Un memoir sul tennis, sul passare del tempo e sulla voglia di migliorarsi

Permettetemi una digressione personale. Ho imparato a giocare a tennis grazie a mio nonno, purtroppo scomparso pochi mesi fa. Era bravo. Aveva iniziato a giocare da giovane e, fino a oltre settant’anni, non ha mai smesso. Ha mollato solo quando non aveva più coetanei (o giù di lì) con cui condividere il campo. Nei decenni, ha insegnato a giocare a mia madre, sua figlia, e al sottoscritto. Con risultati migliori nel primo che nel secondo caso. È stato lui a farmi apprezzare questo complesso sport che abbina all’agonismo la filosofia. È stato lui a insegnarmi come ogni singolo colpo sia, in realtà, il risultato di un rapido susseguirsi di valutazioni e decisioni, volontarie e involontarie. Ogni pallina da buttare di là comporta un’autoanalisi. Il colpo lo si può anche sbagliare, ma la cosa più importante è che sia ben chiaro, dentro di noi, cosa vogliamo fare. Quale sia l’obiettivo.
Tutto questo per dire che, quando ho deciso di leggere Tardi sulla palla (Add Editore, 2021, pp. 288) di Gerald Marzorati, ha pesato anche un fattore emozionale. Che, fortunatamente, mi ha fatto colpire la palla narrativa giusta.

L’importanza delle parole.

Il libro in questione è una sorta di diario – anzi, fa più figo dire memoir – che narra il rapporto con il tennis dell’ex editor di diverse importanti testate americane, ultima il New York Times. In altre parole, era colui che cesellava gli articoli di giornalisti e collaboratori prima che venissero pubblicati. Un restauratore della parola. E questa sua particolare attenzione alle parole, alla forma oltre che alla sostanza del linguaggio, traspare nella versione italiana di Tardi sulla palla grazie soprattutto all’ottimo lavoro del traduttore Paolo Falcone, che è stato in grado di lasciare l’anima della scrittura di Marzorati.

Un’intervista a Marzorati sul suo libro.

Molto più di un gioco.

Marzorati, da sempre appassionato di tennis, in questo libro racconta la sua esperienza da giocatore iniziata in età avanzata, praticamente a ridosso della pensione. La particolarità è che l’autore non si è limitato a trovarsi un hobby: si è posto l’obiettivo di imparare per davvero, seriamente, a giocare. Costruendosi anche una classifica nel circuito non professionistico USTA. Tardi sulla palla, dunque, racconta una sfida che, di pagina in pagina, si trasforma in realtà in un affascinante viaggio introspettivo. Servizio dopo servizio, rovescio dopo rovescio, è come se l’obiettivo di Marzorati cambiasse: non semplicemente imparare a giocare e migliorarsi, ma combattere l’ineluttabile avanzamento del tempo, il declino fisico ovviamente, ma anche quello psicologico e l’horror vacui che l’idea della pensione porta con sé.

Un bellissimo insegnamento.

C’è tanta tecnica tennistica in Tardi sulla palla. Ma c’è anche tanta riflessione, tanta umanità, un’autoironia amabile e a tratti tagliente, dal retrogusto amaro. Non è un libro semplice, è un’opera che comporta almeno una minima conoscenza del tennis, ma soprattutto la voglia di capire e provare a immergersi nelle acque della volgarmente – e un po’ poco rispettosamente – detta “crisi di mezza età”. Questo libro, proprio come lo sport di cui narra, ti costringe a pensare ai tuoi limiti, a come provare a spostarli di giorno in giorno (di colpo in colpo) un pelo più in là, a come aggirarli con umile abnegazione per migliorarsi, senza dimenticarli ma semplicemente imparando a conoscerli e affezionandocisi addirittura un po’. È un libro che insegna come la cosa importante non sia tanto il punto dopo un colpo, quanto il modo in cui sei arrivato a compierlo. Ed è proprio quello che mi ha insegnato mio nonno.

Perché leggere Tardi sulla palla di Gerald Marzorati:

per capire che non è mai troppo tardi nella vita e che un obiettivo da raggiungere c’è sempre. Ma anche che la cosa più bella, alla fine, è il viaggio che si intraprende per provare a raggiungerlo.


Titolo: Tardi sulla palla
Autore: Gerald Marzorati
Editore: Add editore
Anno: 2021
Pagine: 288

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