Dallo scudetto ad Auschwitz – Matteo Marani

Dallo scudetto ad Auschwitz: vita e morte di Arpad Weisz, allenatore ebreo

“Lei conosce Arpad Weisz?”. Con questa domanda, conficcata nella mente e nel cuore, Matteo Marani ha condotto la sua indagine alla ricerca dell’ex allenatore di origine ebraica. Dallo Scudetto ad Auschwitz diventa quindi la biografia di Weisz, figura densa di storia e quasi pressochè inesplorata prima di questo libro. Che ci ricorda anzitutto il palmares del magiaro condito da uno scudetto con l’Inter, il terzo nella storia dei nerazzurri, e due con il Bologna del presidente Dall’Ara; squadra che, sempre con la sua regia, arriverà a distinguersi pure sul palcoscenico europeo.

Trionfi significativi anche perché sparsi attorno ad un altro dominio juventino, non troppo dissimile da quello odierno (5 titoli filati dal 1930 al 1935). In quegli anni, Weisz fu l’eccezione alla regola bianconera. Senza dimenticare la salvezza ottenuta con il Bari, celebrata come un Carnevale di Rio e le successive avventure sulla panchina del Dordecht Fc, agli albori del calcio olandese. Proprio in Olanda però la personale partita dell’ungherese ha vissuto un brusco -per quanto non imprevisto- ribaltone, perchè dal tunnel degli spogliatoi è emerso l’avversario più crudele. La dittatura nazista -altro che Juventus- con la sua missione di pulizia etnica.

Nella seconda parte del volume, Marani descrive con intensità la progressiva e struggente agonia dei Weisz. A cavallo tra i decenni Trenta e Quaranta, Arpad e famiglia assistono impotenti all’incombere della minaccia totalitarista, che si abbattè rapida e inesorabile sulle migliaia di ebrei residenti in Europa, rastrellati e spazzati come foglie secche. Ma questa purtroppo è storia più nota: rimane comunque interessante come l’autore ripercorra le grigie pieghe del nazismo estraendone gli ultimi ricordi del Weisz uomo, tristemente paragonabili a quelli di tante altre vittime della Shoah.

Agli sportivi, a tutti noi, rimane l’Arpad allenatore, tuttora il più giovane -nonché il primo- mister scudettato della Serie A con girone unico. Non solo: l’articolata ricerca di Marani lo tratteggia come un animale da campo, nonché un antesignano degli odierni manager all’inglese. Per le sue squadre, mister Weisz si faceva letteralmente in quattro: tattico (tra i primi ad importare in Italia lo storico sistema a “WM”), preparatore atletico, motivatore, scout. Insomma, se il calcio è ancora oggi definito il gioco più bello del mondo, deve evidentemente qualcosa anche a quest’ungherese dalla vita ingiustamente breve.

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