La mia rivoluzione – Johan Cruyff

La storia di un uomo che ha cambiato il mondo del calcio

Richiudendo l’autobiografia di Johan Cruyff, La mia rivoluzione, si può pensare con una punta d’amarezza in più alla sua prematura scomparsa. La morte del marzo 2016 ha spento sì un calciatore leggendario, ma anche una persona particolarmente propositiva che avrebbe sicuramente riempito la sua storia d’altre iniziative. Questa perlomeno è la sensazione che lascia l’autobiografia di Cruyff, tre volte Pallone d’oro ed unanimemente incluso tra i 10 giocatori più forti di sempre. D’altra parte non esistono finte per dribblare l’umano destino. Però abbiamo di che consolarci perché di Johan Cruyff è rimasto molto sul pianeta Terra.

Anzitutto l’Amsterdam Arena, lo stadio dell’amato Ajax che oggi porta il suo nome. E poi c’è la rivoluzione. Quella che qualcuno, purtroppo non meglio specificato anche nel libro, ha efficacemente ribattezzato ‘calcio totale’ e che il campione olandese ha esportato in Spagna, trasferendosi al Barcellona nel 1973.

Tra le parole chiave sicuramente tecnica, visione di gioco e soprattutto anticipo, caratteristica che ha contraddistinto il calciatore Cruyff ma anche l’uomo Johan, precoce in tante fasi del suo sviluppo. Calcio totale è giocare d’anticipo, con o senza palla: se mister Rinus Michels, storico allenatore oranje, può considerarsi il padre più plausibile di questa filosofia, l’ex numero 14 ne rappresenta un parente stretto nonché l’icona più associata. Uno “zio d’America” del calcio totale giacché negli States, terre storicamente all’avanguardia, Cruyff ha ampliato conoscenze e mentalità ponendo solide basi per le seguenti carriere da allenatore (anche qui, plurititolato) e dirigente (più controversa), nelle quali ha saputo integrare capacità ed esperienze come aveva fatto in campo.

A proposito di talento: tra le righe del libro – scorrevole, raramente noioso – sembra emergere un’altra peculiarità di Cruyff e del suo calcio: l’abitudine alla perfezione, o comunque ad un livello costantemente alto. Fattore che apre il dibattito: tale metodo di gioco, che l’autore descrive fin nei dettagli tattici, è per pochi eletti? Quando Johan definisce il calcio totale come ‘semplice’, lo intende riproducibile su larga scala? Per metterlo in pratica è sufficiente disporre degli interpreti adatti?

La questione resta aperta, per la gioia dello stesso Cruyff che da malato e studioso di calcio (a tal proposito, nel volume propone anche il suo undici All-time) ha sempre fatto il tifo per il bar sport, l’appuntamento aperto a tutti in cui ognuno può difendere la sua porzione di verità. Da segnalare infine i passaggi relativi alla famiglia, più saltuari ma non per questo meno intensi: proprio il figlio Jordi ha peraltro curato la postfazione del libro.

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