L’autobiografia del manager che ha lanciato Schumacher

L’ascesa di Michael Schumacher nel mondo delle corse attraverso gli occhi dell’uomo dietro le quinte che lo ha supportato all’interno di un contesto dove, al momento della performance, si è soli contro tutti. Benzina nel sangue è fondamentalmente questo. O per lo meno lo è la sua seconda metà, mentre la prima narra dell’affascinante ascesa dello stesso Willi Weber, probabilmente supportata anche dalle mille occasioni di cui era costellato il Dopoguerra. Di Schumi, Weber è stato il manager fin dall’inizio. Non semplicemente colui che ha lanciato uno dei più grandi, se non il più grande, pilota di Formula 1 che il mondo abbia mai conosciuto, ma pure colui che ha dato il via alla carriera del fratello Ralf, il quale, nella manciata di pagine che gli sono dedicate, ispira un misto di interesse e divertimento, probabilmente per via della sua aura di eccentricità.

Nato a Stoccarda in piena seconda guerra mondiale, Weber appare come un imprenditore naturale, con un tocco di Re Mida che gradualmente lo porta da un affare a quello successivo. Ogni tanto però ha luogo anche qualche buco nell’acqua, volto più che altro a ricordare che nessuno è infallibile. Il fatto di essere venuto al mondo nella metropoli sveva, habitat naturale dei giovani tedeschi rampanti, nonché luogo di nascita delle primissime autovetture, lascia quasi intendere che per Weber fosse destino diventare un uomo pieno di iniziative e dedito alle corse.

Cresciuto in una città di automobili, pasciuto con la passione per esse.

Entrato nel mondo degli affari creando da zero una concessionaria di auto, Weber spicca gradualmente il volo dando prova delle sue eccezionali capacità da entrepreneur. La parola start-up neanche esiste. A causa di (o grazie a) un affare con un cliente truffaldino si ritrova per le mani una discoteca che presto acquista grande popolarità. Segue il fallimentare finanziamento di un centro commerciale, che comunque viene gestito con astuzia e resilienza. Poi finalmente ecco sopraggiungere il mondo delle corse. L’ingresso nel Porsche Club, la partecipazione (a pagamento) alle gare di Formula 3, prima come pilota e poi, creato il team WTS, come committente. Lo stesso Weber ammette di essersi preso una bella cotta. L’hobby diventa rapidamente una passione a cui non può più rinunciare, tanto che ne fa la sua nuova professione.

L’incontro di una vita, una carriera assicurata.

Alla ricerca di nuove leve per il WTS, Weber si scopre talent scout e scova Schumacher nelle competizioni della Formula König. Tra i due si instaura un rapporto di stima e complicità. E dopo che Weber, sicuro che il ragazzo diventerà un grande, ne diventa il manager, Schumacher quasi fatica ad abituarsi allo stile di vita opulento che le sue eccezionali capacità al volante presto gli procurano. La sua parsimonia è dura a morire, anche se spesso emergono pure atteggiamenti da parvenu. La storia di Willi e Michael è così variegata ed appassionante che riassumerla esaurientemente non è auspicabile. Fatto sta che Schumacher negli anni Novanta entra nel team Ferrari solo dopo essersi fatto convincere dal suo manager mentre questi sono da soli nel bel mezzo del lago di Como. Gareggiare e vincere con le efficienti auto della McLaren sarebbe un conseguimento senz’anima e senza poesia. Guidare le vetture del cavallino rampante, che da anni non vince, significherebbe avere la possibilità di trionfare con quella che Weber definisce – come fece anche Niki Lauda – «una vettura di merda». Ma in questo modo sarebbe Schumacher in quanto pilota il vero artefice del successo, e non una monoposto con cui «anche una scimmia può vincere». Per ottenere il titolo di campione del mondo con la Ferrari ci vogliono cinque anni di fatica e insuccessi, fra cui il famigerato 26 ottobre 1997 a Jerez, che lo stesso Schumacher dichiara essere il momento che più di tutti vorrebbe cancellare dalla sua carriera, quando Villeneuve vanificò tutti i suoi sforzi a un passo dal trionfo.

Ma dopo il primo titolo nel 2000, eccone arrivare altri quattro di fila, che, sommati ai due conquistati su Benetton, portano il computo dei trionfi totali a sette. Nel frattempo il rapporto con Willi va lentamente degradandosi, fino a che il campione che per lui era come un figlio non ha il fatidico incidente sulle Alpi francesi. A quel punto Weber, senza un motivo apparente, viene del tutto emarginato dalla famiglia di Schumacher, concludendo il libro con una nota drammatica che, per certi versi, ricorda il finale di Million Dollar Baby, a cui s’aggiunge l’aggravante dell’abbandono silenzioso.

Perché leggere Benzina nel sangue di Willi Weber?

Perché malgrado gli innumerevoli trionfi negli affari, Willi Weber sfoggia un senso dell’ironia, un’umiltà e un’affabilità che quasi danno l’impressione di trovarsi a tu per tu con uno zio affettuoso, in grado di insegnare l’importanza di essere audaci e proattivi.


Titolo: Benzina nel sangue
Autore: Willi Weber
Editore: Rizzoli
Anno: 2022
Pagine: 348

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