La storia dei New York Knicks degli anni Novanta

Grandi interpreti.

Nel 2024 i New York Knicks sembrano tornati una squadra temibile. Guidati da un allenatore affidabile, Tom Thibodeau, e da un playmaker in grande ascesa come Jalen Brunson. Dal Duemila in avanti non è sempre stato così, anzi. I Knickerbockers (questo il nome intero della squadra, che riprende quello dei cittadini newyorchesi) hanno spesso vissuto annate anonime, deludendo i loro tantissimi tifosi. Stiamo parlando di una delle società di basket più conosciute al mondo: fondati nel secondo dopoguerra (1946), i Knicks hanno vinto per due volte il titolo NBA (1970, 1973) e raggiunto in otto occasioni le finali. Negli anni Novanta in particolare, la squadra arancio-blu inanellò una serie di stagioni molto positive, senza però riuscire a rimettere le mani sul Larry O’Brian Trophy, la coppa destinata ai vincitori della NBA. Il libro di Chris Herring, Sangue al Garden, si focalizza su quel periodo, gli anni tra il 1991 e il 1999 in cui i Knicks furono grandi interpreti, ma mai i protagonisti principali.

Da Riley a Van Gundy.

Tutto cominciò con l’arrivo di Pat Riley, allenatore tra i più importanti nell’intera storia del basket, il quale nel decennio precedente aveva conquistato quattro campionati alla guida dei Los Angeles Lakers. Il nuovo coach sfruttò le caratteristiche dei suoi giocatori per costruire una formazione fisica, aggressiva, litigiosa. Un gruppo di “cagnacci” capaci di rendere la vita difficile a tutti, soprattutto nelle partite casalinghe disputate al mitico Madison Square Garden. Tutto questo negli anni in cui l’intera NBA ruotava attorno alla figura di Michael Jordan, la superstar capace di dominare la scena sia sul campo che “da remoto” (nei due anni in cui si allontanò dalla pallacanestro, 1993-1995). Sangue al Garden passa attraverso otto stagioni sportive, raccontando per sommi capi le partite e gli episodi decisivi (nei quali manca, forse, un po’ di pathos) e riportando a galla diversi personaggi, a tutti i livelli. Si parla di dirigenti come Dave Checketts, che allora era presidente del club. Di allenatori come Jeff Van Gundy, che nel ’96 raccolse il testimone da Riley. Di grandi giocatori come Pat Ewing (stella della squadra) e John Starks, o di ottimi comprimari come Anthony Mason (il capitolo a lui dedicato, il nono, è particolarmente intenso).

Al di là del successo.

Ci sono anche comparse di lusso, come un giovanissimo Kobe Bryant che nell’estate ’96, appena prima di cominciare la sua carriera, svolse un provino nella palestra dei Knicks. Si tratta insomma di un libro molto ricco, costruito con quello stile “americano” che abbiamo già incontrato in altre letture di questo genere. Anche in questo caso l’autore ha raccolto una miriade di informazioni dirette intervistando oltre duecento persone. Questo gli ha permesso di ricostruire i fatti in maniera molto approfondita e dettagliata, sia riguardo ai protagonisti che a tutti gli elementi di contorno. Herring rovista nelle carriere e nelle vite dei suoi personaggi, alla ricerca di particolari sportivi ed umani (anche più personali) per restituirci un quadro il più completo possibile. Ne risulta un libro certamente interessante, che analizza non la “solita” squadra vincente e plurititolata, ma un gruppo storico capace di lasciare un segno indelebile anche senza entrare negli almanacchi. Una lettura che dunque consigliamo a tutti gli amanti del basket.

Perché leggere Sangue al Garden di Chris Herring:

perché racconta una grande squadra di basket di cui, almeno in Italia, non si era mai parlato in modo così profondo.


Titolo: Sangue al Garden
Autore: Chris Herring
Editore: 66thand2nd
Anno: 2023
Pagine: 327

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