La stagione 1989/90 dell’AS Roma

«Dedicato a tutti i romanisti della generazione “Rudi Voeller”.
Quelli che, come me, hanno saputo godere più delle emozioni che dei trofei».

Prima di tutto. Prima della Prefazione. Prima del libro.
Una dichiarazione di intenti, anzi no, una vera e propria dichiarazione d’amore. Condivisibile ? Totalmente. Nel concetto generale, più che nello specifico. La storia dello sport non può e non deve passare solo ed esclusivamente attraverso i successi. Anzi.
Nel calcio, poi, dovrebbe essere la regola. Quasi assoluta. Esistono sconfitte tremendamente più affascinanti di tanti noiosi successi scontati e banali.
La stagione 89/90 della Roma è il perfetto riassunto di emozioni inarrivabili e uniche, paradossalmente più forti e intense del vincere un qualsiasi trofeo. Daniele Santilli lo sa e lo racconta nelle 190 pagine del libro L’anno del Flaminio

Una stagione in cui, alla Roma, successe sostanzialmente qualsiasi cosa. Nel bene e nel male. Una sequenza incredibile di avvenimenti che neanche un elettrocardiogramma impazzito potrebbe rappresentare avvicinandosi alla realtà. Ne citiamo, per dovere di cronaca, alcuni: dal finale amaro e beffardo della stagione precedente (lo spareggio per l’Europa perso con la Fiorentina a Perugia e per un gol di… Pruzzo), alla questione allenatore (doveva essere Ottavio Bianchi, ma poi non fu lui, ma arrivò Gigi Radice che fece, probabilmente, la sua seconda impresa più grande dopo lo scudetto col Toro), alla farsa Vanenburg (È della Roma, forse è della Roma, non è della Roma il tutto in pochi giorni), alla questione stadio (la Roma e la Lazio giocheranno quella stagione al Flaminio perché lo stadio Olimpico rimarrà chiuso per i lavori di restauro in vista di Italia 90), alla tragedia sfiorata ma che costò l’abbandono della carriera a Lionello Manfredonia in quel di Bologna. 

Santilli ricostruisce la stagione in maniera precisa e puntigliosa, non tralascia nessun avvenimento, cita le parole di Dino Viola e, spesso, si fa “aiutare” dai ricordi dei figli del presidente e di alcuni giocatori. Ecco più che un libro, L’anno del Flaminio sembra quasi un lungo, lunghissimo articolo con la “fredda” cronaca che, ogni tanto, lascia spazio agli aneddoti e ai ricordi dell’autore.
«La Roma del Flaminio è probabilmente la squadra più romanista di sempre» dice Santilli e non si fa fatica a credergli: il Flaminio che diventa un tutt’uno con la squadra, un fortino inespugnabile, un tifo oltre ogni limite (l’utilità di youtube per rivedere quella curva che… frana al gol vittoria di Desideri contro la Juve oppure lo stadio intero che intona un coro poco… gentile verso un giovane Roberto Baggio che sbaglierà un rigore decisivo, giusto per citare due episodi) è l’arma in più di un collettivo (quasi) perfetto messo insieme da Gigi Radice (e dal lavoro importante del direttore sportivo Emiliano Mascetti) che resterà a Roma giusto un anno, ma tanto gli basterà per entrare nell’Olimpo dei romanisti più amati di sempre.

Perché leggere L’anno del Flaminio di Daniele Santilli:

perché ogni tifoso, nel suo cuore, ha un… “anno del Flaminio” e se non è un anno è una partita, un momento, un’emozione. E perché questo libro svela un piccolo segreto (ma neanche così tanto segreto…): il calcio degli anni 80 rimane l’Emozione, quella con la E maiuscola. Era il calcio degli uomini e dei tifosi, il calcio dove la maglia sporca e sudata alla fine della partita poteva valere più di una vittoria o di una tripletta. Era il calcio dei sentimenti e delle abitudini, il calcio della radiolina e di 90esimo minuto, il calcio dei bambini che sognavano con la Domenica Sportiva e i suoi servizi “colorati”, “romantici” e mai banali. Ecco, diciamolo, magari sottovoce per non offendere nessuno. Il calcio è finito proprio alla fine degli anni 80, è sopravvissuto un paio di stagioni prima di abdicare il suo essere emozione per semplicemente… altro. 


Titolo: L’anno del Flaminio
Autore: Daniele Santilli
Anno: 2020
Editore: Absolutely Free – Edizioni Slam
Pagine: 190

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