Nuove storie mondiali – Federico Buffa

Il dietro le quinte della Coppa del Mondo

di Carlo Necchi

Da quando esiste, il calcio scorre regolare sull’autostrada della storia. Spesso però è altrettanto valida l’immagine opposta, ovvero la vita che passa nella cruna del calcio. Sembra questo l’assunto che irriga l’indagine sportiva -e storica- della coppia Buffa-Pizzigoni. La premiata ditta torna a colpire con Nuove storie mondiali, che aggiorna il volume pubblicato 4 anni prima (2014). L’intento delle narrazioni appare chiaro sin dal titolo: l’aggettivo ‘mondiali’ riguarda in senso tecnico la Coppa del Mondo di calcio, ma letteralmente sta per ‘storie del mondo’. Perché il gioco più bello, l’esperanto della post-modernità secondo la definizione di Buffa, rimane figlio del mondo che lo vive.

Le nuove storie mondiali trasportano su carta i copioni dell’omonima trasmissione televisiva, prodotta da SKY in dieci puntate e che ha riscosso un grande successo presso pubblico e critica. La novità di questo secondo libro consiste nei 3 ‘bonus track’, come si leggeva sui cd: il primo, che apre la carrellata, è il resoconto di Brasile 2014 che Buffa ha potuto vivere dal di dentro, come inviato proprio dell’emittente satellitare. Per gli altri due inediti bisogna aspettare le pagine finali ma ne vale la pena: Svizzera ’54 ad esempio ci racconta la fine della grande Ungheria e il grande (ri)inizio della Germania, in un’Europa che ancora tentava di ricostituirsi tra le ceneri post belliche. In Francia ’38 invece si parla del grande bis azzurro, in un contesto storico ancor più delicato (in particolare per l’Italia, narcotizzata dall’ideologia fascista), ma soprattutto si fa riferimento ad un piccolo grande uomo: quel Jules Rimet che si può considerare il padre dei Mondiali, da lui promossi come ‘un mezzo di amicizia e comprensione tra tutte le gioventù del globo.

A sostenere ed accompagnare il tutto lo stile romanzesco, talvolta dispersivo ma mai perdente di Federico Buffa, che setaccia ognuna delle sue storie riportandone a galla le pepite, ovvero atleti e personaggi più o meno conosciuti che hanno contribuito, nella loro piccola o grande singolarità, a portare avanti la grande idea di matrice transalpina. Ciascun racconto si presenta quindi come una matrioska, da scomporre alla ricerca di vicende sportivamente più piccole ma umanamente grandi. L’ordine non è cronologico, ma forse nemmeno casuale.