Un viaggio in Irlanda tra calcio e working class

Ted Sullivan è stata la più forte mezz’ala di Irlanda. Ma questo fu mille anni fa, prima di essere coinvolto in uno scandalo di calcio-scommesse e cadere in un vortice fallimentare fatto di Guinness, tante Guinness, troppe Guinness («Le Guinness non sono mai troppe!») e fumo intenso di sigaretta («Una nebbia fitta da non vedersi l’uccello quando si va a pisciare») e un divorzio drammatico, e zero amici, zero ambizioni, solo quella di arrivare al frigo e stapparsi l’ennesima birra della giornata. Questo sin quando Bob McDermot, l’allenatore dei Ramblers, non lo ributta in squadra per salvarla dalla retrocessione e dalla bancarotta. Iniziano così le disavventure di una banda di derelitti alla ricerca di una salvezza sportiva, economica, ma soprattutto umana.

Birra pugni e gol.

Come nella migliore tradizione della letteratura irlandese, da Roddy Doyle a Brendan O’Carroll, fiumi di birra scura, dialoghi al fulmicotone, scazzottate, povertà, disperazione e tante, tante risate, fanno da cornice a questo romanzo che rimanda alla Dublino degli anni ’90, popolare e povera della working class. Quella degli uffici di disoccupazione, dei pub, delle partite, delle mogli dal vaffanculo facile, dei ragazzini sporchi come angeli di fango che ti mostrano il medio, del pallone per la strada. Un nuovo “Commitments”, insomma, accompagnato da quell’amore dei ceti più poveri che si ritrova anche in certe commedie di Ken Loach (La parte degli Angeli), e che fa da filo conduttore a un’opera che tratteggia, stilisticamente, la letteratura irlandese contemporanea: scarne descrizioni, azioni veloci e battute rapide e intense.

L’Irlanda vera.

Francesco Scarrone, già autore teatrale e cinematografico (e quanto si sente l’apporto delle sceneggiature in questo lavoro) è al suo secondo libro, il primo romanzo, ambientato in un’Irlanda che ha conosciuto e in cui ha vissuto per diversi anni. Le atmosfere realistiche, i modi di dire, di parlare, le abitudini di Dublino, tutto si ritrova nel romanzo. Tranne la patina verde da cartolina, i folletti e le fate. Quelli sono morti di cirrosi. Se cercate un romanzo al suono dell’arpa celtica che vi parli delle verde colline del Kerry piene di pecore, lasciate stare. Questo è un rock urbano. Sono gli U2, si sente la puzza di patatine fritte e le urla delle case popolari. Questa è un’Irlanda che non vi vendono nei pacchetti turistici, ma che pulsa di vera vita. Tragica e comica, come solo la vita a Dublino sa pulsare.

Perché leggere Dublino 90:

perché è come sorseggiarsi una pinta di Guinness.



Titolo:
Dublino 90
Autore: Francesco Scarrone
Editore: Rogas
Anno: 2017

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