Storia di un alpinista vagabondo

«La mia mente vagava in posti lontani»: potrebbe essere lo slogan e il leitmotiv della vita di Tony Howard. Lo ricorda spesso in questa sua autobiografia, nata in uno dei rari momenti di (forzata) sosta e per accondiscendere agli inviti – gli giungevano ormai da troppo tempo – a comporre un’opera che raccogliesse le sue esperienze. Viaggio nell’ignoto non è l’unica fatica letteraria dello scalatore inglese. Oltre alle varie guide da lui composte e ai singoli resoconti delle sue imprese, non va dimenticata soprattutto la pubblicazione Troll Wall, uscita nel 2011, 46 anni dopo la scalata del massiccio norvegese da lui compiuta, «uno dei più grandi successi dell’alpinismo britannico» come ebbero a dire i commentatori dell’epoca. Ed ecco ora, finalmente, le sue memorie in un volume interessante, minuzioso e, come vedremo, “incompleto”…

Terre lontane.

L’incipit, articolato in ben cinque capitoli, è relativo al racconto della propria infanzia, povera e felice. A contatto con la natura, su e giù per le falesie del Peak District. L’adolescenza trascorsa a studiare ed “evadere” con escursioni e arrampicate. La creazione –con un gruppetto di giovanissimi coetanei– del Rimmon Mountaineering Club rappresenta la dichiarata intenzione di privilegiare scalate, scoperte, esplorazioni per il resto della sua vita. Finchè non prende letteralmente il largo, imbarcandosi su una baleniera, a bordo della quale raggiunge luoghi fantastici molto ben rappresentati nel libro: le prime esperienze in terre lontane. Il fascino dell’avventura lo catturerà in un vortice di imprese e di viaggi. Documentati nei 36 capitoli in cui si articola questo suo lavoro, con una tale precisione e immediatezza che pare di leggere suggestioni formulate in presa diretta.

Esplorazioni, sfide, scoperte.

L’incessante curiosità, l’irrefrenabile desiderio di conoscere, l’indomita volontà di aprire nuove vie, hanno portato Tony a girare il mondo su alture in ogni dove, inaugurando percorsi e perfino attrezzature, sperimentate e collaudate in prima persona. Nel prosieguo della sua narrazione sono sempre più sporadici i contrappunti rispetto alle descrizioni delle imprese: apre solo piccole finestre per farci intravedere la sua vita privata di alpinista “vagabondo” (come si definisce) nonché di istruttore, scrittore, produttore di strumentazioni (la Troll Climbing Equipment, società da lui fondata, riuscì a conquistarsi il monopolio nella produzione di imbragature). Un personaggio veramente unico e un antesignano, per molti aspetti. La cui dote fondamentale sembra essere l’assoluta modestia. Nonostante i crescenti successi si è sempre tenuto lontano dai riflettori; non si è mai fermato e accontentato, mai appagato dalle conquiste e dalle posizioni raggiunte. Nel corso della sua vita, ci racconta, si è adeguato ad ogni situazione e ad ogni fatica, anche di tipo lavorativo. Fa cenno ad almeno una decina di lavori effettuati sia per sbarcare il lunario che per finanziare gli innumerevoli viaggi da un capo all’altro del mondo. 

Il viaggio mancato.

Un animo inquieto? Non sappiamo. In tutte le sue pagine, non si riscontra purtroppo nessun afflato di carattere personale, psicologico o introspettivo. Crediamo sia questo un aspetto non molto positivo del suo libro che potrebbe deludere qualche lettore. Possiamo dunque sperare che Howard voglia affidare ad ulteriori pubblicazioni i propri vissuti emotivi, spiegandoci un po’ di più le motivazioni di tanta intraprendenza e soprattutto comunicandoci le profondità delle esperienze maturate, osando e girovagando. I suoi occhi e il suo cuore hanno assaporato paesaggi, superato ostacoli e appreso insegnamenti di levatura almeno pari alle tante cime raggiunte. È impensabile – e sarebbe un vero peccato – che la ricchezza di un simile patrimonio non venga condivisa. Che la sua autobiografia sia come “sospesa” ce lo dice lui stesso nelle ultime righe del libro: «Viaggiammo in Giordania e in altri luoghi affascinanti e inesplorati, tra cui la Tailandia, l’Oman, l’Egitto, l’India, l’Etiopia, la Libia, il Madagascar, la Palestina e il Mali …  Ma tutto questo sarà in un prossimo libro». Speriamo ci comunichi, in questa annunciata prossima occasione, anche la sua anima e le risonanze più profonde dei suoi viaggi e dei suoi incontri.

Perché leggere Viaggio nell’ignoto di Tony Howard:

per accostare una personalità unica nel panorama dell’alpinismo mondiale; per gustare la narrazione autobiografica di moltissime sue imprese; per cogliere la tenacia e insieme la modestia di uno scalatore pionieristico e leggendario.


Titolo: Viaggio nell’ignoto
Autore: Tony Howard
Editore: AlpineStudio
Anno: 2020
Pagine: 277

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