Dream Team – Jack McCallum

Come Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird e la più grande squadra di tutti i tempi hanno conquistato il mondo e cambiato il basket per sempre.

di Carlo Necchi

Tutta “colpa” di un serbo. Per un appassionato di basket, il potenziale problema del libro Dream Team è semplicemente che… finisce, dopo “appena” 331 pagine. Nelle quali il giornalista sportivo americano Jack McCallum -fino al 2009 stimata penna della rivista Sports Illustrated– racconta la sua esperienza al seguito della nazionale di basket USA che vinse, per usare un eufemismo, il torneo olimpico nel 1992 a Barcellona. Dal suo punto d’osservazione privilegiato, l’autore rivive la genesi di quella squadra leggendaria ma paradossalmente, il primo protagonista che ci fa incontrare non è un cittadino statunitense bensì un europeo, ex jugoslavo e serbo precisamente, che i tifosi italiani più esperti potranno ricordare. Trattasi di Boris Stankovic: nel 1968 condusse la Pallacanestro Cantù allo scudetto mentre anni più tardi, in qualità di dirigente della FIBA, gettò i semi per il progetto Dream Team insistendo coi pariruolo americani affinchè le porte delle Olimpiadi fossero aperte anche ai giocatori professionisti, gli omaccioni dell’NBA per intenderci, e non solamente ai dilettanti dei college come da regolamento allora vigente.

Le partite. L’opera di McCallum si apre e conclude citando proprio Stankovic, “l’ispettore della carne” cui dedica qualche riga anche il guru Federico Buffa, nella sua prefazione al testo. In mezzo, le oltre trecento pagine del libro rendono pan per focaccia alla nostra passione per la pallacanestro e per l’universo NBA in particolare. Attenzione: dell’inesorabile cavalcata -definizione quanto mai piatta- verso la medaglia d’oro, l’autore si limita a ricordare i punteggi finali e qualche spezzone rilevante; dalla lettura possiamo desumere che il team USA, guidato da coach Chuck Daly, ammaestrò nell’ordine Angola, Croazia, Germania, Brasile e Spagna prima di abbattersi su Porto Rico, Lituania ed ancora Croazia nelle sfide della fase finale. Incontri memorabili, che però il volume subordina all’esplorazione delle dinamiche più interne e meno conosciute della squadra dei sogni (la prima ed unica!); per esempio, l’unica partita descritta azione per azione non rientra negli almanacchi e fu goduta da pochissimi eletti, ma potrebbe aver rappresentato meglio degli impegni ufficiali la vera essenza del Dream Team.

Parlando con le stelle. Il libro scorre rapido e rapisce: sfoggiando un’aneddotica invidiabile, McCallum ripercorre circostanze e dialoghi di quell’esperienza nonché le riflessioni successivamente sviluppate a tu per tu con i giocatori, dal divo Micahel Jordan all’“ultima ruota del carro” Christian Laettner. L’effetto è notevole: immergendosi nel racconto pare quasi di trovarsi lì, assieme all’autore, seguendo Charles Barkley in un’avventura sulle Ramblas oppure osservando Larry Bird e Magic Johnson giocare a carte o disquisire di basket, nella family room dell’albergo Ambassador. Parallelamente, McCallum s’addentra nella personalità di ciascun Dream Teamer, allenatore compreso, cercando di rintracciarne le motivazioni e cavandone un ventaglio di esperienze e relazioni molto interessanti, dal punto di vista sportivo ed umano. Concludendo, ci chiediamo se un testo così approfondito possa conquistare anche chi con il basket abbia meno dimestichezza: a voi la risposta, da parte nostra non possiamo che suggerire caldamente una lettura in cui l’aspetto più squisitamente tecnico, quello di campo, simboleggia ma non esaurisce l’argomento.

Perché leggere Dream Team di Jack McCallum: per ficcanasare nei fatti del Dream Team, senza la paura di rompere le scatole.

Titolo: Dream Team
Autore: Jack McCallum
Data di pubbl.: 2013
Casa Editrice: Sperling&Kupfler
Pagine: 331