Il rocambolesco scudetto di guerra dei Vigili del Fuoco di La Spezia

Tutti gli appassionati di storia del calcio italiano, sfogliando l’albo d’oro della Serie A, si sono chiesti almeno una volta nella vita chi fossero, quei Vigili del Fuoco di La Spezia che, pareggiando col Venezia di Aldo Ballarin e vincendo a sorpresa per 2 a 1, all’Arena di Milano, contro un Torino allenato da Vittorio Pozzo e che poteva mettere in campo non solo Ezio Loik e Valentino Mazzola, ma pure Silvio Piola, vinsero il campionato di guerra 1943/1944. Il romanzo di Marco Balestracci, pubblicato in una pregevole edizione da Mattioli 1885 (anche i libri di sport vogliono una loro bellezza estetica!), risponde a questa, e a tante altre domande.

Una storia piena di Storia

Il primo pregio del romanzo, come si può apprezzare sin dal primo capitolo, è il grado di verosimiglianza storica: nonostante Ballestracci stesso, nella Prefazione, metta le mani avanti, parlando del «limite tra storia e invenzione», e spiegando che «i dettagli che afferiscono alla guerra e alle fasi del campionato sono assolutamente fedeli e legati a precise ricostruzioni storiche», mentre «le vicende dei protagonisti sono verosimili, ma pur sempre contenute in un altrettanto preciso contesto di accadimenti reali» (pp. 10-11), bisogna plaudire al grande lavoro fatto. Non è facile catapultare il lettore nella Venezia di fine 1943, al tavolo dell’Hotel Bauer in cui si deciderà la rinascita “repubblichina” della Serie A: eppure il dialogo fra Ettore Rossi (Commissario Unico del CONI), il ministro della Cultura Popolare Mezzasoma e il potentissimo Segretario del Partito Fascista Repubblicano Alessandro Pavolini permette anche a chi è digiuno di Storia di immergersi nell’atmosfera crepuscolare della Repubblica di Salò, in cui si capisce che il calcio può ancora fungere da oppio dei popoli, così da stornare l’attenzione delle folle da una situazione militare disastrosa.

Varcando i passi appenninici

Ballestracci ci conduce poi nello spogliatoio al centro del romanzo: quello dei calciatori fatti confluire nel Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia, così che potessero fuggire alla chiamata alle armi. Nella città tirrenica, devastata dai continui bombardamenti alleati, il calcio può essere per quegli 11 uomini la via di fuga da una quotidianità fatta di macerie da rimuovere nella speranza di trovarvi sotto qualche vivo: il campionato di guerra parte, e con esso i rocamboleschi viaggi attraverso i passi appenninici per raggiungere Carpi e gli altri centri emiliani nei cui stadi sfidare le squadre del proprio girone. Scegliendo come protagonista non un calciatore ma il meccanico del mezzo di locomozione riadattato a pullman per le trasferte, l’autore ci permette di conoscere da vicino i singoli calciatori, dall’ex laziale Costa a quell’Angelini capace, nella partita decisiva all’Arena, di infilare il portiere della Nazionale Griffanti, e soprattutto di assistere alle dinamiche di spogliatoio. Giocare, o no? Continuare il campionato quando tutto sembra ormai finito, o no? Partecipare alle finali, o restarsene al sicuro a La Spezia? Avvisare i partigiani al posto di blocco appenninico dei militi della X Mas appena incontrati, o no? Un romanzo attento a dipingere la Storia, calcistica e non, del nostro paese, con tutte le sue sfumature e i suoi colori.

Perché leggere Giocare col fuoco di Marco Ballestracci:

Per immergersi a piene mani nel rocambolesco calcio di guerra del 1943/1944.


Titolo: Giocare col fuoco. Storie dal campionato perduto del 1944
Autore: Marco Ballestracci
Editore: Mattioli 1885
Anno: 2021
Pagine: 286

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