L’autobiografia di “O Rei”

Non c’è nessun angolo del mondo in cui Pelé non sia stato. Ha percorso in lungo e in largo continenti, nazioni, metropoli, stadi, campi da calcio, set televisivi e cinematografici; è stato invitato ovunque per incontri sportivi, manifestazioni, promozioni, affari, visite ufficiali alle più alte e famose autorità del momento. Celebrato come “Perla nera” del calcio e acclamato “Re” assoluto, almeno fino all’apparizione sulla scena sportiva di un altro inarrivabile fuoriclasse, Diego Armando Maradona. E non c’è nessuno al mondo che non conosca e che non abbia sentito parlare del suo genio calcistico e della sua persona, benché siano trascorsi molti anni ormai dal ritiro dal calcio giocato (avvenuto il 1° ottobre 1977). Il libro Pelè. Io, l’unico re vuole appagare la conoscenza approssimativa che si ha di lui e soddisfare le tante curiosità circa la sua vita privata, il suo lungo curriculum agonistico e i successivi impegni professionali. Si tratta di un’autobiografia meticolosissima. Persone, luoghi, avvenimenti vengono descritti con una precisione rigorosa e maniacale. Il lettore è colpito dai ricordi che fluiscono (dall’infanzia ai giorni nostri) in modo ancora tanto intenso e partecipato. Azioni da gioco, goal, ritiri prepartita, allenamenti; episodi che riguardano colleghi calciatori, allenatori, preparatori, dirigenti vengono descritti in maniera viva e nitida: incisi profondamente nel suo animo e comunicati con immediatezza e trasporto.

Biografia a 360°.

Il lettore incontra un Pelè “totale”. Ci sono veramente tutte le esperienze che il fuoriclasse ha intrapreso, qui riproposte come memoria e bilancio della propria vita. A partire dalla presentazione della sua famiglia allargata, che abitava in una casa di mattoni di seconda mano (!), ai primi calci – a piedi forzatamente nudi – ad una specie di pallone ricavato con carta e calze arrotolate, fino al crescente successo, alla gloria, al dopo carriera. C’è tutto ciò che il calciatore ha realizzato e collezionato: trionfi calcistici, impegno sociale e politico, fallimenti finanziari, problemi familiari, divorzi, detenzione e processi subiti da uno dei sette figli per spaccio e uso di sostanze stupefacenti. La messe di dettagli ancora vividi compone il quadro di una narrazione vibrante e coinvolgente. Il libro può essere considerato senza dubbio un’opera enciclopedica, oltre che autobiografica: può forse risultare un po’ oleografica, ma non concede nulla all’autocompiacimento e all’autoesaltazione. Anzi, l’autore usa espressioni come «la fortuna mi ha assistito», «la buona sorte anche quella volta…», «il destino ha voluto…», «Dio mi ha dato un grande talento», «Egli ha permesso che non mi sia mai infortunato seriamente…», e così via. Pur cosciente del proprio immenso valore, Pelé non ha mai enfatizzato le proprie ambizioni, né si è lasciato esasperare dai propri sogni o dalle aspettative altrui. Non si è mai montato la testa, non ha voluto (e, in verità, nemmeno dovuto) sgomitare per imporsi e affermarsi: tutto è avvenuto con naturalezza, linearità, “predestinazione”. Lasciando ad altri valutazioni, giudizi, decisioni circa le sue capacità, la sua classe, i suoi meriti.

Il mondo intero compiaciuto.

In effetti apprezzamenti e risultati non hanno tardato ad arrivare, se si considera che ha debuttato a 16 anni sia in prima squadra che nella Seleçao (segnando gol a raffica). Riconoscimenti, elogi, parole di stima gli sono giunti da ogni dove, gratificandolo tanto quanto gli onori e i successi conseguiti. Non è un caso dunque se all’apertura di ogni capitolo vi si trovano collocate le espressioni che più devono averlo riempito di orgoglio. Qualche esempio: «Ecco colui che, come vi ho detto, sarà il migliore del mondo» (Waldemar de Brito, ex calciatore brasiliano che scoprì Pelé e lo presentò al Santos ottenendogli il primo contratto); «Nel Santos, il numero 10 è sempre stato il mio. Fino a quando non è arrivato un ragazzino di colore con le gambe magre, che è entrato nella storia» (Wasconcelos, ex giocatore del Santos a cui in pochi mesi Pelé soffiò il posto da titolare); «A volte penso che il gioco del calcio sia stato inventato per questo calciatore magico» (Bobby Charlton, ex calciatore inglese, campione del mondo 1966); «Mi dissi: “È un uomo in carne e ossa, proprio come me”. Mi sbagliavo» (Tarcisio Burgnich, ex difensore della nazionale italiana e marcatore di Pelé nella finale dei mondiali del 1974); «Pelé ha portato il calcio a livelli che anche in America non si erano mai visti prima. Solo Pelé, con il suo status, il suo incomparabile talento e la sua grande passione, poteva compiere una missione del genere» (Jimmy Carter, ex Presidente degli Stati Uniti); «La maggior parte di tifosi di oggi non l’ha mai visto giocare, eppure sente che in qualche modo fa parte della sua vita» (Henry Kissinger, ex Segretario di Stato americano); «Pelé è uno dei pochi che hanno smentito la mia teoria: i quindici minuti di celebrità, per lui saranno quindici secoli» (Andy Warhol, regista e produttore cinematografico).

I 5 migliori gol di Pelé ai Mondiali.

Perché leggere Pelé. Io, l’unico re di Pelé:

per la scrupolosità e l’abbondanza di informazioni con cui vengono riportati i ricordi di una intera vita; per ricavare una più completa e approfondita conoscenza di Pelé, uomo e star; per apprezzare il suo incessante desiderio di migliorarsi e progredire in tutti gli ambiti della vita (sport, cultura, affari).


Titolo: Pelé. Io, l’unico re
Autore: Edson Arantes do Nascimento (Pelé) con Orlando Duarte e Alex Bellos
Editore: Mondadori
Anno: 2016
Pagine: 328

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