L’autobiografia del pallavolista con la cresta


Servizio.

Dal dizionario di google: “Prestazione di lavoro alle dipendenze di altri”. Sportivamente parlando, “rimessa in gioco della palla”. Si può ben dire che Ivan Zaytsev, pallavolista di successo, renda un bel servizio alla sua squadra e ai suoi tifosi, che da lui hanno imparato ad aspettarsi di tutto specie da fondo campo. Un esempio? Torneo olimpico 2016, semifinale Italia-USA, azzurri sotto un set a due e 20-22 nel quarto parziale, quindi a 3 punti dall’uscita di scena. Ivan, nel frattempo ribattezzato lo Zar, va al servizio e spara 5 colpi vincenti uno dietro l’altro, preludio all’estasi del tie-break. Chi c’era non dimenticherà, chi non c’era potrà consultare Mia, pagine 231-233, e farsi raccontare dal protagonista.

Ricezione.

«Accoglimento al termine di una spedizione, comunicazione o trasmissione», o anche «assimilazione culturale». Nel volley: «Il tocco con cui si riceve la palla battuta dalla squadra avversaria». In campo Zaytsev si distingue anzitutto per la violenza e l’efficacia degli attacchi, ma nella vita ha imparato a fare i conti con ricezioni – o assimilazioni – non sempre comode. Quella culturale anzitutto: nato a Spoleto da genitori russi, tornato stabilmente in Italia dieci anni dopo, lo Zar si è integrato in toto per la gioia sua e della nostra pallavolo. Poi la ricezione genetica, del purissimo talento genitoriale (anche la mamma era un’atleta): la dote del predestinato con tutti i suoi derivati, non necessariamente favorevoli. Su questo Zaytsev si sofferma nella parte iniziale del suo libro, accennando al non sempre tranquillo rapporto con il padre-leggenda.

Palleggio.

«Serie di scambi di palla tra due o più giocatori, in vari sport». Nel ruolo di palleggiatore Zaytsev ha mosso i suoi primi passi agonistici, affacciandosi alla massima serie del volley nostrano con la maglia di Perugia (2004-2005) e come riserva del grande Paolo Tofoli. Sul palleggio si fonda l’organizzazione dei sei giocatori nella metacampo, in uno sport senza contatto ma per certi versi più “di squadra” di altri, come lo Zar sottolinea a più riprese; interessante in tal senso l’idea di gruppo, descritto non solo come fucina di agonismo o goliardia ma anche laboratorio per una più profonda conoscenza tra colleghi (in particolare alle pagine 250-256). Palleggio è dunque fondamentale tecnico ma anche collaborazione, affidamento al compagno, tanto è vero che oggi Ivan ha cambiato ruolo (due volte) ma continua a riferirsi all’alzatore, per armare il proprio braccio meccanico.

Schiacciata.

«Compressione sommaria o violenta in conseguenza di un urto o di un colpo». In fondo la schiacciata è un’esagerazione e non sorprende che Zaytsev, chiacchierando coi compagni di Perugia (2016-2017), si senta definire “un eccessivo, ma nel senso buono”. Nel libro lo Zar non nasconde i suoi eccessi, che ne hanno condito e talvolta indirizzato vita e carriera. Si spiegano anche così le divergenze con l’ex ct Mauro Berruto o l’iniziale tira e molla con Ashling, ragazza incontrata nel 2009 oggi madre dei suoi due figli. Eccessi di talento, di capelli, di carattere, amore, passione. Anche tra un capitolo e l’altro, Zaytsev infila pagine di pura raffica emotiva che da un lato rischiano di sovraccaricare la lettura, ma dall’altro ben trasmettono l’energia del protagonista. Quella che sul campo sta dentro una schiacciata e che abbiamo imparato ad amare ed aspettare, chi ogni domenica chi ogni quattro anni.

Perché leggere Mia di Ivan Zaytsev:

per entrare nella testa (e nella cresta) di un campione particolare; per conoscere la pallavolo più da vicino.



Titolo:
Mia
Autore: Ivan Zaytsev con Marco Pastonesi
Editore: bestBUR
Anno: 2018
Pagine: 265

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