tecnico Alfredo Martini. Un gigante quanto a preparazione, saggezza, capacità gestionale. Indiscussa autorevolezza e leadership determinante: queste le sue doti. Anima del ciclismo, nobile persona e stimato dirigente. Pastonesi mostra bene come Martini abbia messo a punto il trionfo mondiale in ogni dettaglio, sia organizzativo che umano.

Libero.

Le conquiste di Libero Ferrario sono invece illustrate da Claudio Gregori. Gli occorrono più capitoli per situare le prestazioni e la figura del corridore nato a Parabiago. Storicizzarne il periodo con annotazioni di carattere politico, sociale e sportivo. Mostrare la sua vocazione ciclistica, il suo crescente interesse per il mondo delle corse, i suoi idoli (Gerbi e Girardengo su tutti); il carisma, la forza, la resistenza fisica, le innumerevoli vittorie. Fino a quella più ambita che lo ha visto sul podio più alto, primo italiano a vestire la maglia iridata (categoria dilettanti). Anche in questa seconda parte l’autore fa emergere le variabili, le dinamiche, le persone che hanno favorito questo esito tanto atteso. I compagni di squadra, il tifo trainante del pubblico e un dirigente, il presidente federale Geo Davidson: un mentore paterno, che stravedeva per Ferrario e che lo ha valorizzato e stimolato in prima persona. Giunto però all’apice della gloria, Libero ha subìto un triste e immeritato declino. I motivi della resa? Per prima cosa, una discussa squalifica. Con successiva cancellazione e riabilitazione grazie all’intervento del “suo” presidente, ma tardiva rispetto alla partecipazione alle Olimpiadi del 1924 (che sarebbe stato il suo sogno). Delusioni, incomprensioni e soprattutto gravi problemi di salute hanno fiaccato il grande atleta. Carriera e progetti inizialmente rallentati, poi compromessi, e infine definitivamente cancellati. La sua vita termina nel 1930, quando non aveva ancora compiuto ventinove anni. Consegnato alla storia del ciclismo grazie alle sue gesta. Per il modo perentorio e deciso con cui affrontava le durezze di questo sport e per la passione e la determinazione che metteva in ogni sua gara.

Gli autori.

Due storie, due esistenze, due sportivi che hanno infiammato gli animi di molti appassionati. Riportati alla ribalta da due autentici fuoriclasse della letteratura sportiva, Gregori e Pastonesi, maestri nel raccontare il ciclismo. Con la sorprendente capacità di descrivere ogni pedalata e ogni spasimo in maniera viva e realistica. Così che il lettore ne percepisca la sofferenza e la fatica. E insieme al vento accarezzi e spinga al traguardo i propri beniamini.

Perché leggere L’Italia che vola di Claudio Gregori e Marco Pastonesi:

perché è uno scorcio su due momenti esaltanti del ciclismo italiano.


Titolo: L’Italia che vola
Autore: Claudio Gregori e Marco Pastonesi
Editore: Ediciclo
Anno: 2022
Pagine: 175

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