Il duello infinito tra i due ciclisti

Beppe Conti, giornalista sportivo e storica firma del ciclismo per Tuttosport, è sempre stato in prima linea negli anni in cui, tra il 1970 e il 1990, i due ciclisti italiani più famosi del momento si sfidavano in ogni dove. In presa diretta registrava e annotava: imprese, indiscrezioni, reazioni a caldo dei protagonisti. I ricordi dell’autore hanno preso forma in un denso volume a loro dedicato: Moser e Saronni. Anzi, MoserSaronni, tutto attaccato, come tiene a precisare il giornalista scrittore: coppia inscindibile, sempre a ruota l’uno dell’altro. E non certo perché grandi amici. Tutt’altro. Il libro mette in evidenza la mai ricomposta rivalità tra i due, intransigenti e forti nello sport come nel carattere. Un duello veramente infinito, precisa il sottotitolo. Avvincente a tal punto che senza la loro simultanea presenza, ogni competizione era come se perdesse di significato e di interesse. Entusiasmanti le loro sfide, ma ancor più le recriminazioni, le esternazioni e le accuse reciproche, quasi ad ogni fine gara. La verità, come ben dimostra l’autore, è che si temevano non poco, ben consapevoli della grandezza e del valore l’uno dell’altro.

“MoserSaronni”.

La differenza di età tra i due è di sei anni. E Conti non manca di ricordare che il debutto di Moser è avvenuto non in verdissima età, contrariamente a Saronni che da ragazzino iniziava a mietere successi. Interrotti in pratica quando il collega più anziano decise di ritirarsi. Il volume ripercorre le loro carriere, in maniera parallela e al tempo stesso interdipendente. Descrivendo con un’infinità di dettagli l’andamento delle singole corse: vittorie, sconfitte, colpi di scena e il ricco palmarès di entrambi (riportato schematicamente anche nelle pagine finali). E non mancano – non potevano mancare – sfoghi, lamentele, invettive del loro antagonismo acceso e forse mai del tutto sanato. Pagina dopo pagina l’autore permette agli appassionati lettori di rivivere atmosfere ed emozioni di un ciclismo d’altri tempi. Alimentato fondamentalmente dalla spietata concorrenza tra i due. Le descrizioni e le ricostruzioni sono circostanziate e precisissime. I campioni e le loro avventure sono collocate nel contesto più generale degli avvenimenti di quel periodo, negli altri sport, nel costume e nella società. MoserSaronni e sullo sfondo i chiaroscuri di un momento storico particolarmente teso. Lo stesso Saronni, presentando il libro, non può esimersi dal fare cenno a quel tragico evento politico (l’omicidio di Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana) che nel maggio del 1978 aveva atterrito l’intera nazione. Facendo addirittura ammutolire i tifosi al traguardo, quando, non ancora ventenne, Saronni raggiunse la sua prima vittoria in volata al Giro d’Italia. Anche Moser nella sua prefazione ricorda con amarezza quegli anni. E non manca di ribadire i tanti episodi delle loro sfide. Senza rinunciare a un’ultima (garbata?) polemica: «Saronni in pratica a ventisette anni ha smesso di vincere. Forse, chissà, perché io stavo smettendo di correre. E gli mancavo».

Solo punzecchiature?

Ed eccoli i due fuoriclasse, caustici, davanti al taccuino di Beppe Conti. Saronni: «Sono contento di aver battuto Moser, così impara a fare il furbo. Ha fatto il furbo per l’intera giornata. Scrivilo, scrivilo che sono contento d’averlo battuto. Lui sa a cosa mi riferisco. Erano in otto nel gruppo di testa e pretendevano che tirassimo noi a caccia dei fuggitivi»; «Dovrei essere io il terzo. Moser è davanti a me soltanto per le spinte. Ditegli che in montagna si deve pedalare con le proprie gambe»; «Moser continuava a favorire le fughe perché il suo scopo era quello di farmi perdere. Se non la smette, io non vincerò ma non vincerà neppure lui»; «Moser deve pedalare invece di parlare. Non è un dio, ma un uomo come noi tutti e che patisce giornate difficili alla pari degli altri».

Moser: «Se Saronni… partirà davanti a me, morirò sui pedali ma andrò a raggiungerlo. Lo umilierò. E così tutti vedranno chi è il più forte a cronometro»; «State facendo di Saronni un eroe. Ma Saronni non è affatto un eroe. Se va avanti così va a finire che correrò soltanto all’estero, dove comunque mi amano e mi apprezzano più che in Italia»; «A metà corsa Saronni è venuto a dirmi che stava male, io naturalmente non gli ho creduto perché di quello è meglio non fidarsi»; «Sono io il più forte… Adesso, in una settimana, ho dato sei minuti a Hinault al Tour de l’Aude e sette minuti a Saronni». L’autore ci aveva avvertito fin dalla copertina: «Moser e Saronni. Il duello infinito».

Perché leggere Moser e Saronni di Beppe Conti:

testimonianza diretta della rivalità tra i due campioni; per la particolareggiata esposizione delle principali competizioni che hanno visto la partecipazione di entrambi i campioni; per ritrovare eventi, fatti, personaggi di un lungo periodo della nostra vita e del nostro sport.


Titolo: Moser e Saronni
Autore: Beppe Conti
Editore: Diarkos
Anno: 2020
Pagine: 436

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