L’autobiografia del grande tennista svedese

«Di me si è sempre detto che non mostravo emozioni, ma dentro di me c’era un continuo susseguirsi di alti e bassi, come le montagne russe».

Contenuto umano.

L’autobiografia di Bjorn Borg, ex tennista di enorme successo, inizia in modo scoppiettante. Già nella seconda pagina si legge: ‹‹Io sono sopravvissuto e questa è stata la mia più grande fortuna, perché amo la vita e, adesso più che mai, sono molto grato di essere ancora qui››. E poco dopo: ‹‹…capii che era arrivato il momento di affrontare la partita più importante di tutte: quella contro me stesso, il mio avversario più ostinato e imprevedibile››. Sembrano esserci le premesse per un altro Open, il libro che ha cambiato la letteratura sportiva scritto da un altro ex giocatore di tennis, Andre Agassi. E in effetti anche Battiti, portato in libreria da Rizzoli, si dimostra una lettura dall’ottimo contenuto umano. Il Bjorn Borg che scopriamo nel testo è certamente diverso da quello che potevamo immaginare. Lo svedese, nato nel 1956, si è affermato negli anni Settanta del Novecento e risulta ancora oggi uno dei tennisti più vincenti di sempre. La sua carriera parla chiaro: 654 vittorie in partite di singolo a fronte di appena 140 sconfitte.

Interruzione brusca.

Sei vittorie al Roland Garros, importante torneo che si svolge annualmente a Parigi, e cinque a Wimbledon (Londra), l’appuntamento più prestigioso del tennis mondiale. Più decine di altri titoli vinti e traguardi raggiunti. Un percorso da assoluta star, sportiva e non solo, che però si interruppe bruscamente nel 1983, quando il campione aveva ancora ventisei anni. Non è normale, per un tennista, ritirarsi dai campi a quell’età. Ma già da qualche tempo, Borg si era accorto che qualcosa si era inceppato: ‹‹Proprio in quel periodo, nonostante tutto, cominciò a farsi strada dentro di me un senso di panico. Non avevo mai un attimo di pace, né una vera vita privata››. Oppure: ‹‹Credo che la cosa più difficile fosse proprio quella, il non poter mai stare solo. L’unico momento in cui nessuno poteva raggiungermi era quando entravo in campo. Per anni mi era bastato, ma ora sentivo che non mi aiutava più››. Finché un giorno di settembre, durante una festa nella sua grande casa di New York, Bjorn decise che ne aveva abbastanza: ‹‹Non provavo più gioia nel giocare e, allo stesso tempo, fuori dal campo non ero nessuno››. Il libro risulta dunque diviso in due sezioni ben distinte.

Introspezione “scandinava”.

Le parti uno e due raccontano la crescita, fisica e mentale, del protagonista e la sua scalata sportiva, introducendo alcune figure chiave come i genitori e lo storico allenatore Lennart Bergelin, detto “Labbe”. Nelle parti tre e quattro invece Borg ci spiega tutto ciò che gli è successo dopo il ritiro, dagli anni Ottanta fino al giorno d’oggi. Un lunghissimo arco di tempo in cui la sua strada ha seguito diverse curve. Ad esempio le relazioni sentimentali: sono state quattro le donne “ufficiali” di Bjorn, tra cui la cantante italiana Loredana Bertè, sposata nel 1989, e l’attuale moglie Patricia Ostveldt, che lo ha aiutato nella stesura dell’autobiografia. A modo suo, lo svedese riesce a portarci dentro di sé mettendo sul tavolo temi profondi. Le compagnie buone e quelle nocive (anche John McEnroe, ovviamente). La solitudine, desiderata come una vacanza e poi sofferta come una malattia. I viaggi per il mondo e il desiderio di una base fissa. I soldi incassati e sprecati, le dipendenze, gli incidenti quasi mortali. Ma anche le gioie, gli affetti, i figli. Borg passa in rassegna tutto ciò in maniera sobria, potremmo dire molto “scandinava” e, proprio per questo, sincera e credibile. Battiti è dunque un libro interessante, di ghiaccio e di fuoco al tempo stesso, che si legge volentieri e che possiamo consigliare anche ai lettori “generalisti”.

Perché leggere Battiti di Bjorn Borg:

perché è un’autobiografia che raggiunge l’obiettivo, ovvero far conoscere più a fondo il suo protagonista.


Titolo: Battiti
Autore: Bjorn Borg
Editore: Rizzoli
Anno: 2025
Pagine: 360

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