La biografia romanzata del Tedesco volante

Questa è una storia di icone, di ricordi indelebili, di cucchiai e di un pugno alzato sotto la curva Nord, questa è la storia di un Re «A Roma mi chiamano il Principe, ma nel cuore dei tifosi Rudi era il Re» (parola di Giuseppe Giannini, il 21 maggio del 1996, in occasione dell’addio al calcio del protagonista di questo libro). Ma questa è anche una storia di malinconia, di una telefonata a cui forse sarebbe stato meglio non rispondere, è una storia di un cuore che non sempre dovrebbe essere ascoltato, è una storia di delusioni perchè puoi essere il Re, ma alla fine Roma, la città di Roma «Ti compra, ti vende, ti innalza, ti stende, ti usa se serve, ti premia, ti perde chi parte, chi scende, chi bluffa, scala fredda come all’artico Sahara» (cit. Piotta feat. Il Muro del Canto, 7 Vizi capitale).

Voeller, terza fatica letteraria dello speaker radiofonico romano Gabriele Ziantoni pubblicata per Giulio Perrone Editore, è tutto questo. È la biografia romanzata di una icona del calcio di fine anni ’80, Rudi Voeller, e ne racconta la doppia avventura nella capitale: gli anni gloriosi da calciatore diventato uno degli idoli del popolo giallorosso e la breve, brevissima e negativa esperienza da allenatore della Roma durata poco meno di un mese.

Ne esce un’opera godibile e originale che trova nel racconto della vita da calciatore del bomber di Hanau la sua narrazione migliore. «La leggenda nasce alle 16.12 del 31 dicembre del 1988, quando Voeller, correndo col pugno al cielo sotto la Nord, lascia i panni del panzer senza cingoli per trasformarsi definitivamente nel Tedesco volante».

Da quel momento è un crescendo continuo di reti e di emozioni culminate forse col famoso goal al Brondby (24 aprile 1991 semifinale di ritorno, 87′: e dire che il Tedesco volante, quel giorno, avrebbe dovuto giocare al massimo un’ora per un infortunio…) che è valso la qualificazione alla (poi) sfortunata finale di Coppa Uefa con l’Inter. Nel 1992 Voeller lascerà, forse troppo presto e non senza rimpianti, la Roma, ma non smetterà di segnare diventando uno dei protagonisti del Marsiglia di Tapie (vincendo la Champions nel 1993 in finale contro il Milan prima che l’Uefa “togliesse” la coppa ai francesi per i ben noti motivi). Poi il ritorno in patria, al Bayer Leverkusen, dove concluderà, sempre a suon di gol, la sua carriera di calciatore.

Più malinconica, invece, appare la narrazione del Rudi Voeller allenatore. Lo stile appare meno immediato, più malinconico, a volte troppo ampolloso. Forse, però, l’approccio così diverso è la naturale conseguenza del sogno che non si è realizzato, quello di vedere Rudi Voeller ottenere, da allenatore, gli stessi successi ottenuti da calciatore.

I corsi e ricorsi storici diranno che l’icona Voeller, da allenatore, è stato “battuto” da una delle ultime icone del calcio che fu (Zampagna ed il suo gol in Messina-Roma 4-3) e che l’ultimo match col Tedesco volante in panchina sarà Roma-Lecce (già, ancora una volta il derby giallorosso segnerà la storia della formazione capitolina), un 2-2 finale in cui Totti, evento più unico che raro, si fece parare un rigore da Sicignano.

Perchè leggere Rudi Voeller. Il tedesco volante:

perché come dicevano gli Afterhours «non si esce vivi dagli anni 80» e, molto probabilmente, il calcio, quello vero, finì proprio allora, resistette ancora un paio di stagioni all’inizio degli anni ’90, prima di cedere il passo a qualcosa di simile solo in apparenza, ma che in fondo era tutta un’altra storia. E, già allora, sapevamo benissimo che niente sarebbe stato più come prima.


Titolo: Rudi Voeller. Il tedesco volante
Autore: Gabriele Ziantoni
Data di pubbl.: 2020
Casa Editrice: Giulio Perrone Editore
Pagine: 158

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