L’autobiografia della campionessa di calcio americana

Megan Rapinoe è una calciatrice americana, nata esattamente cinque mesi dopo un certo Cristiano Ronaldo (5 luglio 1985 lei, 5 febbraio lui). Negli anni, la sua fama è aumentata esponenzialmente. Perché Megan è forte e tende a non passare inosservata. Jolly d’attacco dall’indole creativa, ha vinto tra le altre cose due mondiali (2015, 2019), una medaglia d’oro Olimpica (2012) e il Pallone d’Oro femminile (2019). Una vera campionessa nonché una celebrità fuori dal campo, nota per l’instancabile impegno in ambito sociale. Da quando si è affermata come giocatrice, non ha mai smesso di battersi per una più equa distribuzione dei guadagni tra calcio maschile e femminile. Da quando si è dichiarata omosessuale, nel 2012, è diventata un simbolo della lotta all’omofobia e alle discriminazioni sessuali. Da quando si è inginocchiata durante l’esecuzione dell’inno americano, nel 2016, ha continuato a schierarsi contro le ingiustizie di matrice razzista. Da tempo Megan Rapinoe ha smesso di essere “soltanto” un’atleta di successo.

Pubblico.

Va da sé che la sua autobiografia, intitolata One Life (Garzanti 2021, traduzione di Giulia Vallacqua), superi spesso e volentieri i confini del racconto calcistico. Un punto debole del libro è proprio questo: le partite importanti non mancano, ma sono quasi sempre sbolognate in poche righe e dunque poco coinvolgenti. È evidente che l’intento dell’autrice non sia solo quello di raccontarsi come sportiva, ma anche e soprattutto come donna e figura di rilievo pubblico. Uno status, quest’ultimo, che le conferisce precise responsabilità: da quando si è resa conto di poter costituire un punto di riferimento, Rapinoe non ha più voluto tirarsi indietro. Perciò non esita ad intervenire riguardo questioni extra-sportive, dai diritti LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender) a quelli lavorativi, dal razzismo alla politica. Questo ha contribuito a renderla un personaggio “scomodo”: «Quando dico qualcosa di “sgarbato”, penso per chi lo sto dicendo, non a chi. Sono abbastanza sicura della mia posizione da non preoccuparmi di come verrà accolta. Non ho bisogno di piacere a qualcuno per sapere che ho ragione».

Privato.

L’aspetto interessante, e ben documentato dal libro, è che tale senso civico riflette il processo di maturazione personale vissuto dalla protagonista. In alcune delle sue convinzioni, Rapinoe è insistente come una zanzara d’estate: appena può, punge. Ma la sua ostinazione ha radici concrete e finalità buone: rendere il mondo un posto migliore, partendo dai piccoli passi quotidiani. Il maggior pregio di One life è che ci permette, per quanto possibile, di entrare dentro il mondo dell’autrice, di seguirne la crescita, assaggiarne il carattere. In alcuni capitoli il racconto si fa intimo e Megan ci accompagna in acque più profonde, parlando della propria consapevolezza sessuale, della simbiosi con la sorella gemella o del più difficile rapporto col fratello, risucchiato nel tunnel della droga. Tutto ciò ha contribuito a formare Rapinoe come persona, a dare una direzione alla sua vita e questo, in fondo, è un augurio che ognuno di noi può rivolgere a se stesso. Se dunque cercate un libro sportivo ma… impegnato, che possa farvi riflettere e magari allargare un pò il vostro punto di vista, provate con questo: potrebbe essere un’occasione.

Perché leggere One life di Megan Rapinoe:

perché l’autrice non si risparmia nel raccontarsi; perché offre una piccola ma significativa finestra sul mondo sportivo femminile e sulla società americana.


Titolo: One life
Autore: Megan Rapinoe
Editore: Garzanti
Anno: 2021
Pagine: 220

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