La coppa degli immortali – Arrigo Sacchi

I rossoneri che fecero l’impresa

di Carlo Necchi

L’uomo giusto. La prima particolarità del libro La coppa degli immortali è che celebra il Milan ma è scritto da due interisti. Il coautore Luigi Garlando, firma della Gazzetta, getta la maschera nella prefazione svelando senza indugi la sua passione per la Beneamata. Più insospettabile è quella del protagonista, l’ex allenatore Arrigo Sacchi che nel 1988-1989 guidò l’altra squadra di Milano, quella rossonera, alla conquista in grande stile della sua terza Coppa dei Campioni. Eppure il “Mago di Fusignano”, oggi vera e propria icona milanista, cela un passato da cuore nerazzurro nutrito dalle imprese della Grande Inter negli anni ’60. Un trentennio dopo, alla stregua dell’ex beniamino Helenio Herrera, Sacchi ha soffiato un vento nuovo e travolgente nel calcio italiano, introducendovi uno stile di gioco inedito e vincente. Il libro scritto con Garlando è il diario della cavalcata che vide il Milan abbattere Vitocha, Stella Rossa, Werder Brema, Real Madrid e Steaua Bucarest, sempre in gare di andata e ritorno ad eccezione della finale di Barcellona (in appendice sono riportati tutti i tabellini delle partite).

Nel posto giusto. La coppa degli immortali è consigliato a tutti i tifosi del Milan, ma anche agli altri appassionati di calcio perchè fa capolino nell’intimità calcistica di Sacchi, illustrandone addirittura gli appunti d’epoca. Chi vorrà addentrarsi nel viaggio ritroverà concetti già sentiti ma potrà approfondirne la portata. Il testo, di rapida lettura, stimola riflessioni: l’ex c.t. ad esempio insiste molto sul concetto di merito come via maestra per arrivare al successo; per fare il merito, parafrasando una famosa canzone, ci vuole il… gioco. Ma per fare il gioco ci vogliono i giocatori e in tal senso Sacchi potè contare su un gruppo di elementi irripetibili, tanto da meritarsi il titolo di “immortali”. Quei campioni, dal portiere Giovanni Galli a Van Basten fino alle riserve, poche ma buone, riuscirono -non senza fatica- ad assimilare il ribaltone atletico-tattico del mister, i cui principi sono illustrati esaustivamente nelle 280 pagine del libro. Proprio l’eccezionalità di quel Milan tiene però in sospeso un interrogativo: la strada tracciata da Sacchi può essere ancora battuta con efficacia?

Al momento giusto. Il tecnico ipotizza un principio di risposta, quando nell’ultimo capitolo elenca i presupposti necessari “perché possa nascere un altro Milan come il mio”: tradizione, ambizione, bellezza, valori, passione, conoscenze, talento al servizio del collettivo. Non proprio noccioline. Sacchi ci aggiunge “pazienza e fede” toccando un altro punto cruciale della sua storia: il supporto di un presidente che in lui, instancabile allenatore di provincia, scoprì l’artigiano cui affidare ambizione e patrimonio. E’ lo stesso Arrigo a sottolinearlo: “Al gioco ci pensavo io, ma Berlusconi ci ha aiutati spingendoci verso la bellezza e il sogno, allenandoci a pensare in grande, chiedendoci una goleada quando sarebbe bastato uno 0-0”; soprattutto, difendendo la sua scelta dopo i primi tempi di vacche smunte. In ogni caso, se l’eredità sacchiana per il calcio rimane di non semplice amministrazione, il tesoro lasciato alla storia e al Milan è insindacabile: una delle squadre più dominanti di sempre. Con una punta di romanzo e un gradevole tasso di aneddotica, La coppa degli immortali ripropone la genesi di quella formidabile orchestra e le vicende del suo direttore. Interessante anche per gli interisti.

Perché leggere La coppa degli immortali di Arrigo Sacchi (con Luigi Garlando): per ripercorrere le gesta di una squadra leggendaria; per riflettere sulla mentalità calcistica di un maestro.

Titolo: La coppa degli immortali
Autore: Arrigo Sacchi (con Luigi Garlando)
Anno: 2019
Editore: Baldini+Castoldi
Pagine: 284