Perché le ragazze devono imparare a correre dietro a un pallone

Tira!”

La chiave interpretativa del libro Gameday è nelle ultime pagine, forse addirittura nella sua ultima parola. In maiuscolo, evidenziata, colorata, urlata. “Tira!!!”. Questo il perentorio invito dell’autrice Monica D’Ascenzo a tutti i lettori e, in particolare, a tutte le lettrici. Quasi a stimolarne l’impeto a provarci, a risvegliare la voglia di rischiare. A incoraggiare e a smuovere. In effetti la sua opera è di quelle che spalancano orizzonti di vita e si caratterizza per un indubbio intento educativo. L’intenzione della giornalista non è solo quella di presentare una carrellata di atleti (molti dei quali ex) impegnati negli sport più vari. Le loro esperienze diventano spunti di riflessione e motivo di approfondimento, soprattutto in riferimento ai valori e ai tratti comportamentali che ognuno di loro ha vissuto e testimoniato. Ne esce un discorso di etica sportiva e di psicologia dello sport. Non a livello astratto o accademico, ma declinato con la vita di tutti i giorni, nella professione, nelle dinamiche relazionali, nel miglioramento di se stessi. È un po’ come essere condotti nell’anima di una disciplina sportiva e trovarci l’uomo o la donna protagonista, con tutta la ricchezza della sua esistenza.

Attività sportive e dinamiche esistenziali.

Sono undici le avventure sportive che vengono prese in considerazione, con brevi cenni ad altre sette atlete presentate in un dodicesimo capitolo, quasi riassuntivo e particolarmente interessante. Milena Bertolini, Cecilia Zandalasini, Luca Bigi, Alessandro Campagna, Marco Belinelli, Cristiana Girelli, Manuela Zanchi, Paola Egonu, Ivan Ramiro Cordoba, Fausto Desalu, Nadia Nadin. Ma anche Marta Gasparotto, Manuela Furlan, Giorgia Sottana, Nausicaa Dell’Orto, Ilaria Galbusera, Miriam Sylla, Maria Beatrice Benvenuti. Personalità di spicco o future promesse a rappresentare le più diverse discipline: dal calcio (soprattutto femminile) al basket, dal rugby alla pallanuoto, dal softball al football americano, al volley. Ex professionisti e professioniste che in qualche caso hanno continuato a restare nei loro rispettivi ambienti in veste di allenatori e commissari tecnici. Colpisce la varietà degli sport presi in esame e la folta rappresentanza femminile. Aspetto questo particolarmente caro all’autrice, non nuova alle tematiche delle “quote rosa” nello sport. Non per tesserne elogi di maniera, ma dimostrando come molte di loro siano diventate protagoniste osando, aprendo perfino nuove frontiere, ponendosi come modello di passione e dedizione. Vivendo in prima persona i valori che ogni sport sprigiona, forgiando la mente oltre ai muscoli, l’interiorità assieme alla tecnica. Dalle efficaci descrizioni presentate emerge il talento e l’impegno sociale, le abilità atletiche e la maturazione personale di ogni protagonista. La capacità di affrontare sconfitte e delusioni, il tentativo di trasformare la rabbia e l’amarezza in forza per migliorarsi e per elaborare nuove motivazioni. Insomma, non si tratta di celebrare dei personaggi – tra l’altro non tutti noti al grande pubblico – ma piuttosto di esaltare le positive dinamiche esistenziali che le loro vicende sportive (anche se non sempre gloriose ed appaganti) hanno evidenziato.

L’essenza dello sport.

Emblematico in tal senso è l’ultimo capitolo, quasi un sommario degli aspetti e degli argomenti trattati in precedenza. Disteso in brevi paragrafi i cui titoli richiamano l’essenza dello sport e – questo vuole dimostrare la D’Ascenzo – della vita umana. “Essere parte di un tutto”, “Avere un obiettivo comune”, “Possedere il proprio ruolo”, “Rialzarsi con qualcuno che ti tende la mano”, “Crescere nella fiducia”, “Concedersi di non essere perfetti”, “Il fare squadra che non ti aspetti”. A partire dallo sport, da chi ce l’ha fatta, l’autrice parla di tutti gli uomini e di tutte le donne. Nella quotidianità della loro vita personale e sociale. «Io credo in te›› è quasi una formula magica, che riesce davvero a cambiare le situazioni. Quel «credo in te» è contenuto in tutte le urla degli allenatori e dei compagni a bordo campo quando ti gridano: «Tira!». In questo invito c’è la forza della squadra, il coraggio del singolo, l’impossibile che si realizza.

Perché leggere Gameday di Monica D’Ascenzo:

per avvicinare campioni e campionesse di sport non molto popolari; per approfondire l’attività sportiva secondo i criteri e le caratteristiche delle scienze psicologiche e sociali; per apprezzare l’attenzione riservata all’universo femminile sportivo e alle relative potenzialità atletiche e caratteriali.


Titolo: Gameday
Autore: Monica D’Ascenzo
Editore: Gribaudo
Anno: 2022
Pagine: 175

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